lavoro

Il pensiero giuridico di Simone Weil

Articolo scritto da: AlainSupiot

Il saggio mette in luce il contributo di S. Weil al pensiero giuridico in generale e al diritto del lavoro in particolare. Si evidenzia come la filosofia del lavoro di questa straordinaria giurista sia radicata nell’esperienza dell’universo industriale; esperienza che fonda la componente normativa della sua opera. All’epoca in cui S. Weil lavora in fabbrica, il Diritto del Lavoro è ancora balbettante e la disumanizzazione del lavoro nell’universo industriale è allucinante. La sua esperienza della subordinazione giuridica la induce ad affermare che...

Povertà ed esclusione sociale oggi in Italia: cause e possibili rimedi

Articolo scritto da: ChiaraSaraceno

La povertà in Italia riguarda più le famiglie che gli individui che vivono soli, più i minori che gli adulti e gli anziani, ed è fortemente concentrata a livello territoriale, in particolare al Sud. Queste caratteristiche sono di lunga durata. Con la crisi, che ha fatto aumentare sensibilmente la povertà assoluta, si sono accentuate. L’Autrice argomenta che queste caratteristiche della povertà in Italia sono l’esito dell’intreccio tra funzionamento del mercato del lavoro, funzionamento della famiglia e mancanza o inefficacia delle politiche redistributive in denaro e in servizi.

La potestà regionale in materia di lavoro

Articolo scritto da: Anna Trojsi

SOMMARIO: 1. La potestà legislativa regionale in materia di (mercato del) lavoro. — 2. La potestà regolamentare della Regione. — 3. La allocazione delle funzioni amministrative. — 4. Segue: il potere di vigilanza. — 5. Segue: la potestà sanzionatoria. — 6. Segue: il potere sostitutivo regionale. — 7. Conclusioni: la centralità del principio di «leale collaborazione».

La precarizzazione del mondo del lavoro: le collaborazioni fasulle e il «sottobosco» delle partite Iva

Articolo scritto da: Alessandra Raffi

sopravvivenza loro e della loro famiglia, indipendentemente dalla qualificazione tecnica della prestazione (subordinata o parasubordinata) è gravemente regredita negli ultimi quindici anni, sia dal punto di vista normativo delle tutele di stabilità, sicurezza e dignità, sia dal punto di vista del compenso, o ragione di scambio, della loro forza lavoro. Il contributo, prendendo spunto da un caso giurisprudenziale, affronta il tema della precarizzazione del mondo del lavoro anche con specifico riferimento al sottopagamento delle prestazioni lavorative in qualsiasi forma rese.

Tribunale Roma 18 aprile 2014, ord., N.3443-18 Aprile 2014

(Tribunale Roma 18 aprile 2014, ord.
N:3443 - 18 Aprile 2014)

Est. Marocco – C.D. (avv. Grassi) c. P.S. (avv. Canepuccia).

Note: La precarizzazione del mondo del lavoro: le collaborazioni fasulle e il «sottobosco» delle partite Iva
Parole chiave: lavoro :: coordinata :: continuativa :: collaborazione :: autonomo ::

Lavoro autonomo – Collaborazione coordinata e continuativa – Assenza di requisiti – Rapporto di lavoro subordinato – Sussistenza – Licenziamento nullo – Reintegrazione del lavoratore.

In forza del combinato disposto degli artt. 61 e 69, comma 1, d.lgs. n. 276/2003, la fattispecie astratta posta dagli artt. 2094 ss. cod. civ. è da considerarsi come tipo generale per il governo dei rapporti di lavoro, mentre le ipotesi di collaborazione devono essere regolate in forma scritta e con piena soddisfazione degli specifici requisiti positivamente previsti; ove vi sia difetto genetico di causa, perché il negozio, che si vorrebbe di lavoro atipico, si discosta dalla forma di legge, vi è presunzione legale – quindi assoluta – della natura dipendente del rapporto.
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Commento a Tribunale Taranto, 20 dicembre 2012 e Tribunale Gorizia, 19 luglio 2012

Articolo scritto da: Marianna Russo

CCC

Tribunale Taranto, N.8647-20 Dicembre 2012

(Tribunale Taranto
N:8647 - 20 Dicembre 2012)

Est. Ciquera – S.P. (avv. Maraglino) c. Ilva Spa (avv. Schiavone).

Note: Commento a Tribunale Taranto, 20 dicembre 2012 e Tribunale Gorizia, 19 luglio 2012

Orario di lavoro – Tempo impiegato per recarsi dall’ingresso dello stabilimento allo spogliatoio e successivamente alla postazione di lavoro – Non retribuibilità.

Non è ravvisabile eterodirezione nel tempo impiegato dal lavoratore per raggiungere lo spogliatoio dall’ingresso dello stabilimento e per recarsi dallo spogliatoio al posto di lavoro (e tragitti inversi), in quanto la predisposizione di navette aziendali per compiere tali percorsi costituisce una mera agevolazione e non un obbligo per il lavoratore. Inoltre, la previsione di più corse consente ai dipendenti la scelta del momento in cui salire a bordo, senza che venga effettuato alcun controllo sui tempi di accesso. Pertanto, il tempo impiegato dai lavoratori nei trasferimenti endoaziendali non è qualificabile come orario di lavoro e non è retribuibile.
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Tribunale Gorizia, N.97-19 Luglio 2012

(Tribunale Gorizia
N:97 - 19 Luglio 2012)

F.A. (avv.ti Compagnone, Petracci, Belli) c. Fincantieri Spa (avv.ti Morrico, Suffi).

Note: Commento a Tribunale Taranto, 20 dicembre 2012 e Tribunale Gorizia, 19 luglio 2012
Parole chiave: viaggio :: tuta :: tempo :: stabilimento :: spogliatoio :: orario :: non retribuibilità :: lavoro ::

Orario di lavoro – Tempo necessario per indossare e dismettere la tuta da lavoro – Tempo necessario per trasferimenti endoaziendali a inizio e fine turno di lavoro – Retribuibilità

Il tempo impiegato dai lavoratori per indossare e dismettere la tuta, lavarsi e compiere i trasferimenti interni allo stabilimento deve considerarsi ricompreso nell’orario di lavoro e, pertanto, retribuibile allorché risulti assoggettato al potere organizzativo del datore di lavoro. Indici rilevatori dell’eterodirezione sono ravvisabili nella predisposizione di appositi spogliatoi aziendali attrezzati, di un servizio di trasporto interno programmato in base ai turni di lavoro e di un sistema di controlli di sicurezza in entrata e uscita mediante rilevazione elettronica.
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Contratti standard per illeciti standard: chi è responsabile del contratto di somministrazione invalido?

Articolo scritto da: Olivia Bonardi

SOMMARIO: 1. L’indicazione dei motivi del ricorso alla somministrazione tra vizi formali e sostanziali. — 2. I doveri dell’agenzia e dell’utilizzatore nella redazione del contratto. — 3. La responsabilità solidale dell’utilizzatore e dell’agenzia di somministrazione. — 4. Come «regolare i conti» tra agenzia e utilizzatore? — 5. Inapplicabilità dell’art. 35, commi 5-7, legge n. 183/10.

Corte Appello Torino, N.631-

(Corte Appello Torino
N:631 - )

Pres. Girolami, Est. Grillo Pasquarelli – Fuchs Lubrificanti Spa (avv. Musso) c. Temporary Spa (avv. Loi) e c. Tripodi (avv. Merlo)

Note: Contratti standard per illeciti standard: chi è responsabile del contratto di somministrazione invalido?

Somministrazione di lavoro – Contratto di somministrazione – Insussistenza della causale – Nullità – Diritto dell’utilizzatore al risarcimento del danno da parte dell’agenzia di somministrazione – Non sussiste

Poiché l’utilizzatore ha il dovere di conoscere e rispettare le norme di legge che regolano la somministrazione di lavoro, l’agenzia di somministrazione non è tenuta a risarcirgli i danni conseguenti alla dichiarazione di nullità del contratto di somministrazione per genericità della causale e della mancata prova della sussistenza dell’esigenza di disporre temporaneamente di un lavoratore
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Obbligo e diritto di lavorare quale strumento di tutela della professionalità

Articolo scritto da: Maria Luisa De Margheriti

SOMMARIO: 1. Introduzione al problema. — 2. La posizione della dottrina maggioritaria. — 3. Demansionamento e inattività. — 4. Il diritto alla esecuzione della prestazione lavorativa nella elaborazione giurisprudenziale. — 5. La fonte normativa dell’obbligo risarcitorio del datore di lavoro. — 6. La tutela della professionalità e della personalità morale del prestatore di lavoro.

Lavoro e legalità: «settori a rischio» o «rischio di settore»? Brevi note sulle strategie di contrasto al lavoro illegale..

Articolo scritto da: Antonio Viscomi

L’Autore delinea le più recenti misure legislative di contrasto al fenomeno del crimine organizzato e rileva la loro incidenza anche sulle relazioni di lavoro. Individua i modelli normativi corrispondenti a due diverse strategie di contrasto e ne propone alcune correzioni per renderli maggiormente adeguati alle specificità del lavoro. Propone infine di abbandonare l’idea di settori professionali a rischio a favore di una migliore percezione e valutazione del rischio specifico di ogni settore.

Lavoro delle donne e flessibilità: qualche obiezione a Pietro Ichino

Articolo scritto da: Daniela Izzi

Lo scritto, occasionato da un Convegno organizzato (nel dicembre 2008) presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino per discutere con Pietro Ichino le proposte di politica del lavoro da lui avanzate, prende in esame due declinazioni della flessibilità che interessano da vicino l’occupazione delle donne (il lavoro part-time, quale particolare forma di flessibilità cd. in entrata, e le dimissioni non vincolate nella forma del lavoratore, come espressione della flessibilità cd. in uscita), evidenziando i problemi che pongono in proposito le sue posizioni.

Sulla qualificazione giuridica della lettera di intenti

Articolo scritto da: Livia Chiara Mazzone

Un rapporto di lavoro non si costituisce automaticamente con una lettera di intenti. Questo strumento giuridico, nato nelle prassi del commercio, necessita di essere analizzato onde comprendere la reale volontà delle parti. Nel corso delle trattative è richiesto di comportarsi secondo buona fede, la violazione di tale principio comporta la sussistenza di una responsabilità precontrattuale. In particolare sarà considerato violato il principio di buona fede ove, come nella sentenza, una parte abbia ingenerato nell’altra un affidamento nella stipulazione del contratto e senza giusta causa receda

Corte Appello Venezia, N.-24 Gennaio 2013

(Corte Appello Venezia
N: - 24 Gennaio 2013)

gennaio 2013, Sez. lav. – Pres. D’Amico, Est. Parise – M.R. (avv.ti Bacci, Gaiotti) c. Ebara Pumps Europe Spa (avv.ti Boccardi, Forza).

Note: Sulla qualificazione giuridica della lettera di intenti

Lavoro subordinato – Lettera di intenti – Qualificazione giuridica della fattispecie – Recesso – Principio di buona fede – Violazione – Responsabilità precontrattuale – Sussistenza.

In presenza di una lettera di intenti non può considerarsi automaticamente costituito un rapporto di lavoro. È, invece, necessario effettuare un’indagine sulla volontà espressa dalle parti nella lettera, al fine di ricostruire la reale intenzione dei contraenti, i quali dovranno comportarsi, nel corso delle trattative, secondo buona fede. La violazione del principio di buona fede comporta la sussistenza di una responsabilità precontrattuale.
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