Lavoro pubblico

L'applicazione della riforma Brunetta nel sistema delle autonmie locali. Un primo bilancio

Articolo scritto da: Giancarlo Ricci

Il contributo intende offrire una messa a punto dei profili di applicazione del d.lgs. n. 150/09 nelle amministrazioni locali. l’a. passa in rassegna i principali ambiti d’incidenza “materiale” della disciplina, alla stregua non solo delle opinioni dottrinali formatesi sino ad ora, ma anche della prima giurisprudenza consultiva della Corte dei Conti e del TAR. Il quadro che si delinea tende a “disarticolare” gli ambiti di applicazione “mediata” e “diretta” delle disposizioni del decreto, evidenziando l’emergere di problematiche interpretative assai delicate.

Lavoro pubblico periodo agosto 2015 - aprile 2016

Premessa. La riforma del lavoro pubblico: una «nuova» trama regolativa e i primi (provvisori) tasselli. La riforma Madia: un nuovo punto di partenza per la riforma del lavoro pubblico?. L’ipotesi di contratto per la definizione dei nuovi comparti di contrattazione collettiva. Misurazione e valutazione delle performance: varato il d.P.R. sulle funzioni del dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. La riforma Renzi-Madia e l’alta dirigenza delle amministrazioni sanitarie: questioni e riflessioni, etc.

Lavoro pubblico e contrattazione collettiva

Articolo scritto da: Alessandro Bellavista

SOMMARIO: 1. Premessa. — 2. La negoziabilità dell’organizzazione e dei poteri dirigenziali. — 3. Il sistema di relazioni sindacali nella contrattazione collettiva. — 4. Le tendenze delle relazioni sindacali nel lavoro pubblico. — 5. Quali prospettive? — 6. Un cantiere aperto.

La fatica di Sisifo: la ricerca delle regole sulla valutazione e sulla responsabilità della dirigenza pubblica

Articolo scritto da: Franca Borgogelli

Nel contesto della disciplina della dirigenza pubblica, i profili della valutazione e della responsabilità rivestono una notevole importanza con riguardo alla separazione tra politica e amministrazione, e quindi all’equilibrio tra fiducia e autonomia. Nel saggio si prendono in esame le disposizioni contenute nella legge delega sulla «Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» e si analizzano i princìpi e i criteri dettati con riguardo sia alla semplificazione del procedimento valutativo, sia al «riordino» delle figure di rresponsabilità configurate per la dirigenza pubblica.

Le ultime novità in materia di trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici

Articolo scritto da: Dario Marinuzzi

La Corte Costituzionale, con sentenza 223/2012, ha dichiarato incostituzionale l’art. 12, co. 10 d.l. 78/10 – che aveva disposto, a far tempo dall'1.1.11, per i dipendenti delle P.A., il passaggio dal trattamento di fine servizio al trattamento di fine rapporto – nella parte in cui non ha escluso, a carico del dipendente, la rivalsa, pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37 d.P.R. 1032/73. L’ art. 1 d.l. 185/12, al fine di dare attuazione alla decione, ha disposto l’ abrogazione, con efficacia retroattiva a decorrere dall'1.1.2011, del citato art. 12, co. 10.

Corte Costituzionale, N.223-11 Ottobre 2012

(Corte Costituzionale
N:223 - 11 Ottobre 2012)

Pres. Quaranta, Est. Tesauro – A.A. e altri (avv. Angiolini) c. ministero della Giustizia e ministero dell’Economia e delle Finanze (Avv. Stato).

Note: Le ultime novità in materia di trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici

Lavoro pubblico – Trattamenti di fine rapporto – Anzianità dal 1° gennaio 2011 – Esclusione della trattenuta a carico del dipendente – Mancata previsione – Questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 10, del d.l. n. 78/2010 – Fondatezza.

È costituzionalmente illegittimo l’articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032 (Approvazione del Testo Unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato).
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Trasparenza e class action contro le inefficienze delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici

Articolo scritto da: Maria Dolores Ferrara

Il ricorso per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari dei servizi pubblici è uno strumento in cui sono sintetizzati gli obiettivi di fondo della riforma della p.a.. Numerose sono le limitazioni all’uso di questa azione processuale che rischiano di ridimensionarne l’impatto nell’ordinamento italiano: in particolare, l’esclusione di una tutela risarcitoria, la possibilità delle amministrazioni di paralizzare ex ante il ricorso o neutralizzare ex post l’eventuale provvedimento di condanna dimostrando la limitatezza delle risorse umane, strumentali.

Merito e premialità nella riforma del lavoro pubblico

Articolo scritto da: Federico Maria Putaturo Donati

SOMMARIO: 1. Premessa 2. Criteri per la differenziazione delle valutazioni. — 3. Eterogenesi degli strumenti premianti. — 3.1. Il bonus annuale delle eccellenze. — 3.2. Il premio annuale per l’innovazione. — 3.3. Progressioni economiche. — 3.4. Progressioni di carriera. — 3.5. Attribuzione di incarichi e responsabilità. — 3.6. Accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale. — 3.7. Premio di efficienza. — 4. Norme per gli enti territoriali e per il Servizio sanitario nazionale.— 5. Adeguamento ed efficacia dei contratti collettivi vigenti. — 6. Osservazioni conclusive.

Regime giuridico e fonti di disciplina dei rapporti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni

Articolo scritto da: Alfredo Corpaci

L'autore tratta la questione del regime giuridico dei rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni alla luce della riforma del 2009. Muovendo dai caratteri e motivi ispiratori di tale riforma, ritiene che le nuove regole sulla misurazione e valutazione delle performance e sul circuito risultati/responsabilità confermino, e, di più, accentuino la connotazione privatistico-aziendalistica dei poteri gestionali in materia di organizzazione e lavoro.

Austerità e diritti del lavoro in Europa: una filastrocca irlandese?

Articolo scritto da: Michael Doherty

L’articolo inizia descrivendo brevemente il modello irlandese «anglosassone» di rapporti di lavoro. In seguito prende in esame alcune specificità della crisi irlandese, il ruolo e le richieste della Troika. L'autore analizza gli impatti delle riforme richieste dalla Troika sui meccanismi di determinazione dei salari in Irlanda, sulle condizioni di impiego e sulle disposizioni standard nel settore pubblico.

Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico

Articolo scritto da: Adriana Topo

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si sofferma, fra l’altro, sulla questione del possibile assoggettamento del contratto collettivo pubblico alla regola di parità di trattamento. La Corte, in sostanza, afferma che nel lavoro pubblico il principio di parità «vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo», ma anche che la parità «non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede», cioè in sede collettiva

Corte di Cassazione, N.16504-18 Giugno 2008

(Corte di Cassazione
N:16504 - 18 Giugno 2008)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Curcuruto, P.M. Fedeli (diff.) – Univ. Studi Basilicata c. Tedesco (avv. Di Pardo). Diff. Trib. Potenza 10 giugno 2004.

Note: Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico

Contratto collettivo – Lavoro pubblico – Inquadramento – Parità – Discriminazione.

La clausola di cui all’art. 74, comma 4, Ccnl comparto Università 9 agosto 2000 – là dove, segnatamente, recita: «con l’art. 74 del Ccnl le parti hanno legittimamente delineato il sistema di inquadramento del personale nelle nuove categorie, né può configurarsi un contrasto tra la citata norma contrattuale e l’art. 52, d.lgs. n. 165/2001» – non è affetta da nullità, giacché: 1) non si può ravvisare un contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 45, d.lgs. n. 165, cit., in quanto tale principio vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede;
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