licenziamento

Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

Articolo scritto da: Filippo Aiello

1. — Il fatto — La vicenda che ha occasionato la pronuncia della Suprema Corte riguarda la richiesta di un lavoratore dipendente della Spa Poste Italiane il quale, precedentemente addetto a mansioni di natura tecnica (manutenzione apparecchiature; servizio poi esternalizzato dalla società resistente perché ritenuto antieconomico), era stato assegnato a compiti di sportelleria; di conseguenza, ritenutosi demansionato, aveva chiesto di essere assegnato alle mansioni precedentemente svolte o, in caso di loro soppressione, ad altre equivalenti, però sempre di natura tecnica.

Corte di Cassazione, N.8596-5 Aprile 2007

(Corte di Cassazione
N:8596 - 5 Aprile 2007)

Sez. Lav. - Pres. Mercurio, Est. Vidiri – N. M. (avv.ti Afeltra e Zezza) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Conf. App. Venezia 21 gennaio 2003.

Note: Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Parole chiave: licenziamento :: demansionamento ::

Mansioni e qualifiche – Ius variandi – Divieto di reformatio in peius – Sopravvenute modifiche aziendali – Giustificato motivo oggettivo di licenziamento – Impossibilità di impiego in mansioni equivalenti – Demansionamento quale unico mezzo per conservare il rapporto di lavoro – Legittimità.

La disposizione dell’art. 2103 cod. civ. sulla regolamentazione delle mansioni del lavoratore e sul divieto del declassamento di dette mansioni va interpretata – stante le statuizioni di cui alla sentenza delle Sezioni Unite del 24 novembre del 2006 n. 25033, e in coerenza con la ratio sottesa ai numerosi interventi in materia del legislatore – alla stregua della regola del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente con quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti l’esternalizzazione dei servizi o la loro riduzione a seguito di processi di riconversione o ristrutturazione aziendali, ...
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Omissione del procedimento prescritto dall'accordo 18 aprile 1966 in caso di licenziamento del dirigente rsu...

Articolo scritto da: Arianna Castelli

Il commento affronta il tema del licenziamento del sindacalista interno: tipico esempio di condotta datoriale plurioffensiva. In particolare, viene chiarito come, anche in caso di licenziamento di un componente di Rsu, l’omissione della procedura prevista per il licenziamento di un membro di commissione interna dall’Accordo interconfederale 18 aprile 1966 integri una condotta antisindacale. Infatti, si tenta di illustrare come tale iter procedimentale sottenda interessi chiaramente di natura collettiva, ragione per cui la sua omissione costituisce una chiara lesione della libertà sindacale.

tribunale di salerno, N.-11 Dicembre 2014

(tribunale di salerno
N: - 11 Dicembre 2014)

Est. Belmonte – Fiom-Cgil Salerno (avv. Ferrara) c. Btp Tecno Srl (avv. Ispodamia).

Note: Omissione del procedimento prescritto dall'accordo 18 aprile 1966 in caso di licenziamento del dirigente rsu...
Parole chiave: licenziamento :: rsu :: condotta antisindacale ::

Condotta antisindacale – Licenziamento – Dirigente di rappresentanza sindacale unitaria – Accordo interconfederale 18 aprile 1966 – Applicabilità – Mancata richiesta del nulla osta.

Il licenziamento comminato a un componente della rappresentanza sindacale unitaria senza l’osservanza degli adempimenti previsti dall’art. 14 dell’Accordo interconfederale 18 aprile 1966 costituisce condotta antisindacale, nel caso in cui il contratto collettivo – applicabile al rapporto di lavoro – abbia esteso ai rappresentanti sindacali le garanzie procedurali ivi previste a favore dei membri di commissioni interne e dei delegati d’impresa.
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Diritto di critica e lesione del vincolo fiduciario

(Corte di Cassazione
10 Dicembre 2008, n.29008)

Sez. lav. – Pres. Ianniruberto; Est. Stile; P.M. Nardi (conf.) – A. F. (avv. Borgona) c. Conservco (avv. Scacchi). Corte d’Appello Torino 29 novembre 2004.

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

Con la sentenza in epigrafe i giudici di legittimità tornano a occuparsi delle problematiche inerenti la libertà di manifestazione del pensiero nei luoghi di lavoro e, in particolare, della possibile interferenza tra l’esercizio del diritto di critica e gli obblighi che il rapporto di lavoro pone a carico del lavoratore.

La riforma del licenziamento individuale tra law and economics e giurisprudenza (Parte I)

Articolo scritto da: Valerio Speziale

Il saggio analizza la «colonizzazione» del diritto del lavoro da parte dell’Economia. Tutte le riforme in materia di lavoro sono giustificate dal raggiungimento di obiettivi economici (efficienza, crescita dei livelli occupazionali, competitività dell’impresa), senza considerare la specifica «essenza » di questo diritto (la protezione del lavoratore e la garanzia dei suoi diritti fondamentali). Lo studio analizza quindi la giurisprudenza sui licenziamenti individuali dopo la riforma introdotta nel 2012.

La riforma del mercato del lavoro.Problematiche e criticità della nuova normativa sui licenziamenti

Articolo scritto da: Vincenzo Paolillo

L'Autore affronta il tema della normativa sui licenziamenti alla luce della legge di riforma del mercato del lavoro (l. n. 92/2012).

Licenziamento illegittimo del dirigente e diritto di critica

Articolo scritto da: Federico Siotto

1. «Cronache ferroviarie»: licenziamento del dirigente. — 2. Il cuore della decisione: giustificatezza, obbligo di fedeltà e libertà di espressione. — 3. Diritto di critica e rapporto di lavoro. — 4. «Ancora in marcia»: diritto all’azione giudiziaria secondo l’art. 21 Cost.

corte di cassazione, N.4707-23 Marzo 2012

(corte di cassazione
N:4707 - 23 Marzo 2012)

Sez. lav. – Pres. Vidiri, Est. Amoroso, P.M. Destro (conf.) – R.U. (avv. Ciccotti) c. Rete Ferroviaria Italiana Spa (avv.ti Morrico, Cosentino). Conf. Corte d’Appello Roma 27 novembre 2009.

Note: Licenziamento illegittimo del dirigente e diritto di critica
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Dirigente – Diritto di azione giudiziaria – Non rilievo disciplinare – Giustificatezza – Esclusione – Diritto di critica – Sussistenza.

L’azione di un lavoratore con qualifica dirigenziale che sottopone all’autorità giudiziaria fatti o atti riguardanti l’azienda, per valutare la rilevanza penale e per la verifica di specifici titoli di reato, non incide sul vincolo fiduciario fra prestatore e datore di lavoro. La denuncia di irregolarità da parte del dirigente, rientrando nel più generale diritto di critica, non costituisce né un comportamento di rilievo disciplinare, né una giusta causa sanzionabile con il licenziamento
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L’onere della prova nei licenziamenti disciplinari e discriminatori

Articolo scritto da: Domenico Borghesi

A proposito dell’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 23/2015 (nel quale è previsto che il lavoratore illegittimamente licenziato vada reintegrato solo se è direttamente dimostrata l’insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento), l’Autore contesta l’interpretazione secondo la quale l’onere della prova sarebbe addossato al lavoratore, ritenendo invece che il punto di riferimento sia tuttora la regola generale enunciata dall’art. 4, l. n. 604/1966, sia per la mancanza di un’espressa deroga, sia per l’applicazione del principio della «prossimità della prova».

Razionalità e proporzionalità nei licenziamenti «oggettivi»

Articolo scritto da: AmosAndreoni

SOMMARIO: 1. Interessi in conflitto e canone di proporzionalità — 2. Il bilanciamento degli interessi nei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo — 3. La ponderazione dei diritti nel licenziamento collettivo: i profili costituzionali — 4. Licenziamento collettivo e responsabilità sociale del gruppo di imprese — 5. Epilogo.

In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare

Articolo scritto da: Antonio Federici

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero

cassazione, N.20545-13 Ottobre 2015

(cassazione
N:20545 - 13 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Ceroni (diff.) – I.F. (avv. Panici) c. T.I. Spa (avv. Maresca). Cassa Corte d’Appello di Roma, 11.11.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Sanzione disciplinare – Insussistenza del fatto contestato – Fattispecie di illecito – Integrazione dei suoi elementi costituitivi – Necessarietà – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la mancanza degli elementi della fattispecie di illecito determina la insussistenza del fatto addebitato al lavoratore
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cassazione, N.20140-25 Novembre 2015

(cassazione
N:20140 - 25 Novembre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Giacalone (conf.) – T. Spa (avv.ti Villa, Antonelli, Jandoli) c. I.I.N. (avv. Martone). Conf. Corte d’Appello di Milano, 1.4.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Irrilevanza giuridica della condotta – Insussistenza del fatto – Equivalenza – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero
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Nota a Cass. 26 giugno 2009, n. 15049

Articolo scritto da: Daniele Costanzi

Ai lavoratori assunti obbligatoriamente ai sensi della Legge n. 482/1968 si applica il normale trattamento economico e normativo ivi compresa la disciplina dei licenziamenti per riduzione del personale e per giustificato motivo oggettivo. Pertanto, pur nell’ipotesi in cui a seguito del licenziamento rimangano scoperta l’aliquota di posti riservati per legge, l’invalido dovrà essere mantenuto in servizio, pur in mansioni inferiori a quelle per le quali è stato assunto, solamente nel caso in cui il datore di lavoro non provi l’assoluta mancanza in azienda di posti compatibili con l’invalidità.

Corte di Cassazione, N.15049-26 Giugno 2009

(Corte di Cassazione
N:15049 - 26 Giugno 2009)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Est. Lamorgese, P.M. Finocchi Ghersi (Conf.) – V. F. (avv. Campese) c. Casa di Cura (Omissis) Spa (avv. Turrà). Conf. Corte d’Appello Salerno 24 gennaio 2006, n. 147.

Note: Nota a Cass. 26 giugno 2009, n. 15049
Parole chiave: disabilità ::

Disabilità – Legge n. 482 del 1968 – Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Obbligo di repechage – Limitazione

Nell’ipotesi di licenziamento di invalido avviato ai sensi della legge n. 482 del 1968 per giustificato motivo oggettivo, l’onere, che grava sul datore di lavoro, di provare l’impossibilità di collocare in altro modo il lavoratore nell’ambito aziendale deve essere soddisfatto, ove l’azienda si trovi in una situazione di mancata copertura delle aliquote di invalidi previste dalla legge suddetta, tenendo conto che l’invalido deve essere comunque mantenuto in servizio ancorché in posizione meno produttiva rispetto a quella (soppressa) alla quale era in precedenza addetto, a meno che non vi sia la prova della mancanza assoluta nell’ambito dell’intera azienda di mansioni compatibili con lo stato d’invalidità, ancorché corrispondenti a una qualifica inferiore.
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