lavoro

Lavoro delle donne e flessibilità: qualche obiezione a Pietro Ichino

Articolo scritto da: Daniela Izzi

Lo scritto, occasionato da un Convegno organizzato (nel dicembre 2008) presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino per discutere con Pietro Ichino le proposte di politica del lavoro da lui avanzate, prende in esame due declinazioni della flessibilità che interessano da vicino l’occupazione delle donne (il lavoro part-time, quale particolare forma di flessibilità cd. in entrata, e le dimissioni non vincolate nella forma del lavoratore, come espressione della flessibilità cd. in uscita), evidenziando i problemi che pongono in proposito le sue posizioni.

Lavoro e legalità: «settori a rischio» o «rischio di settore»? Brevi note sulle strategie di contrasto al lavoro illegale..

Articolo scritto da: Antonio Viscomi

L’Autore delinea le più recenti misure legislative di contrasto al fenomeno del crimine organizzato e rileva la loro incidenza anche sulle relazioni di lavoro. Individua i modelli normativi corrispondenti a due diverse strategie di contrasto e ne propone alcune correzioni per renderli maggiormente adeguati alle specificità del lavoro. Propone infine di abbandonare l’idea di settori professionali a rischio a favore di una migliore percezione e valutazione del rischio specifico di ogni settore.

Sulla qualificazione giuridica della lettera di intenti

Articolo scritto da: Livia Chiara Mazzone

Un rapporto di lavoro non si costituisce automaticamente con una lettera di intenti. Questo strumento giuridico, nato nelle prassi del commercio, necessita di essere analizzato onde comprendere la reale volontà delle parti. Nel corso delle trattative è richiesto di comportarsi secondo buona fede, la violazione di tale principio comporta la sussistenza di una responsabilità precontrattuale. In particolare sarà considerato violato il principio di buona fede ove, come nella sentenza, una parte abbia ingenerato nell’altra un affidamento nella stipulazione del contratto e senza giusta causa receda

Corte Appello Venezia, N.-24 Gennaio 2013

(Corte Appello Venezia
N: - 24 Gennaio 2013)

gennaio 2013, Sez. lav. – Pres. D’Amico, Est. Parise – M.R. (avv.ti Bacci, Gaiotti) c. Ebara Pumps Europe Spa (avv.ti Boccardi, Forza).

Note: Sulla qualificazione giuridica della lettera di intenti

Lavoro subordinato – Lettera di intenti – Qualificazione giuridica della fattispecie – Recesso – Principio di buona fede – Violazione – Responsabilità precontrattuale – Sussistenza.

In presenza di una lettera di intenti non può considerarsi automaticamente costituito un rapporto di lavoro. È, invece, necessario effettuare un’indagine sulla volontà espressa dalle parti nella lettera, al fine di ricostruire la reale intenzione dei contraenti, i quali dovranno comportarsi, nel corso delle trattative, secondo buona fede. La violazione del principio di buona fede comporta la sussistenza di una responsabilità precontrattuale.
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Questioni in tema di qualificazione del rapporto di lavoro e onere della prova nel caso di asserite dimissioni

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

La sentenza consente di esaminare una fattispecie particolare che riguarda due temi: la prima concernente la qualificazione di un rapporto di lavoro subordinato disciplinato dapprima con un contratto di lavoro occasionale e poi con contratto marittimo a termine, ove il lavoratore ha sempre svolto i medesimi compiti espletati in precedenza durante il periodo non regolarizzato; la seconda concernente l’onere prova con riferimento al momento conclusivo del rapporto interrotto prima della naturale scadenza, ove le parti hanno prospett. una diversa ricostruz. dei fatti: lic. verbale o dimissioni

Tribunale Roma, N.16250-12 Ottobre 2011

(Tribunale Roma
N:16250 - 12 Ottobre 2011)

Est. Armone – P.P.S. (avv. Aiello) c. Compagnia di navigazione Ponte S. Angelo in liquidazione (avv. Napoletano).

Note: Questioni in tema di qualificazione del rapporto di lavoro e onere della prova nel caso di asserite dimissioni
Parole chiave: subordinato :: rapporto :: qualificazione :: lavoro ::

Lavoro subordinato – Qualificazione del rapporto – Successiva apposizione del termine – Nullità – Cessazione del rapporto – Asserite dimissioni – Ripartizione dell’onere della prova.

Nel caso di successione di un rapporto di lavoro di tipo occasionale e di un rapporto subordinato a termine di lavoro marittimo, l’accertamento della natura subordinata del primo rapporto, formalmente qualificato come autonomo, travolge il successivo contratto a termine e la relativa apposizione del termine, con la conseguenza che il rapporto deve considerarsi unico e a tempo indeterminato sin dall’origine. Ove si controverta sulle modalità di risoluzione del rapporto con affermazioni contrapposte (licenziamento orale o dimissioni), sul lavoratore grava esclusivamente la prova della cessazione del rapporto, mentre la controdeduzione del datore riguardante le dimissioni ha valore di eccezione e la prova incombe sullo stesso essipiente
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Somministrazione a termine e causali di assunzione: vizi formali e ripercussioni sull’utilizzatore

Articolo scritto da: Milena Talarico

La sentenza affronta il tema delle conseguenze giuridiche derivanti dalla genericità delle causali nella stipulazione di contratti di lavoro a termine in esecuzione di contratti (commerciali) di somministrazione. Il giudice ha dichiarato la nullità del termine apposto ai suddetti contratti di lavoro, prevedendo la conversione a tempo indeterminato del rapporto con l'utilizzatore, in applicazione della sanzione ex art. 27 del d.lgs. 276/03. Tale decisione è scaturita dai rilievi effettuati in ordine alla violazione dell'obbligo di specificazione delle causali previsto dall'art. 22 d.lgs. 276.

Tribunale Roma, N.XXX-18 Ottobre 2010

(Tribunale Roma
N:XXX - 18 Ottobre 2010)

Est. Foscolo – P.A. (avv.ti Salvagni, Auricchio) c. Procter & Gamble Italia Spa (avv.ti Maresca, Bonomo)

Note: Somministrazione a termine e causali di assunzione: vizi formali e ripercussioni sull’utilizzatore

Somministrazione di lavoro – Genericità delle causali – Obbligo di specificazione – Temporaneità delle esigenze – Nullità apposizione dei termini – Sanzione ex art 27, d.lgs. n. 276/2003

La genericità delle causali giustificatrici apposte ai contratti di lavoro a tempo determinato nell’ambito di una somministrazione a termine, nonché la carenza del requisito della temporaneità delle suddette esigenze, determinano la nullità del termine apposto ai singoli contratti e la conseguente conversione a tempo indeterminato del rapporto sin dalla origine, alle dipendenze dell’utilizzatore (parte convenuta), in applicazione della sanzione di cui all’art. 27 del d.lgs. n. 276/2003
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Il lavoro nella Costituzione

Articolo scritto da: CarloSmuraglia

SOMMARIO: 1. Le origini della Carta Costituzionale. — 2. Lo «spirito» e la carica personalistica della Costituzione; il lavoro, il suo valore e la sua tutela. — 3. L’effettività dei princìpi sul lavoro. — 4. L’attualità della Costituzione e la necessità di farla «vivere».

Le conseguenze dell’errata scelta del rito Fornero

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

L’esaminata vicenda è emblematica delle tante trappole che il legislatore ha disseminato lungo il percorso verso il provvedimento che definisce nel merito il giudizio sulla legittimità del licenziamento assistito delle tutele previste dall’art. 18 stat. lav. Nella specie la Corte d’appello di Roma si pronuncia sui temi più controversi della riforma: l’ambito di applicazione del rito speciale e i provvedimenti adottabili dal giudice nel caso di errata scelta del rito, proponendo una interpretazione ispirata ai principi di ragionevolezza e di conservazione degli atti processuali.

Corte Appello Roma, N.11199-23 Dicembre 2013

(Corte Appello Roma
N:11199 - 23 Dicembre 2013)

Pres. ed Est. Di Paolantonio – T.L (avv. Conti) c. Barclays Bank Plc (avv.ti De Luca Tamajo, Toffoletto, Bottini, Nespoli, Paternò) ed Engo Spa (avv.ti Maresca, Giannì).

Note: Le conseguenze dell’errata scelta del rito Fornero
Parole chiave: controversie :: lavoro :: rito :: speciale :: licenziamento ::

Controversie di lavoro e previdenza – Rito speciale per i licenziamenti – Ambito di applicazione – Domande connesse – Accertamento di un rapporto con soggetto diverso dal formale datore di lavoro – Ammissibilità – Onere di allegazione – Necessità – Difetto – Inapplicabilità del rito speciale – Separazione con mutamento del rito.

È ammissibile il ricorso al procedimento speciale disciplinato dalla l. n. 92/12 anche nei casi in cui il ricorrente, nell’impugnare l’atto espulsivo, invochi le tutele previste dall’art. 18 Stat. nei confronti di più soggetti, sul presupposto che gli stessi costituiscano un unico centro di imputazione di interessi e, quindi, un unico datore di lavoro. In difetto delle necessarie allegazioni sulle condizioni che devono ricorrere affinché il collegamento societario assuma rilevanza ai fini del computo del requisito dimensionale, la domanda del ricorrente ex art. 18 Stat. va dichiarata infondata, con conseguente inapplicabilità del rito speciale.
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Corti d'Appello sull'art. 434 c.p.c. riformato: l'onere degli avvocati di scrivere anche la sentenza

Articolo scritto da: Giuseppe Cannati

Dalle Corti di appello di Roma e Salerno proviene una rigorosa interpretazione degli art. 342 e 434 c.p.c. che finisce per aggravare l’attività difensiva. L’A. critica l’idea sostenuta nelle decisioni secondo cui l’appellante dovrebbe fornire il testo della pronuncia di appello o quella enunciata dalla Corte di Roma secondo cui avrebbe l’onere di fornire al giudicante prospetti di calcolo alternativi rispetto ai conteggi elaborati dal ctu., recepiti nella sentenza di primo grado. Inoltre, si sofferma su quali dovrebbero essere le novità riguardanti i motivi di impugnazioni introdotte nel 2012

Corte Appello Salerno, N.139-1 Febbraio 2013

(Corte Appello Salerno
N:139 - 1 Febbraio 2013)

Pres. Della Casa, Est. Di Maio – Inps (avv. Serrelli) c. A.C. (avv. Coppola).

Note: Corti d'Appello sull'art. 434 c.p.c. riformato: l'onere degli avvocati di scrivere anche la sentenza
Parole chiave: ricorso :: omissione :: lavoro :: controversie :: appello ::

Controversie di lavoro e previdenza – Ricorso in appello e omessa critica al ragionamento decisorio del giudice di primo grado in ordine alla Ctu medico-legale espletata – Inammissibilità.

L’appellante non può limitarsi a reiterare la propria tesi difensiva svolta in primo grado, senza tener conto delle ragioni della decisione impugnata. Egli ha l’onere di indicare le parti motivazionali della sentenza che, a suo giudizio, devono essere emendate, l’onere di sottoporre al Collegio, in sostituzione di quest’ultime, altre parti motivazionali che andranno ritagliate e sovrapposte a quelle impugnate e, infine, di esporre con altrettanto chiara, ordinata e pertinente indicazione gli elementi da cui ha origine la lamentata violazione di legge e loro rilevanza ai fini dell’impugnazione.
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Corte Appello Roma, N.377-23 Gennaio 2013

(Corte Appello Roma
N:377 - 23 Gennaio 2013)

Pres. ed Est. Torrice – XXX (avv.ti Sconocchia, Frigo, Rossi) c. XXX (avv. Pietrograzia).

Note: Corti d'Appello sull'art. 434 c.p.c. riformato: l'onere degli avvocati di scrivere anche la sentenza

Controversie di lavoro e previdenza – Ricorso in appello – Omessa indicazione delle modifiche proposte dall’appellante e dei valori monetari riguardanti le differenze retributive richieste – Inammissibilità

L’onere per l’appellante di indicare le modifiche riguardanti la sentenza impugnata, nel caso si tratti della condanna al pagamento di differenze retributive, comporta l’allegazione di prospetti contabili alternativi a quelli posti alla base della decisione impugnata, in assenza dei quali il giudice di appello non può procedere ad una nuova rideterminazione.
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L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Articolo scritto da: Filippo Basile

1. Premessa. Le azioni per comportamento antisindacale nella pubblica amministrazione. — 2. L’assemblea sindacale nel comparto Scuola. Limiti nelle modalità di svolgimento. — 3. Informazione preventiva, concertazione, consultazione negli atti di valenza generale dei Comuni. — 4. Conclusioni.

Corte Appello Caltanisetta, N.295-24 Giugno 2011

(Corte Appello Caltanisetta
N:295 - 24 Giugno 2011)

Pres. Nicastro, Est. Catalano – Comune di Piazza Armerina (avv.ti Bonura e Mela) c. Cisl-F.P. Enna (avv. Lo Giudice).

Note: L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Condotta antisindacale – Atti di valenza generale dei Comuni – Informazione preventiva ai sindacati – Non dovuta – Omissione dell’obbligo di consultazione ex art. 6, d.lgs. n. 165/2001 – Sussiste.

In vigenza dell’art. 7 del Ccnl Regioni e Autonomie locali stipulato il 1° aprile 1999, gli atti di valenza generale concernenti il rapporto di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione delle risorse umane sono sottratti all’informazione preventiva nei confronti dei Sindacati e alla conseguente concertazione. Al contrario, gli stessi atti soggiacciono all’obbligo di «consultazione» di cui all’art. 6, d.lgs. n. 165/2001, sicché integra una condotta antisindacale l’adozione dell’atto senza la preventiva «consultazione»
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Corte Appello Catania, N.339-27 Aprile 2011

(Corte Appello Catania
N:339 - 27 Aprile 2011)

Pres. Nigro, Est. Cordio – Iti «Stanislavo Cannizzaro» (Avv. dello Stato) c. Cgil- Scuola Catania (avv. Spataro). Conf. Trib. Catania 27 maggio 2008.

Note: L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Condotta antisindacale – Assemblea «di strada» – Omissione degli adempimenti collaborativi del dirigente scolastico – Art. 8 Ccnl Scuola 2003 – Sussiste.

In materia di assemblea sindacale durante l’orario di lavoro sono del tutto irrilevanti le modalità di svolgimento dell’assemblea, rimesse all’autonoma determinazione del Sindacato proponente, mentre è inibito all’amministrazione di esercitare ogni forma di controllo su tali modalità. È antisindacale, pertanto, il comportamento del dirigente scolastico che, in violazione dell’art. 8, comma 8, Ccnl Scuola 2003, abbia omesso di preavvertire, mediante circolare interna, il personale della scuola circa la indizione di un’assemblea sindacale a carattere territoriale in forma di manifestazione pubblica da svolgersi sulla pubblica via
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Il diritto del lavoro e libertà di concorrenza: il caso dei servizi aeroportuali

Articolo scritto da: MassimoPallini

1. — Nelle due sentenze in commento la Corte di Giustizia Ce è stata chiamata dalla Commissione a valutare la compatibilità delle disposizioni volte ad assicurare la continuità dell’impiego dei lavoratori occupati nei servizi aeroportuali adottate dalla legge italiana e da quella tedesca di recepimento della Direttiva n. 96/67 con l’obiettivo primario della stessa direttiva di «liberalizzazione» del settore. La Direttiva n. 96/67 ha dettato le condizioni di una progressiva apertura alla concorrenza del mercato dei servizi aeroportuali di assistenza a terra, che in passato in quasi tutti...

Corte di Giustizia delle Comunità Europee, N.-14 Luglio 2005

(Corte di Giustizia delle Comunità Europee
N: - 14 Luglio 2005)

causa C-386/2003 – Pres. Timmermans, Rel. Silva de la Puerta, Avv. Gen. Léger – Commissione delle Comunità Europee c. Repubblica federale di Germania.

Note: Il diritto del lavoro e libertà di concorrenza: il caso dei servizi aeroportuali
Parole chiave: lavoro - concorrenza ::

Servizi aeroportuali – Direttiva n. 96/67/Ce – Recepimento nazionale – Dipendenti del gestore aeroportuale – Obbligo di assunzione alle dipendenze delle imprese neoentrate nel settore o di misure compensative dei costi sociali – Contrasto con la direttiva.

La normativa tedesca di recepimento della Direttiva n. 96/67/Ce di liberalizzazione dei servizi aeroportuali di terra, nella parte in cui grava le nuove imprese legittimate a prestare tali servizi dell’obbligo o di assumere i lavoratori già alle dipendenze del gestore aeroportuale in misura corrispondente alla quota di mercato conquistata oppure di compensare economicamente lo stesso gestore dei costi conseguenti alla mancata assunzione di quei lavoratori, è in contrasto con il disposto della direttiva in quanto produce effetti restrittivi della concorrenza sproporzionati. (Massima non ufficiale)
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Corte di Giustizia delle Comunità Europee, N.-9 Dicembre 2004

(Corte di Giustizia delle Comunità Europee
N: - 9 Dicembre 2004)

causa C-460/2002 – Pres. Jann, Rel. Silva de la Puerta, Avv. Gen. Léger – Commissione delle Comunità Europee c. Repubblica italiana.

Note: Il diritto del lavoro e libertà di concorrenza: il caso dei servizi aeroportuali
Parole chiave: lavoro - concorrenza ::

Servizi aeroportuali – Direttiva n. 96/67/Ce – Recepimento nazionale – D.lgs. 13 gennaio 1999, n. 18 – Dipendenti del gestore aeroportuale – Obbligo di assunzione alle dipendenze delle imprese neoentrate nel settore – Contrasto con la direttiva.

La normativa italiana di recepimento della Direttiva n. 96/67/Ce di liberalizzazione dei servizi aeroportuali di terra nella parte in cui grava le nuove imprese legittimate a prestare tali servizi dell’obbligo di assumere i lavoratori già alle dipendenze del gestore aeroportuale in misura corrispondente alla quota di mercato conquistata è in contrasto con il disposto della direttiva in quanto produce effetti restrittivi della concorrenza sproporzionati (2). (Massima non ufficiale)
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