Licenziamento individuale

L’illegittimità del licenziamento e il risarcimento del danno: il concorso di colpa fra il datore di lavoro e il lavoratore

Articolo scritto da: Luciana Forte

L’art. 12, comma 3, legge n. 223/1991 (come modificato dall’art. 7, comma 7, d.l. n. 148/1993) dev’essere interpretato nel senso che, per le imprese commerciali, la verifica del requisito occupazionale dei 50 dipendenti, necessario per la concessione del trattamento di mobilità, deve essere effettuata non al momento dell’apertura della procedura di mobilità, ma sulla media del semestre precedente la stessa apertura

Corte di Cassazione, N.25308-1 Dicembre 2009

(Corte di Cassazione
N:25308 - 1 Dicembre 2009)

Pres. Roselli, Cons. Est. Di Nubila – Banca Nazionale del Lavoro Spa (avv. Roberto Fessi) c. P. S. (avv.ti Fontana, De Luca Tamajo). Conf. Corte d’Appello Salerno, n. 1134/06, depositata il 29 agosto 2006.

Note: L’illegittimità del licenziamento e il risarcimento del danno: il concorso di colpa fra il datore di lavoro e il lavoratore
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Lavoro subordinato – Licenziamento – Illegittimità – Risarcimento del danno – Liquidazione oltre le cinque mensilità – Art. 18 dello Statuto dei lavoratori – Art. 1227, comma 2, cod. civ.

«La legge n. 300 del 1970, art. 18, stabilisce che in caso di licenziamen- to illegittimo spetta al lavoratore la reintegrazione e un risarcimento del dan- no commisurato alla retribuzione, con un minimale di cinque mensilità. Non esiste quindi alcun automatismo tra la retribuzione medio tempore percepibi- le e il risarcimento del danno, il quale può esser ridotto in determinate circo- stanze».
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Incidenza della responsabilità ex art. 2087 cod. civ. sul superamento del periodo di comporto. quali conseguenze

Articolo scritto da: Marinella Colucci

Le conclusioni a cui è giunta la Corte d’Appello di Torino nella sentenza in nota offrono numerosi spunti riflessivi in merito alla responsabilità del datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore prevista dall’art. 2087 cod. civ. e le conseguenze, sul piano probatorio, derivanti dalla suddetta responsabilità.Il riferimento al generale obbligo di sicurezza del datore di lavoro assume inoltre, nel caso di specie, una valenza particolare, in ragione della condizione di invalidità della lavoratrice in parola, illegittimamente licenziata

Corte Appello Torino, N.170-21 Marzo 2008

(Corte Appello Torino
N:170 - 21 Marzo 2008)

Pres. Sanlorenzo, Cons. Mancuso, Cons. Grillo Pasquarelli – M. R. (avv. Lamacchia) c. Ma. Ca. Srl (avv.ti Bianchi e Pericoli).

Note: Incidenza della responsabilità ex art. 2087 cod. civ. sul superamento del periodo di comporto. quali conseguenze

Licenziamento individuale – Illegittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto – Infortunio sul lavoro del lavoratore avviato obbligatoriamente al lavoro e svolgimento di mansioni compatibili con il suo stato di salute – Responsabilità del datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza ex art. 2087 cod. civ. – Onere della prova.

È illegittimo il licenziamento intimato alla lavoratrice avviata obbligatoriamente quale invalida civile per superamento del periodo di comporto causato da una prolungata assenza dovuta a infortunio sul lavoro, qualora il datore di lavoro non provi di aver adibito la lavoratrice stessa a mansioni compatibili con il suo stato di salute, nonché di aver adottato tutte le cautele necessarie a eliminare il rischio lavorativo, così come previsto dall’art. 2087 cod. civ.
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Sui limiti dell’obbligo di repechage

Articolo scritto da: Francesco Saverio Giordano

Con la sentenza del 19 novembre 2015 n. 23698, la Corte di Cassazione lavoro è intervenuta nuovamente sulla questione del demansionamento stabilendo la legittimità della assegnazione a mansioni inferiori qualora essa risulti l’unica alternativa rispetto al licenziamento. La Cassazione ha precisato, inoltre, che tale adibizione debba essere prospettata al lavoratore, senza che lo stesso debba farne specifica richiesta.

Cassazione, N.23698-16 Novembre 2015

(Cassazione
N:23698 - 16 Novembre 2015)

Pres. ed Est. Napoletano, P.M. Ce - le ste (conf.) – Btcino Spa (avv.ti De Luca Tamajo, Toffoletto, Paternò) c. B.G. (avv.ti Bertussi Vassalini). Cassa Corte d’Appello di Brescia, 27.10.2012

Note: Sui limiti dell’obbligo di repechage
Parole chiave: Licenziamento individuale :: repechage ::

Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Obbligo di repechage – Adibizione a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Non necessità del patto di demansionamento – Richiesta coeva o anteriore al licenziamento

Nel caso in cui il demansionamento rappresenti l’unica alternativa praticabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro ha l’onere di rappresentare al lavoratore la possibilità di assegnazione a mansioni inferiori compatibili con il suo bagaglio professionale; non è necessario un patto di demansionamento o una richiesta in tal senso del lavoratore coeva al licenziamento. In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il rispetto dei criteri di buona fede e correttezza non può spingersi fino a imporre al datore di lavoro una scelta organizzativa, ancorché transeunte, tale da incidere, sia pure in maniera modesta, sulle decisioni organizzative che appartengono sempre alla sua sfera di libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost
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Acquisizione di una prova a discolpa e rilevanza disciplinare di una registrazione non autorizzata

Articolo scritto da: Angela Gambardella

Gli ermellini, con la sentenza in commento, affermano che non ha alcuna rilevanza disciplinare il tentativo del lavoratore di registrare senza autorizzazione una sua conversazione con i superiori, se lo stesso è finalizzato all’acquisizione di una prova a discolpa. La registrazione fonografica di un colloquio tra persone presenti, infatti, rientra nel genus delle riproduzioni meccaniche ammissibili come prove nel processo civile. Tale condotta, quindi, costituisce legittimo esercizio di un diritto ed, in quanto tale, sarebbe comunque scriminata ex art. 51 c.p.

cassazione, N.27424-29 Dicembre 2014

(cassazione
N:27424 - 29 Dicembre 2014)

Pres. Roselli, Est. Manna, P.M. Matera (conf.) – L.I. Srl (avv.ti Magrini, Damoli, Dell’Omarino, Cantone) c. G.S.C.F. (avv.ti Panici, Martino). Conf. Corte d’Appello di Torino, 27 settembre 2010

Note: Acquisizione di una prova a discolpa e rilevanza disciplinare di una registrazione non autorizzata

Licenziamento individuale – Diritto alla riservatezza – Registrazione fonografica non autorizzata – Ammissibilità – Diritto di difesa.

Non ha alcuna rilevanza disciplinare il tentativo del lavoratore di registrare senza autorizzazione una sua conversazione con i superiori, se lo stesso è finaliz- zato all’acquisizione di una prova a discolpa. La registrazione fonografica di un colloquio tra persone presenti, infatti, rientra nel genus delle riproduzioni mec- caniche ammissibili come prove nel processo civile e penale, e in nessun caso la sua effettuazione può integrare condotta illecita, neppure da un punto di vista disci- plinare. Il diritto di difesa, d’altro canto, non è limitato alla pura e semplice se- de processuale, ma si estende a tutte quelle attività dirette ad acquisire prove a di- scolpa in esso utilizzabili, ancora prima che la controversia sia stata formalmen- te instaurata mediante citazione o ricorso.
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Cassazione, 19 settembre 2013, n. 21452, Sez. lav.

Articolo scritto da: Alessia Polsinelli

Due sono le condizioni per l’esercizio del diritto di opzione nell’ipotesi in cui, dopo la sentenza di illegittimità del licenziamento che emette l’ordine di reintegrazione, il lavoratore, in corso di causa ed in adesione all'invito datoriale, riprende il servizio. La prima condizione costituisce il dies a quo per l’esercizio del diritto: il giudice deve emettere una sentenza che accerta l’illegittimità del licenziamento ed ordina la reintegrazione. La seconda presuppone che la proposta negoziale del datore non deve tradursi in un accordo per la ricostituzione di fatto del rapporto di lavoro

cass, N.21452-19 Settembre 2013

(cass
N:21452 - 19 Settembre 2013)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Mammone, P.M. Servello (conf.) – V.G. (avv. Latella) c. Rete ferroviaria italiana Spa (avv. Vesci). Cassa Corte d’Appello Roma, 16 novembre 2006.

Note: Cassazione, 19 settembre 2013, n. 21452, Sez. lav.
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Opzione dell’indennità sostitutiva della reintegrazione – Esercizio – Fondamento – Ricostituzione di fatto del rapporto.

Il lavoratore può esercitare il diritto di opzione di cui all’art. 18, comma 5, Stat. lav., solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, non influendo su tale diritto la circostanza che, nelle more del giudizio, il lavoratore abbia ripreso il servizio, aderendo all’invito del datore di lavoro. Resta fermo che da tale reciproco comportamento delle parti non debba derivare un accordo, anche implicito, di ricostituzione del rapporto.
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Sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento e sull’obbligo del datore di lavoro di dimostrare l’assenza di posti

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

L’A. evidenzia i profili d’incertezza che possono derivare dall’inevitabile connessione esistente tra la spesso difficile definizione di equivalenza delle mansioni, ai sensi dell’art. 2103 c.c., soprattutto se intesa in chiave dinamico – evolutiva e l’assolvimento dell’onere di repechâge.

Corte di cassazione, N.6026-18 Aprile 2012

(Corte di cassazione
N:6026 - 18 Aprile 2012)

Sez. lav. – Pres. Vidiri, Est. Tricomi, P.M. Viola (conf.) – B. Spa (avv. Pulsoni) c. V.A. (avv.ti Guarino, Lanzone). Conf. Corte d’Appello Roma 29 maggio 2003.

Note: Sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento e sull’obbligo del datore di lavoro di dimostrare l’assenza di posti
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Soppressione del posto di lavoro dovuta alla chiusura del reparto – Conseguente ridistribuzione dell’attività lavorativa – Onere di repechâge – Incombe sul datore di lavoro – Mancato assolvimento – Riutilizzabilità del lavoratore licenziato in ragione della pregressa professionalità acquisita – Illegittimità

L’onere incombente sul datore di lavoro di dimostrare l’impossibilità di adibire il lavoratore allo svolgimento di altre mansioni analoghe a quelle svolte in precedenza, concernendo un fatto negativo, va assolto mediante la dimostrazione di fatti positivi corrispondenti, quali la circostanza che i residui posti di lavoro, riguardanti mansioni equivalenti, fossero, al tempo del licenziamento, stabilmente occupati da altri lavoratori, ovvero che, dopo il licenziamento, e per un congruo periodo, non si sia effettuata alcuna nuova assunzione nella stessa qualifica dei lavoratori licenziati
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Le Sezioni Unite reinterpretano l’art. 6 della legge n. 604 del 1966

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6, legge n. 604/66, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato

Corte di Cassazione, N.8830-14 Aprile 2010

(Corte di Cassazione
N:8830 - 14 Aprile 2010)

s.Uu. – Pres. Carbone, Est. Morcavallo, P.M. Gambardella (conf.) – C. G. (avv.ti Russo, Bianco) c. B.M.P.S. Spa (avv. Scognamiglio). Conf. Cass., Sez. lav., 4 settembre 2008, n. 22287

Note: Le Sezioni Unite reinterpretano l’art. 6 della legge n. 604 del 1966
Parole chiave: Licenziamento individuale :: decadenza ::

Licenziamento individuale – Impugnazione stragiudiziale – Spedizione di missiva raccomandata – Ricezione oltre il termine di cui all’art. 6, legge n. 604/66 – Decadenza – Esclusione.

L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6, legge n. 604/66, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato, atteso che – in base ai princìpi generali in tema di decadenza, enunciati dalla giurisprudenza di legittimità e affermati, con riferimento alla notificazione degli atti processuali, dalla Corte Costituzionale – l’effetto di impedimento della decadenza si collega, di regola, al compimento, da parte del soggetto onerato, dell’attività necessaria
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l licenziamento del lavoratore tossicodipendente: profili e ipotesi di legittimità

Articolo scritto da: Carolina Fusco

È legittimo il licenziamento disciplinare comminato dal datore di lavoro in capo al lavoratore tossicodipendente purchè il predetto licenzimento non trovi fondamento sullo stato di tossicodipendenza vantato dal lavoratore ma, bensì, rappresenti lo sviluppo di un’attenta indigine volta ad appaurare sia la definitiva compromissione del rapporto fiduciario esistente tra datore di lavoro e lavoratore chè l’impossibilità di auspicare e/o di prevedere un futuro corretto adempimento, da parte del lavoratore stesso, delle obbligazioni assunte alla nascita del rapporto di lavoro.

Cassazione, N.9759-12 Mag 2016

(Cassazione
N:9759 - 12 Mag 2016)

Pres. ed Est. Bronzini, P.M. Finocchi Ghersi (Conf.) – B.D. (avv. Rimmaudo) c. Poste italiane Spa (avv. Pessi). Conf. Corte d’Appello di Genova, 9.4.2013

Note: l licenziamento del lavoratore tossicodipendente: profili e ipotesi di legittimità
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Sanzione disciplinare – Lavoratore tossicodipendente – Inadempimento contrattuale – Violazione del vincolo fiduciario – Estinzione e risoluzione del rapporto di lavoro – Legittimità.

È legittimo il licenziamento comminato al lavoratore tossicodipendente che abbia fatto venir meno il rapporto di fiducia con il datore di lavoro attraverso comportamenti contrari ai doveri assunti nei confronti di quest’ultimo e tali da recare pregiudizio alla regolarità del servizio e alla sicurezza dei terzi e di se stesso.
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Licenziamento e buona fede nel lavoro aeronautico

Articolo scritto da: Silvia Assennato

La specialità del rapporto di lavoro aeronautico è irrilevante se il licenziamento è intimato in violazione dei principi di correttezza e buona fede e del portato costituzionale di solidarietà sociale, violazione che si configura nel non aver informato il lavoratore della necessità di rinnovare le licenze di volo nel periodo in cui lo stesso lavoratore sia stato obbligato, dal comportamento del datore di lavoro, ad una forzata inutilizzazione del titolo stesso.

Cassazione, N.12486-17 Giugno 2015

(Cassazione
N:12486 - 17 Giugno 2015)

Pres. Lamorgese, Est. Tria, P.M. Celeste (conf.) – Mistral Srl (avv.ti Fiorillo, Bonfrate) c. M.P. (avv. Muggia). Conf. Corte d’Appello di Roma, 29 maggio 2014.

Note: Licenziamento e buona fede nel lavoro aeronautico
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Mancanza delle licenze di volo – Impossibilità temporanea – Illegittimità.

Il licenziamento motivato da impossibilità sopravvenuta della prestazione consistente nella carenza meramente temporanea di titoli è illegittimo, e quindi nullo, per violazione della clausola generale di correttezza e buona fede, ove il datore di lavoro non comunichi la necessità di riacquisire gli stessi titoli per poter svolgere le mansioni per le quali il lavoratore è assunto
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La riforma del licenziamento individuale tra law and economics e giurisprudenza (Parte II)

Articolo scritto da: Valerio Speziale

Il saggio analizza la «colonizzazione» del Diritto del lavoro da parte dell’Economia. Tutte le riforme in materia di lavoro sono giustificate dal raggiungimento di obiettivi economicisenza considerare la specifica «essenza» di questo diritto (la protezione del lavoratore e la garanzia dei suoi diritti fondamentali). Queste riforme non hanno ottenuto i risultati economici promessi anche perché l’Economia è diventata una scienza puramente teorica, priva di riscontri empirici. Lo studio analizza quindi la giurisprudenza sui licenziamenti individuali dopo la riforma introdotta nel 2012.