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retribuzione

In tema di legittimità costituzionale del rinvio al ccnl delle organizzazioni più rappresentative del settore cooperativo...

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Parole chiave: ccnl retribuzione
1. Le norme regolatrici e la questione di costituzionalità. — 2. Le argomentazioni della Corte. — 3. Le conseguenze esplicite delle argomentazioni della Corte. — 4. Le questioni non affrontate esplicitamente, le ulteriori conseguenze possibili, i commenti.
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corte costituzionale, N.51-26 Marzo 2015

(corte costituzionale
N:51 - 26 Marzo 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – B.G. (avv. Giusti) c. Il Castello S.S. Cooperativa (avv. Leuzzi) – interv. Pres. Cons. ministri (Avv. Stato).

Note: In tema di legittimità costituzionale del rinvio al ccnl delle organizzazioni più rappresentative del settore cooperativo...
Parole chiave: corte costituzionale :: ccnl :: Retribuzione ::

Contratto collettivo – Socio lavoratore delle società cooperative – Trattamento economico minimo – Riferimento ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative – Violazione dell’art. 39 Cost. – Insussistenza – Retribuzione proporzionata e sufficiente – Art. 36 Cost. – Rinvio al contratto collettivo – Legittimità costituzionale

L’art. 7, comma 4, del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 28 febbraio 2008, n. 31, non è costituzionalmente illegittimo, in quanto non assegna efficacia erga omnes ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative del settore cooperativo, in contrasto con l’art. 39 Cost., ma richiama i trattamenti economici complessivi minimi ivi previsti quale parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Cost.
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Rapporto di lavoro presso comunità religiose esercenti attività commerciali

La sentenza in commento afferma tre principi di diritto importanti, stabilendo che una comunità religiosa, oltre alle attività principali di culto o religiose possa svolgerne anche altre, ad esempio quelle di tipo alberghiero, sempre che rientrino nell’alveo delle attività accessorie, ma comunque “non sporadiche od occasionali”, il fine spirituale perseguito dall’ente religioso non impedisce l’attribuzione di una natura di impresa, in ordine ai servizi svolti. Infine, al portiere deve essere riconosciuta la retribuzione prevista per le mansioni svolte
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Corte di cassazione, N.17399-17 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17399 - 17 Agosto 2011)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Tria, P.M. Cesqui (conf.) – T.G. (avv. Zicavo) c. Cgsmapb (avv. Marini). Cassa Corte d’Appello Roma 13 settembre 2007.

Note: Rapporto di lavoro presso comunità religiose esercenti attività commerciali

Lavoro subordinato – Subordinazione – Elementi costitutivi del rapporto – Retribuzione – Minimi salariali – Principio della giusta retribuzione ex art. 36 Cost. – Criteri – Parametro della contrattazione collettiva di settore – Comunità religiose – Struttura alberghiera – Ccnl turismo – Si applica.

Le comunità appartenenti a ordini religiosi svolgono attività commerciale qualora, verso corrispettivo, accolgano ospiti. Pertanto, i lavoratori che svolgano attività all’interno di questa impresa alberghiera devono essere inquadrati nei contratti collettivi di riferimento, e non vanno considerati come collaboratori domestici.
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Spending review e fringe benefits: il principio dell'irriducibilità della retribuzione in tempo di crisi

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Parole chiave: retribuzione
Gli spunti di riflessione proposti dalla pronuncia in commento sono molteplici e variegati, nonché di grande rilevanza nell’attuale congiuntura socio-economica. La vicenda giudiziaria al vaglio del Tribunale di Milano verte, in fondo, sul bilanciamento tra due importanti principi, costituzionalmente tutelati: il diritto alla giusta retribuzione di cui all’art. 36 Cost. e il pareggio di bilancio dello Stato sancito dal novellato art. 81 Cost.
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Tribunale di Milano, N.-6 Mag 2014

(Tribunale di Milano
N: - 6 Mag 2014)

Est. Bertoli – G.A. e altri 21 (avv.ti Scarpelli, Lazzarini, Caridi) c. Milano ristorazione Spa (avv.ti Furlan, Ugoccioni).

Note: Spending review e fringe benefits: il principio dell'irriducibilità della retribuzione in tempo di crisi
Parole chiave: Retribuzione ::

Retribuzione – Accertamento della natura retributiva dell’uso promiscuo di autovettura aziendale – Applicabilità della cd. spending review alle società partecipate – Legittimità della revoca del fringe benefit – Principio di irriducibilità della retribuzione – Compensazione in denaro secondo le tariffe Aci.

È legittima la revoca della concessione di uso promiscuo dell’autovettura aziendale a dipendenti di società partecipate in seguito all’applicazione della normativa sul contenimento della spesa pubblica, ma, in considerazione della natura retributiva del fringe benefit e del principio di irriducibilità della retribuzione, deve essere corrisposta una compensazione in denaro.
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Problematiche sanzionatorie nel contratto a tempo determinato tra la sentenza Angelidaki e la giurisprudenza nazionale

Alla presentazione in fatto della sentenza di merito (par. 1) segue l’analisi della sanzione per insussistenza delle ragioni alla base dell’apposizione del termine, nell’ordinamento passato ed attuale (par. 2). Si sostiene con più argomenti la necessità che il supposto vuoto normativo per la sostituzione automatica della clausola nulla non determini un cambiamento interpretativo. L’ultimo di questi argomenti (par. 3) è l’interpretazione conforme alla c.d. clausola di non regresso dopo la sent. Angelidaki.
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Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale

English abstract
Nel contributo, gli Autori dimostrano come, dal confronto internazionale, il numero complessivo e le retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani non risultino elevati. Cio nonostante, negli ultimi anni si è assistito a rilevanti tagli orizzontali della spesa per la p.a. nella logica esclusiva di riequilibrare le finanze pubbliche, senza procedere alla riorganizzazione dei servizi. La pubblica amministrazione italiana ha invece problemi di efficienza che possono essere risolti attraverso la riqualificazione della spesa e alcuni investimenti nel ricambio generazionale.
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La tutela del credito da lavoro negli appalti con il committente pubblico

Il commento analizza l’orientamento di taluni Tribunali italiani, confermato dalle prime Corti d’Appello, tra cui la Sezione di Bolzano, in relazione all’applicazione alle pubbliche amministrazioni della responsabilità solidale passiva del committente negli appalti per i crediti di lavoro dei dipendenti degli appaltatori, ai sensi dell’art. 29 comma 2 d.lgs. n. 276/2003. Vengono in particolare esaminate le ragioni che hanno condotto i giudici ad applicare un criterio ermeneutico conforme alla Costituzione e vengono indicate possibili applicazioni estensive della norma
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Corte Appello Trento, Sezione distaccata di Bolzano, N.22-30 Novembre 2011

(Corte Appello Trento, Sezione distaccata di Bolzano
N:22 - 30 Novembre 2011)

Pres. Pichler, Est. Bonell – D.D.Z.I. ed E.K.H. (avv. Lanzinger) c. Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano (Avv. Stato di Trento) e c. Coop. Servizi Società Cooperativa (contumace).

Note: La tutela del credito da lavoro negli appalti con il committente pubblico

Appalto – Retribuzione – Diritti dei dipendenti degli appaltatori nei confronti dei committenti – Responsabilità solidale tra committente e appaltatore – Pubblica amministrazione – Art. 1, comma 2, e art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – Art. 6, legge n. 30/2003 – Applicabilità – Art. 1676 cod. civ. – Controversie di lavoro e previdenza – Lavoro subordinato

Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata che favorisca una lettura coerente con i princìpi e criteri fissati dalla legge delega, l’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003, che fa nascere in capo al committente, all’appaltatore e all’eventuale subappaltatore un obbligazione solidale per i crediti retributivi e previdenziali dei dipendenti delle ditte in appalto o sub-appalto, può essere applicato alla pubblica amministrazione, nella sua veste di committente. In conformità con quanto previsto dalla legge delega, l’esclusione della pubblica amministrazione riportata nel decreto legislativo deve essere letta sottintendendo «nella sua veste di datore di lavoro»
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Sul diritto alla reintegra del lavoratore licenziato per sopraggiunti limiti di età

(Tribunale di Roma
14 Aprile 2014, n.)

Est. Gandini – F.D.N. (avv. D’Amati) c. Rai-Radio televisione italiana (avv.ti Trifirò, Balletti, Zucchinali, Curti)

Articolo scritto da:
Parole chiave: retribuzione
Il Tribunale di Roma, nell'esaminare la vexata quaestio della legittimità del licenziamento comminato al giornalista ai sensi dell'art. 33 del CNLG secondo cui “l’azienda può risolvere il rapporto di lavoro quando il giornalista abbia raggiunto il 65° anno di età”, si interroga su due interessanti temi: l'ambito di operatività della tutela reale del dirigente al di fuori delle ipotesi di cui al primo comma dell'art. 18 della L. n. 300/1970 e il rapporto tra l' art. 33 del CNLG e la disciplina di cui al comma 4 dell'art. 24 del D.L. n. 201/ 2011 conv. nella L. n. 214/2011.
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La giusta retribuzione del socio-lavoratore di cooperativa tra diritto individuale e autonomia collettiva

Il Tribunale ha ritenuto il Ccnl Unci–Cnai non rispettoso dell’art. 36 Cost., riconoscendo le differenze retributive derivanti dall’applicazione di altro Ccnl, a favore di una socia-lavoratrice di una cooperativa. In particolare, pur ribadendo che non solo le sigle sindacali con maggiore rappresentatività possono stipulare contratti collettivi in ragione del principio di libertà sindacale ex art. 39 Cost., nella sentenza si chiarisce che la retribuzione contrattualmente definita non può contrastare con quanto stabilito dall’art. 36 in tema di proporzionalità e sufficienza della retribuzione
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Tribunale Torino, N.YY-14 Aprile 2010

(Tribunale Torino
N:YY - 14 Aprile 2010)

Est. Mollo – XX (avv. Raffone) c. XX (avv. Riconosciuto)

Note: La giusta retribuzione del socio-lavoratore di cooperativa tra diritto individuale e autonomia collettiva
Parole chiave: undefined ::

Retribuzione – Cooperative – Art. 39 Cost. e libertà sindacale – Art. 36 Cost. e principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione – Art. 7, d.l. n. 248 del 31 dicembre 2007 convertito dalla legge n. 31 del 28 febbraio 2008 – Pluralità di contratti collettivi suscettibili di applicazione nel medesimo settore merceologico – Criterio della maggiore rappresentatività

L’art. 39 Cost., nel garantire la piena libertà sindacale, legittima anche le sigle sindacali non maggiormente rappresentative a stipulare contratti collettivi e a definire trattamenti retributivi. Tuttavia, ciò non può avvenire in contrasto con il diritto del singolo, intangibile da qualunque organizzazione sindacale, di percepire la giusta retribuzione ai sensi dell’art. 36 Cost.
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Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro
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Corte Appello Firenze, N.590-1 Ottobre 2015

(Corte Appello Firenze
N:590 - 1 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Bronzini – Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia) c. S.L., P.M., P.L. (avv.ti Rusconi, Barone)

Note: Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore
Parole chiave: trasferimento :: Retribuzione :: ramo :: azienda ::

Trasferimento di azienda – Trasferimento del ramo d’azienda – Pagamento delle retribuzioni maturate e non percepite – Natura previdenziale dell’indennità di mobilità – Unicità del rapporto di lavoro – Interesse ad agire nei confronti del cedente dopo la risoluzione consensuale con la cessionaria

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro
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Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico

La nota commenta una sentenza di merito in materia di contratto a termine nel lavoro pubblico, con particolare riferimento alla retribuzione e posizione di risultato spettante ai dirigenti (la fattispecie esamina un caso di accertamento d'indebito recupero di somme). La pronuncia statuisce che a parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo in determinato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.
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Tribunale di Roma, N.24573-20 Marzo 2012

(Tribunale di Roma
N:24573 - 20 Marzo 2012)

Est. Luna – B.P., C.R., D.D., G.P. (avv.ti L.D., L.C.) c. Asp (avv. F.H.).

Note: Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico
Parole chiave: undefined ::

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Retribuzione e posizione di risultato – Accertamento indebito recupero.

A parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo indeterminato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.
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