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retribuzione

Annullamento delle dimissioni e obbligo retributivo

La pronuncia di annullamento di un atto di dimissioni rese da un lavoratore in stato di incapacità naturale determina la continuità del rapporto di lavoro, ma esclude il diritto alle retribuzioni medio tempore maturate. E’ quanto affermato nella pronuncia in esame dalla Corte di Cassazione, che nell'evidenziare la natura sinallagmatica del rapporto di lavoro, ricorda come l'eccezione al descritto principio, è prevista ex lege nelle specifiche ipotesi di malattia o licenziamento ingiustificato.
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cassazione, N.22063-17 Ottobre 2014

(cassazione
N:22063 - 17 Ottobre 2014)

Pres. Macioce, Est. Berrino, P.M. Finocchi Ghersi (conf.) – G.L. (avv. Carbonelli) c. Baratti di Eredi Inselvini Srl.Conf. Corte d’Appello di Brescia, 15 gennaio 2011

Note: Annullamento delle dimissioni e obbligo retributivo
Parole chiave: Retribuzione :: nullità :: dimissioni ::

Dimissioni – Stato di incapacità naturale – Annullamento – Continuità del rapporto di lavoro – Diritto alla retribuzione – Decorrenza – Data sentenza – Offerta prestazione lavorativa – Mora del datore – Non sussiste

Nell’ipotesi di annullamento delle dimissioni presentate da un lavoratore su- bordinato (nella specie, perché in stato di incapacità naturale), le retribuzioni spettano dalla data della sentenza che dichiara l’illegittimità delle dimissioni in quanto il principio secondo cui l’annullamento di un negozio giuridico ha effi- cacia retroattiva non comporta anche il diritto del lavoratore alle retribuzioni maturate dalla data delle dimissioni a quella riammissione al lavoro. Queste re- tribuzioni, salvo espressa previsione di legge, non sono dovute in mancanza del- la prestazione lavorativa
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Il diritto di contrattazione collettiva nel filtro del principio di non discriminazione

Per la Corte di Giustizia, in un contratto collettivo la retribuzione di base di un agente contrattuale del settore pubblico, al momento dell’assunzione, non può essere fissata in funzione della sua età, altrimenti s’incorre nella violazione del principio di non discriminazione per età. E’ questo il nocciolo della pronuncia commentata che offre l’occasione per riflettere sul fattore dell’uguaglianza, come chiave di volta del sistema e riflesso del divieto di non discriminazione.
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CORTE DI GIUSTIZIA UE, N.Sezione II, cause C-297/10 e C-298/10-8 Settembre 2011

(CORTE DI GIUSTIZIA UE
N:Sezione II, cause C-297/10 e C-298/10 - 8 Settembre 2011)

Pres. J.N. Cunha Rodrigues, Est. P. Lindh – Sabine Hennings c. Eisenbahn-Bundesamt e Land Berlin c. Alexander Mai (Avv. Gen. V. Trestnjak)

Note: Il diritto di contrattazione collettiva nel filtro del principio di non discriminazione

Discriminazioni – Direttiva n. 2000/78/Ce – Contratto Collettivo – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Artt. 21 e 28 – Contratto collettivo in materia di retribuzione degli agenti contrattuali del settore pubblico di uno Stato membro – Retribuzione fissata in base all’età – Contratto collettivo che abolisce la fissazione della retribuzione in base all’età – Mantenimento dei diritti acquisiti.

Il principio di non discriminazione in base all’età e gli artt. 2 e 6, n. 1, della Direttiva n. 2000/78/Ce devono essere interpretati nel senso che ostano a una misura prevista da un contratto collettivo a termini della quale il livello di retribuzione di base di un agente contrattuale del settore pubblico è determinato, al momento dell’assunzione di tale agente, in funzione della sua età e non ostano a una misura prevista da un contratto collettivo che sostituisce un regime di retribuzione che comporta una discriminazione in base all’età con un regime di retribuzione fondato su criteri oggettivi.
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Lavoratrici del settore aereo e discriminazione nel computo dell’indennità di maternità

Il Tribunale di Busto Arsizio accoglie il ricorso della Consigliera di parità della Regione Lombardia dichiarando discriminatorio il comportamento dell’ente previdenziale che per il calcolo dell’indennità di maternità alle lavoratrici del settore aereo utilizza la retribuzione imponibile ai fini previdenziali e fiscali anziché gli artt. 22 e 23 d.lgs. 314/1997, interpretati secondo le norme comunitarie e i principi costituzionali. Per il Giudice anche la contrattazione collettiva per gli assistenti di volo può indicare i criteri utili per il computo dell’indennità di maternità.
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Tribunale Busto Arsizio, N.458-1 Ottobre 2012

(Tribunale Busto Arsizio
N:458 - 1 Ottobre 2012)

Est. Molinari – Consigliera di parità della Regione Lombardia (avv.ti Manassero, Civitelli) c. Inail, già Ipsema (avv.ti Tomba, Capodiferro).

Note: Lavoratrici del settore aereo e discriminazione nel computo dell’indennità di maternità
Parole chiave: discriminazione :: calcolo :: indennità :: maternità :: volo ::

Discriminazioni – Calcolo indennità di maternità – Retribuzione di riferimento – Computo al 50% dell’indennità di volo – Discriminazione diretta di genere – Sussiste.

Costituisce discriminazione diretta di genere l’erogazione dell’indennità di maternità alle lavoratrici del settore aereo prendendo come parametro di riferimento la retribuzione imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali, allineata alla retribuzione imponibile a fini fiscali ex art. 6 del d.lgs. n. 314/1997, a norma del quale l’indennità di volo si computa solo per il 50%.
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La responsabilità solidale della pubblica amministrazione quale committente con l'appaltatore inadempiente

Partendo dalla descrizione di un recente precedente di merito, il commento analizza la giurisprudenza formatasi sull’applicazione dell’art. 29 comma 2 d. lgs. 276/2003 alle pubbliche amministrazioni. Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata condivisa dalle sentenze oggetto dell’esame, gli enti pubblici non verrebbero esclusi dal campo applicativo della norma così come definito dall’art. 1 comma 2 d. lgs. 276/2003. Il commento riporta inoltre orientamenti di segno opposto e, alla luce delle principali argomentazioni trattate, presenta una possibile lettura della norma.
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Tribunale Bolzano, N.-6 Novembre 2009

(Tribunale Bolzano
N: - 6 Novembre 2009)

Est. Puccetti – D. D. Z. I. ed E. K. H. (avv. Lanzinger) c. Coop. Servizi Società Cooperativa e c. Commissariato del governo di Bolzano (Avv. Stato di Trento).

Note: La responsabilità solidale della pubblica amministrazione quale committente con l'appaltatore inadempiente

Appalto – Retribuzione – Diritti dei dipendenti degli appaltatori nei confronti degli appaltanti – Responsabilità solidale tra committente e appaltatore – Pubblica amministrazione – Art. 1 e art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – Art. 6, legge n. 30/2003 – Applicabilità – Art. 1676 cod. civ

La disciplina di cui all’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 secondo cui il committente e l’appaltatore sono obbligati in solido a corrispondere in favore dei dipendenti dell’appaltatore i trattamenti retributivi e contributi previdenziali dovuti trova applicazione anche nel caso in cui il committente risulti essere una pubblica amministrazione. Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma il legislatore delegato poteva solo escludere dall’ambito di applicazione del decreto la pubblica amministrazione nei rapporti con il proprio personale e non quando svolge il ruolo di committente in un appalto.
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Rapporto di lavoro presso comunità religiose esercenti attività commerciali

La sentenza in commento afferma tre principi di diritto importanti, stabilendo che una comunità religiosa, oltre alle attività principali di culto o religiose possa svolgerne anche altre, ad esempio quelle di tipo alberghiero, sempre che rientrino nell’alveo delle attività accessorie, ma comunque “non sporadiche od occasionali”, il fine spirituale perseguito dall’ente religioso non impedisce l’attribuzione di una natura di impresa, in ordine ai servizi svolti. Infine, al portiere deve essere riconosciuta la retribuzione prevista per le mansioni svolte
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Corte di cassazione, N.17399-17 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17399 - 17 Agosto 2011)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Tria, P.M. Cesqui (conf.) – T.G. (avv. Zicavo) c. Cgsmapb (avv. Marini). Cassa Corte d’Appello Roma 13 settembre 2007.

Note: Rapporto di lavoro presso comunità religiose esercenti attività commerciali

Lavoro subordinato – Subordinazione – Elementi costitutivi del rapporto – Retribuzione – Minimi salariali – Principio della giusta retribuzione ex art. 36 Cost. – Criteri – Parametro della contrattazione collettiva di settore – Comunità religiose – Struttura alberghiera – Ccnl turismo – Si applica.

Le comunità appartenenti a ordini religiosi svolgono attività commerciale qualora, verso corrispettivo, accolgano ospiti. Pertanto, i lavoratori che svolgano attività all’interno di questa impresa alberghiera devono essere inquadrati nei contratti collettivi di riferimento, e non vanno considerati come collaboratori domestici.
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Spending review e fringe benefits: il principio dell'irriducibilità della retribuzione in tempo di crisi

Articolo scritto da:
Parole chiave: retribuzione
Gli spunti di riflessione proposti dalla pronuncia in commento sono molteplici e variegati, nonché di grande rilevanza nell’attuale congiuntura socio-economica. La vicenda giudiziaria al vaglio del Tribunale di Milano verte, in fondo, sul bilanciamento tra due importanti principi, costituzionalmente tutelati: il diritto alla giusta retribuzione di cui all’art. 36 Cost. e il pareggio di bilancio dello Stato sancito dal novellato art. 81 Cost.
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Tribunale di Milano, N.-6 Mag 2014

(Tribunale di Milano
N: - 6 Mag 2014)

Est. Bertoli – G.A. e altri 21 (avv.ti Scarpelli, Lazzarini, Caridi) c. Milano ristorazione Spa (avv.ti Furlan, Ugoccioni).

Note: Spending review e fringe benefits: il principio dell'irriducibilità della retribuzione in tempo di crisi
Parole chiave: Retribuzione ::

Retribuzione – Accertamento della natura retributiva dell’uso promiscuo di autovettura aziendale – Applicabilità della cd. spending review alle società partecipate – Legittimità della revoca del fringe benefit – Principio di irriducibilità della retribuzione – Compensazione in denaro secondo le tariffe Aci.

È legittima la revoca della concessione di uso promiscuo dell’autovettura aziendale a dipendenti di società partecipate in seguito all’applicazione della normativa sul contenimento della spesa pubblica, ma, in considerazione della natura retributiva del fringe benefit e del principio di irriducibilità della retribuzione, deve essere corrisposta una compensazione in denaro.
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Problematiche sanzionatorie nel contratto a tempo determinato tra la sentenza Angelidaki e la giurisprudenza nazionale

Alla presentazione in fatto della sentenza di merito (par. 1) segue l’analisi della sanzione per insussistenza delle ragioni alla base dell’apposizione del termine, nell’ordinamento passato ed attuale (par. 2). Si sostiene con più argomenti la necessità che il supposto vuoto normativo per la sostituzione automatica della clausola nulla non determini un cambiamento interpretativo. L’ultimo di questi argomenti (par. 3) è l’interpretazione conforme alla c.d. clausola di non regresso dopo la sent. Angelidaki.
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La tutela del credito da lavoro negli appalti con il committente pubblico

Il commento analizza l’orientamento di taluni Tribunali italiani, confermato dalle prime Corti d’Appello, tra cui la Sezione di Bolzano, in relazione all’applicazione alle pubbliche amministrazioni della responsabilità solidale passiva del committente negli appalti per i crediti di lavoro dei dipendenti degli appaltatori, ai sensi dell’art. 29 comma 2 d.lgs. n. 276/2003. Vengono in particolare esaminate le ragioni che hanno condotto i giudici ad applicare un criterio ermeneutico conforme alla Costituzione e vengono indicate possibili applicazioni estensive della norma
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Corte Appello Trento, Sezione distaccata di Bolzano, N.22-30 Novembre 2011

(Corte Appello Trento, Sezione distaccata di Bolzano
N:22 - 30 Novembre 2011)

Pres. Pichler, Est. Bonell – D.D.Z.I. ed E.K.H. (avv. Lanzinger) c. Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano (Avv. Stato di Trento) e c. Coop. Servizi Società Cooperativa (contumace).

Note: La tutela del credito da lavoro negli appalti con il committente pubblico

Appalto – Retribuzione – Diritti dei dipendenti degli appaltatori nei confronti dei committenti – Responsabilità solidale tra committente e appaltatore – Pubblica amministrazione – Art. 1, comma 2, e art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – Art. 6, legge n. 30/2003 – Applicabilità – Art. 1676 cod. civ. – Controversie di lavoro e previdenza – Lavoro subordinato

Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata che favorisca una lettura coerente con i princìpi e criteri fissati dalla legge delega, l’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003, che fa nascere in capo al committente, all’appaltatore e all’eventuale subappaltatore un obbligazione solidale per i crediti retributivi e previdenziali dei dipendenti delle ditte in appalto o sub-appalto, può essere applicato alla pubblica amministrazione, nella sua veste di committente. In conformità con quanto previsto dalla legge delega, l’esclusione della pubblica amministrazione riportata nel decreto legislativo deve essere letta sottintendendo «nella sua veste di datore di lavoro»
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Sul diritto alla reintegra del lavoratore licenziato per sopraggiunti limiti di età

(Tribunale di Roma
14 Aprile 2014, n.)

Est. Gandini – F.D.N. (avv. D’Amati) c. Rai-Radio televisione italiana (avv.ti Trifirò, Balletti, Zucchinali, Curti)

Articolo scritto da:
Parole chiave: retribuzione
Il Tribunale di Roma, nell'esaminare la vexata quaestio della legittimità del licenziamento comminato al giornalista ai sensi dell'art. 33 del CNLG secondo cui “l’azienda può risolvere il rapporto di lavoro quando il giornalista abbia raggiunto il 65° anno di età”, si interroga su due interessanti temi: l'ambito di operatività della tutela reale del dirigente al di fuori delle ipotesi di cui al primo comma dell'art. 18 della L. n. 300/1970 e il rapporto tra l' art. 33 del CNLG e la disciplina di cui al comma 4 dell'art. 24 del D.L. n. 201/ 2011 conv. nella L. n. 214/2011.
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La giusta retribuzione del socio-lavoratore di cooperativa tra diritto individuale e autonomia collettiva

Il Tribunale ha ritenuto il Ccnl Unci–Cnai non rispettoso dell’art. 36 Cost., riconoscendo le differenze retributive derivanti dall’applicazione di altro Ccnl, a favore di una socia-lavoratrice di una cooperativa. In particolare, pur ribadendo che non solo le sigle sindacali con maggiore rappresentatività possono stipulare contratti collettivi in ragione del principio di libertà sindacale ex art. 39 Cost., nella sentenza si chiarisce che la retribuzione contrattualmente definita non può contrastare con quanto stabilito dall’art. 36 in tema di proporzionalità e sufficienza della retribuzione
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Tribunale Torino, N.YY-14 Aprile 2010

(Tribunale Torino
N:YY - 14 Aprile 2010)

Est. Mollo – XX (avv. Raffone) c. XX (avv. Riconosciuto)

Note: La giusta retribuzione del socio-lavoratore di cooperativa tra diritto individuale e autonomia collettiva
Parole chiave: undefined ::

Retribuzione – Cooperative – Art. 39 Cost. e libertà sindacale – Art. 36 Cost. e principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione – Art. 7, d.l. n. 248 del 31 dicembre 2007 convertito dalla legge n. 31 del 28 febbraio 2008 – Pluralità di contratti collettivi suscettibili di applicazione nel medesimo settore merceologico – Criterio della maggiore rappresentatività

L’art. 39 Cost., nel garantire la piena libertà sindacale, legittima anche le sigle sindacali non maggiormente rappresentative a stipulare contratti collettivi e a definire trattamenti retributivi. Tuttavia, ciò non può avvenire in contrasto con il diritto del singolo, intangibile da qualunque organizzazione sindacale, di percepire la giusta retribuzione ai sensi dell’art. 36 Cost.
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