Lavoro pubblico

Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblico

Articolo scritto da: Mariangela Grasso

Il tema dell’equiparazione nei rapporti di lavoro e del principio di non discriminazione tra lavoratori italiani e stranieri è stato affrontato dalla sentenza in epigrafe della Corte di Cassazione, che ha risolto una questione di estrema attualità riguardante gli enti pubblici. Il Supremo Collegio ha escluso per gli stranieri non comunitari, ancorché disabili, la possibilità di accedere al pubblico impiego, non considerando tale esclusione «sospettabile di illegittimità costituzionale, sia perché si esula dall’area dei diritti fondamentali,...

Cassazione, N.24170-13 Novembre 2006

(Cassazione
N:24170 - 13 Novembre 2006)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Picone; P.M. Matera (concl. Conf.) – G. Z. (avv. Tamburini) c. Amministrazione provinciale di Siena (avv. Dinoi).

Note: Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblico
Parole chiave: lavoro pubblico :: cittadini stranieri ::

Impiego pubblico – Stranieri extracomunitari – Esclusione dall’accesso al lavoro pubblico al di fuori delle eccezioni previste dalla legge – Fondamento.

Il requisito del possesso della cittadinanza italiana, richiesto per accedere al lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni dall’art. 2, d.P.R. n. 487/1994 – norma «legificata» dall’art. 70, comma 13, d.lgs. n. 165/2001 –, e dal quale si prescinde, in parte, solo per gli stranieri comunitari, nonché per casi particolari (art. 38, d.lgs. n. 165/2001; art. 22, d.lgs. n. 286/1998), si inserisce nel complesso delle disposizioni che regolano la materia particolare dell’impiego pubblico; materia fatta salva dal d.lgs. n. 286/1998, che, in attuazione della Convenzione Oil n. 175/1975, resa esecutiva con legge n. 158/1981, sancisce, in generale, parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti per i lavoratori extracomunitari rispetto ai lavoratori italiani;...
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Continuità e discontinuità nella disciplina del trasferimento del personale

Articolo scritto da: Alessandro Garilli

Il saggio analizza in chiave critica le principali novità apportate dal d.l. n. 90/2014, convertito in legge n. 214/2014, alla disciplina della mobilità dei dipendenti pubblici. Dopo aver descritto le peculiarità del nesso tra organizzazione amministrativa e gestione dei rapporti di lavoro, l’Autore si sofferma sulle cause dell’ineffettività delle regole dedicate alla circolazione delle risorse umane all’interno della p.a. e segnala i possibili rimedi.

L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

Articolo scritto da: Serena Zitti

La Corte Ue risponde al rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, inerente controversie sorte nel quadro d’attuazione della legge di stabilizzazione del personale non dirigenziale della p.a. (n. 296/2006). Per effetto del diritto vigente si gioca, in prima battuta, la partita dell’uguaglianza tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato; nel contempo, scatta una sorta di “prova di forza” tra l’Ue, garante del principio di non discriminazione, e uno Stato membro, titolare del potere discrezionale di regolamentare i rapporti di lavoro in essere, nel settore pubblico, sul suo territorio.

Corte di Giustizia dell'Unione Europea, N.-18 Ottobre 2012

(Corte di Giustizia dell'Unione Europea
N: - 18 Ottobre 2012)

cause riunite da C-302/11 a C-305/11, Sez. VI – Valenza, Altavista, Marsella, Schettini, Tomassini c. Autorità garante della concorrenza e del mercato – Avv. Gen. E. Sharpston.

Note: L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Direttiva n. 1999/70/Ce – Accordo Ces, Unice, Ceep sul lavoro a tempo determinato – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Procedura di stabilizzazione – Assunzione in ruolo senza concorso di lavoratori già in servizio a tempo determinato – Computo dell’anzianità di servizio – Sussistenza.

La clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificatada «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4 della clausola.
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La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzato

Articolo scritto da: Carlo Lanzinger

Il commento analizza una recente ed innovativa pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite in merito alla giurisdizione relativa alle controversie relative alla condotta antisindacale ex art. 28 Stat. Lav. nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato. In particolare, la tematica rivolta all’attenzione della Corte riguarda una condotta potenzialmente lesiva sia dei diritti delle organizzazioni sindacali, sia delle posizioni dei singoli lavoratori (cd. condotta plurioffensiva). La Corte decide in favore della giurisdizione del tribunale ordinario in funzione di giudice del lavoro

Corte di cassazione, N.20161-24 Settembre 2010

(Corte di cassazione
N:20161 - 24 Settembre 2010)

Ss.Uu., ord. – Pres. Carbone, Est. Amoroso, S.P.G. Sepe (conf.) – Fiba Cisl (avv.ti Patrizi e Arrigo) c. Banca d’Italia (avv.ti Perassi, Capolino, Vallebona). Diff. Tribunale di Roma 15 dicembre 2008.

Note: La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzato
Parole chiave: condotta antisindacale ::

Condotta antisindacale – Pubblico impiego non privatizzato – Giurisdizione – Competenza per materia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro – Sussiste.

Nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato, appartiene alla competenza per materia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, con esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo, la domanda con cui il sindacato chieda ai sensi dell’art. 28 della legge n. 300/1970 la condanna della Banca d’Italia per comportamento antisindacale. Infatti, il criterio oggettivo di riparto di giurisdizione fondato sulla materia antisindacale prevale, allo stato, sul criterio soggettivo dell’appartenenza dei rapporti di lavoro all’impiego pubblico non privatizzato
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Contrattazione integrativa e buon andamento delle amministrazioni

Articolo scritto da: Carmen La Macchia.

Il saggio esamina le innovazioni introdotte dalla recente riforma della disciplina del lavoro contenuta nella l. 4 marzo 2009, n.15 e nel d.lgs 27 ottobre 2009, n.150 in materia di contrattazione collettiva integrativa. L’A. descrive le modifiche più significative apportate alla previgente disciplina, in particolare approfondendo le tematiche relative al ruolo della contrattazione collettiva, ai poteri amministrativi, ai controlli in materia di contenimento della spesa per il personale, alle sanzioni ed agli obblighi di trasparenza, alle problematiche relative alla rappresentatività sindacale.

L’inderogabilità nel lavoro pubblico dopo la riforma

Articolo scritto da: Federico Siotto

il saggio esamina il ruolo della norma inderogabile nel lavoro pubblico dopo le modifiche introdotte dalla cd. riforma Brunetta. Il duplice punto di osservazione delle fonti di disciplina nel rapporto di impiego e delle fonti legali nel riparto di competenze tra legislatore nazionale e regionale consente di analizzare le interferenze tra i vari piani regolativi.

La Cassazione nega la responsabilità dei rappresentanti sindacali per il cosiddetto danno da contrattazione collettiva

Articolo scritto da: Alessandro Bellavista

L'ordinanza della Cassazione, emanata in sede di regolamento di giurisdizione, esclude che, nel settore pubblico, possa essere contestato il danno erariale alla delegazione sindacale per un contratto collettivo integrativo illegittimo. Ciò perché deve escludersi che, nello svolgimento della loro attività sindacale, le rappresentanze dei lavoratori siano portatrici di funzioni dirette al perseguimento dei fini e degli interessi della pubblica amministrazione.

Cassazione, N.14689-14 Luglio 2015

(Cassazione
N:14689 - 14 Luglio 2015)

Sezioni Unite – Pres. Rovelli, Est. Bandini, P.M. Celeste (conf.) – B. e altri (avv. Montini) c. Procura regionale della Corte dei conti presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Toscana.

Note: La Cassazione nega la responsabilità dei rappresentanti sindacali per il cosiddetto danno da contrattazione collettiva
Parole chiave: lavoro pubblico ::

Lavoro pubblico – Contratto collettivo integrativo – Danno erariale – Responsabilità dei rappresentanti sindacali – Giurisdizione della Corte dei conti – Insussistenza

Si deve escludere che, nel settore pubblico, nello svolgimento della loro attività sindacale, le rappresentanze dei lavoratori siano portatrici di funzioni dirette al perseguimento dei fini e degli interessi della pubblica amministrazione. Si deve escludere altresì che eventuali conseguenze dannose scaturenti da contratti collettivi integrativi illegittimi possano essere oggetto di responsabilità contabile a carico dei rappresentanti sindacali che hanno concluso i suddetti accordi.
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Contratti collettivi e «istituti della partecipazione» nel settore pubblico dopo la «riforma Brunetta»

Articolo scritto da: Gaetano D'Auria

Le pronunce affermano la persistenza, in capo alle p.a., degli obblighi di concertazione sindacale che, in materia organizzativa e di gestione dei rapporti di lavoro, sono previsti dai c.c.n.l. precedenti l’entrata in vigore del d.lgs. 150/09, di riforma del lav. pubbl.; ciò, malgrado il decreto non ammetta, nelle materie di cui s’è detto, forme di partecipazione sindacale diverse dall’informazione. Il commento sottolinea la problematicità di questa impostazione, segnalando come la riduzione delle modalità partecipative finirà per accrescere l'ingerenza della politica nella gestione della p.a.

Tribunale Torino decr., N.2639-2 Aprile 2010

(Tribunale Torino decr.
N:2639 - 2 Aprile 2010)

Est. Lanza – Funzione pubblica Cgil-Regione Piemonte e altri (avv. Durazzo) c. Inps- Direzione generale del Piemonte (avv. Cuomo)

Note: Contratti collettivi e «istituti della partecipazione» nel settore pubblico dopo la «riforma Brunetta»

Condotta antisindacale – Lavoro pubblico – Modifica del sistema di relazioni sindacali a opera del d.lgs. n. 150/2009 – Comune – Obblighi di concertazione previsti dal Ccnl vigente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009 – Violazione – Antisindacalità.

È antisindacale il comportamento dell’ente pubblico non economico che, assumendo l’inapplicabilità, in esito all’entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009, del sistema di informazione e concertazione a livello aziendale, previsto dal Ccnl di settore vigente all’entrata in vigore dello stesso decreto, abbia negato alle organizzazioni sindacali il diritto all’informazione e alla concertazione su provvedimenti relativi all’organizzazione degli uffici e del lavoro, adottando altresì iniziative unilaterali su tali materie (nella specie, il giudice ha ordinato, oltre alla cessazione del comportamento antisindacale, l’avvio del confronto richiesto dalle organizzazioni sindacali sulle materie oggetto di informazione e di concertazione
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Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale

Nel contributo, gli Autori dimostrano come, dal confronto internazionale, il numero complessivo e le retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani non risultino elevati. Cio nonostante, negli ultimi anni si è assistito a rilevanti tagli orizzontali della spesa per la p.a. nella logica esclusiva di riequilibrare le finanze pubbliche, senza procedere alla riorganizzazione dei servizi. La pubblica amministrazione italiana ha invece problemi di efficienza che possono essere risolti attraverso la riqualificazione della spesa e alcuni investimenti nel ricambio generazionale.

Il dialogo tra Corte di Giustizia e giudice nazionale n tema di precariato pubblico

Articolo scritto da: Vincenzo De Michele

La situazione di precarietà lavorativa di centinaia di migliaa di persone che operano nel pubblico impiego, anche alle dipendenze delle Istituzioni dell’Ue, è stata già oggetto di numerose pronunzie della Corte di Giustizia. Il saggio analizza le ricadute della giurisprudenza dell'Unione sugli stati membri interessati alle relative pronunce, soprattutto in riferimento al caso italiano.