licenziamento

Il licenziamento discriminatorio o «per motivo illecito determinante» alla luce dei princìpi civilistici: la causa del licenziam

Articolo scritto da: Maria Teresa Carinci

L'autore analizza i presupposti applicativi delle tutele poste dall'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come riformulato recentemente dalla riforma cosiddetta "Fornero", al licenziamento quale atto uniltarale fra vivi a contenuto patrimoniale.

Dimissioni in bianco e art. 19 dello Statuto

Articolo scritto da: Anna Fenoglio

Diffusa continua ad essere la pratica illecita con cui i datori impongono ai propri dipendenti di sottoscrivere una lettera di dimissioni priva dell’indicazione della data, destinata ad esservi poi inserita nel momento in cui decidono di risolvere il rapporto. Relegata la l. 188/07 nell’angolo delle occasioni mancate, di tale problema si è occupata la giurisprudenza. L’A si sofferma su due interessanti sentenze del Trib Monza e Corte App. Milano, che hanno equiparato l’utilizzo delle dimissioni in bianco a un licenziamento illegittimo, dando applicazione alla tutela reale ex art. 18 Stat. lav.

Corte Appello Milano, N.19141-11 Febbraio 2010

(Corte Appello Milano
N:19141 - 11 Febbraio 2010)

Pres. ed Est. Ruiz - Autoservizi Zani Srl (Avv. Mazzotti) c. U.P. (Avv. Addonizio)

Note: Dimissioni in bianco e art. 19 dello Statuto

Dimissioni - sottoscrizione di un documento in bianco - Nullità - Mezzi di prova - Licenzimento illegittimo - Tutela reale

Accertata la totale mancanza di volontà del lavoratore di recedere dal contratto di lavoro sia al momento in cui ha firmato la lettera di dimissioni sia successivamente, la risoluzione del rapporto deve essere ritenuta conseguenza del comportamento del datore di lavoro e deve pertanto essere considerata come licenziamento illegittimo a cui consegue l’applicazione della tutela reale prevista dall’art. 18 Stat. lav.
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Tribunale Monza, N.261-3 Aprile 2008

(Tribunale Monza
N:261 - 3 Aprile 2008)

Est. Russo - U.P. (Avv. Addonizio) c. Autoserizio Zani Srl (Avv.ti Pizzigoni, Lopa)

Note: Dimissioni in bianco e art. 19 dello Statuto

Dimissioni - Scrittura privata - Sottoscrizione di un documento in bianco - Nullità - Mancanza della volontà di recedere dal contratto - Licenziamento illegittimo - Tutela reale

La lettera di dimissioni sottoscritta dal lavoratore nell’epoca in cui pacificamente la concorde volontà delle parti era nel senso della prosecuzione del rapporto deve ritenersi nulla a causa della totale mancanza della volontà di recedere dal contratto di lavoro subordinato. La cessazione del rapporto di lavoro deve pertanto essere qualificata quale licenziamento illegittimo, in quanto privo di qualsivoglia motivazione, con conseguente applicazione della tutela reale ex art. 18 Stat. lav.
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Disabilità, sopravvenuta inidoneità, licenziamento

Articolo scritto da: Stefano Giubboni

L’articolo analizza la recente disciplina del licenziamento dei lavoratori disabili alla luce del nuovo testo dell’art. 18 dello Statuto e del d.lgs. n. 23 del 2015, per fornirne una lettura conforme ai princìpi costituzionali ed europei.

L’omessa impugnativa del licenziamento: quale tutela per il lavoratore?

Articolo scritto da: Antonio Federici

La sentenza in commento ritorna sul problema degli effetti della mancata impugnativa del licenziamento nel termine prescritto dall’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604. La norma, come è noto, dispone che il licenziamento deve essere impugnato dal lavoratore entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione: si tratta di un atto unilaterale recettizio, cui è applicabile, per il rinvio contenuto nell’art. 1324 cod. civ., la disciplina generale sui contratti [Cass. 20 giugno 2000, n. 8412, in Rep. Foro it., Lavoro (rapporto), n. 1549].

Cassazione, N.21833-12 Ottobre 2006

(Cassazione
N:21833 - 12 Ottobre 2006)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Di Nubilia; P.M. Ciccolo (concl. Conf.) – G. A. M. c. D. L. B. Conferma App. Roma.

Note: L’omessa impugnativa del licenziamento: quale tutela per il lavoratore?
Parole chiave: licenziamento ::

Licenziamento – Impugnativa – Decadenza – Azione risarcitoria da fatto illecito – Esperibilità.

La mancata impugnazione del licenziamento nel termine decadenziale prescritto dall’art. 6, legge n. 604/1966, preclude al lavoratore la sola possibilità di richiedere le forme di tutela previste dalla disciplina speciale (riassunzione o reintegrazione), ma non preclude la possibilità di proporre una normale azione risarcitoria da fatto illecito. (1)
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Inefficacia del licenzimento per genericità della motivazione e tutela reale di diritto comune

Articolo scritto da: Milena Talarico

Il Tribunale di Roma dichiara inefficace ai sensi dell'art. 2, co. 3 della l. n. 604/1966 il licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo, stante la genericità della motivazione addotta nella lettera di recesso. Trattandosi nel caso di specie di una impresa priva dei requisiti dimensionali per l'applicazione dell'art. 18 Stat. lav., il giudice riconosce al lavoratore il diritto alla tutela reale di diritto comune, ossia alla riammissione in servizio e al risarcimento del danno nel rispetto delle regole in materia di inadempimento delle obbligazioni.

Tribunale Roma, N.18-09-2014-18 Settembre 2014

(Tribunale Roma
N:18-09-2014 - 18 Settembre 2014)

18 settembre 2014, ord. – Est. Masi – T.A. (avv.ti Giorgi, Narcisi, Bezzi) c. L. Srl (avv.ti Maltese, Pappalardo)

Note: Inefficacia del licenzimento per genericità della motivazione e tutela reale di diritto comune

Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Genericità della motivazione – Inefficacia – Tutela reale di diritto comune.

È inefficace il licenziamento intimato in violazione dell’obbligo di contestuale specifica motivazione ex art. 2, comma 2, della legge n. 604/1966. Ne consegue che, nell’ambito di un’impresa che non abbia i requisiti dimensionali previsti per l’applicazione dell’art. 18 Stat. lav., il lavoratore ha diritto alla tutela reale di diritto comune, ossia alla riammissione in servizio e al risarcimento del danno nel rispetto delle regole in materia di inadempimento delle obbligazioni.
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Esercizio di opzione ex art. 18 Stat. lav.: solo con il pagamento si estingue il rapporto di lavoro

(Corte di Cassazione
4 Settembre 2009, n.19224)

Cassazione, 16 marzo 2009, n. 6342, Sez. lav. Cassazione, 17 febbraio 2009, n. 3775, Sez. lav

Articolo scritto da: Filippo Aiello

La questione all’esame riguarda gli effetti dell’esercizio dell’opzione da parte del lavoratore sul vincolo contrattuale, ovvero se si debba ritenere risolto il rapporto di lavoro con la dichiarazione di scegliere l’indennità in luogo della reintegrazione oppure se sia necessario anche il pagamento di detta indennità sostitutiva.

La riforma del licenziamento individuale tra law and economics e giurisprudenza (Parte II)

Articolo scritto da: Valerio Speziale

Il saggio analizza la «colonizzazione» del Diritto del lavoro da parte dell’Economia. Tutte le riforme in materia di lavoro sono giustificate dal raggiungimento di obiettivi economicisenza considerare la specifica «essenza» di questo diritto (la protezione del lavoratore e la garanzia dei suoi diritti fondamentali). Queste riforme non hanno ottenuto i risultati economici promessi anche perché l’Economia è diventata una scienza puramente teorica, priva di riscontri empirici. Lo studio analizza quindi la giurisprudenza sui licenziamenti individuali dopo la riforma introdotta nel 2012.

Abuso del diritto al congedo parentale e licenziamento per giusta causa

(Corte di Cassazione
16 Giugno 2008, n.16207)

Pres. De Luca, Est. Balletti, P.M. Riello (Diff.) – Electrolux Home Products Italy Spa (avv.ti Trifirò, Favalli, Zucchinali) c. M. G. (avv.ti Bologna, Petrino). Diff. Corte d’App. Milano 30 agosto 2004

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

La sentenza in epigrafe si segnala per aver, per la prima volta, a quanto consta, ammesso la sindacabilità delle modalità di esercizio del diritto al congedo parentale ex art. 32, d.lgs. n. 151 del 2001, nel caso di specie usufruito dal padre lavoratore.

L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Articolo scritto da: Luisa Monterossi

Nelle sentenze nn. 699/2013 e 356/2013, la Suprema Corte ritiene che il rifiuto opposto dal lavoratore alla proposta di riassunzione, non possa valere come implicita rinuncia all’impugnazione, però comporta una riduzione del risarcimento del danno riconosciuto nel suo ammontare minimo. Nella sentenza n. 41/2013 la Corte afferma che il lavoratore che ha rifiutato la revoca del licenziamento ha diritto all’indennità sostitutiva della reintegrazione e al risarcimento del danno, calcolato in base alle retribuzioni dovute fino all’effettivo versamento della detta indennità.

Cassazione, N.699-14 Gennaio 2013

(Cassazione
N:699 - 14 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Blasutto, P.M. Romano (conf.) – D.R.D. (avv. Iuliano) c. Cavamarket Spa (avv. Ioele). Conf. Corte d’Appello Salerno, 5 settembre 2008

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Proposta riassunzione – Rifiuto – Diritto alla reintegrazione – Sussiste – Risarcimento del danno – Sussiste – Ammontare minimo

Il rifiuto, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, di essere riassunto non implica una tacita rinuncia alla reintegrazione, ma incide sul piano della tutela risarcitoria. La mancata accettazione dell’offerta di riassunzione, infatti, riduce il risarcimento del danno al suo ammontare minimo, pari a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.
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cassazione, N.356-9 Gennaio 2013

(cassazione
N:356 - 9 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Blasutto, P.M. Romano (conf.) – L.B. (avv. Iuliano) c. Cavamarket Spa (avv. Ioele). Conf. Corte d’Appello Salerno, 5 settembre 2008.

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Proposta riassunzione – Rifiuto – Diritto alla reintegrazione – Sussiste – Risarcimento del danno – Sussiste – Ammontare minimo

Il rifiuto, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, di essere riassunto non implica una tacita rinuncia alla reintegrazione, ma incide sul piano della tutela risarcitoria. La mancata accettazione dell’offerta di riassunzione, infatti, riduce il risarcimento del danno al suo ammontare minimo, pari a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.
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Cassazione, N.41-3 Gennaio 2013

(Cassazione
N:41 - 3 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Bronzini, P.M. Matera (conf.) – Radio dimensione suono Spa (avv. Rizzo) c. O.V. (avv. Muggia). Diff. Corte d’Appello Roma, 6 luglio 2010.

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Revoca – Rifiuto – Opzione indennità sostitutiva – Risarcimento danno – Sussiste – Versamento effettivo indennità – Principio di effettività.

Il lavoratore che rifiuti la revoca del licenziamento e opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione ha diritto a un risarcimento del danno che – in virtù del principio di effettività dei rimedi giurisdizionali – deve essere commisurato alle retribuzioni che sarebbero maturate sino al momento dell’effettiva corresponsione dell’l’indennità sostitutiva e non sino al giorno in cui il lavoratore ha operato la sua scelta
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Il controllo del giudice nei licenziamenti economici in Italia, Francia e Spagna

Articolo scritto da: AdalbertoPerulli

Il controllo giudiziario dei licenziamenti economici rappresenta un terreno di serrato confronto tra quanti sostengono la necessita' di mantenere integro il vaglio delle ragioni imprenditoriali poste a base del recesso e chi invece chiede di sostituire Ia valutazione del giudice con un mero filtro monetario. Il saggio, con un'analisi comparata di Italia, Francia e Spagna, dimostra l'esistenza di "sincretismi giudiziari" nell'apprezzamento delle motivazioni del licenziamento alla luce dei principi costituzionali di tutela del lavoro.