jobs act

«Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro»?

Articolo scritto da: Maria Teresa Carinci

Il saggio analizza uno degli ultimi decreti attuativi del cd. Jobs Act, mettendo in luce come il gioco delle convenienze tra contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti e le altre figure di lavoro caratterizzate dalla temporaneità del vincolo (quali, in particolare: il contratto a termine, la somministrazione di lavoro e il lavoro accessorio) non sia in realtà sbilanciato a favore del primo, come invece affermato dallo stesso decreto n. 81/2015.

Le «collaborazioni organizzate dal committente» tra diritto europeo e giurisprudenza di legittimità.

Articolo scritto da: Lucia Tria

La disciplina delle «collaborazioni organizzate dal committente» introdotta dal decreto legislativo n. 81 del 2015 va letta insieme con la complessiva normativa contenuta nel citato decreto. Questo consente di percepire che si tratta di una disciplina diretta a fare chiarezza nelle molteplici e variegate situazioni lavorative che rientrano fra le collaborazioni, onde puntare a ottenere la massima corrispondenza tra realtà lavorativa e apparenza, nel senso di ridurre l’elevato tasso di «mercificazione» del lavoro che si è avuto negli ultimi venti anni.

L’ennesimo (inutile) intervento del legislatore sul contratto di apprendistato

Articolo scritto da: Madia D'Onghia

Il saggio esamina le modifiche apportate alla disciplina dell’apprendistato dal decreto Poletti, partendo dai dati più recenti sull’occupazione che rivelano un forte decremento di tale tipologia contrattuale. L’Autrice evidenzia come la novella si risolva in una mera opera di restyling, senza alcun effetto positivo per il rilancio dell’apprendistato; essa continua a enfatizzarne la finalità occupazionale (tutto a discapito dell’obbligazione formativa) con l’unico risultato di contribuire a creare un quadro normativo confusionario e privo di sistematicità

Le attività ispettive e il contrasto al lavoro irregolare nel sistema del Jobs Act

Articolo scritto da: Marco Esposito

Il saggio analizza i contenuti della riforma del 2015 in materia di ispezioni sul lavoro e di contrasto al lavoro irregolare. Si analizzano le previsioni sull’agenzia denominata Ispettorato nazionale del lavoro. L’A. muove alcune valutazioni critiche sull’effettiva capacità di questo soggetto a imprimere una svolta alle azioni di prevenzione, repressione e sanzione delle violazioni in materia di lavoro e previdenza sociale, visto il quadro complessivo in cui si tende a monetizzare amministrativamente le trasgressioni, con un alleggerimento complessivo delle garanzie a favore del lavoro

È finito il tempo dei patti di sindacato. Intervento eteronomo e autonomia individuale nel Jobs Act II

Articolo scritto da: LorenzoScarano

Il saggio si propone di effettuare una prima riflessione sul rapporto fra legge e contrattazione nella disciplina del contratto di lavoro subordinato, come modificata dal d.lgs. n. 81/2015, attuativo della legge delega n. 183/2014. La valutazione delle novità normative porta alla conclusione che il potenziamento dell’autonomia individuale spesso si traduce in un aumento della discrezionalità del datore di lavoro nella gestione del rapporto, ancora una volta accompagnato dalla continua riduzione del ruolo assegnato all’autonomia sindacale

Riflessioni in tema di eterorganizzazione nelle nuove collaborazioni di lavoro subordinato

Articolo scritto da: Costantino Cordella

l’Autore sottolinea come l’art. 2, d.lgs. n. 81/2015, sia frutto della volontà di tipizzare gli indici di qualificazione più utilizzati in giurisprudenza, evidenziando le ragioni applicative che escludono la riconducibilità al lavoro autonomo di questi rapporti. Il discorso sulla qualificazione continua analizzando il concetto di eterorganizzazione e, in tal senso, evidenziando la diversità di significato che esiste rispetto al riferimento «alle dipendenze» utilizzato all’art. 2094 c.c. e, al contempo, la connessione funzionale che invece si rileva con il concetto di eterodirezione.

L’alto apprendistato: la storia infinita

Articolo scritto da: Bianca Maria Orciani

Il saggio esamina l’evoluzione della disciplina dell’apprendistato di alta formazione e ricerca a partire dal d.lgs. n. 276 del 2003 fino al recente d.lgs. n. 81 del 2015, evidenziandone gli elementi di continuità e discontinuità. A dispetto della complessità del rapporto fra formazione formale e non formale, le varie operazioni di restyling non sembrano tenere in adeguata considerazione la rilevanza esterna dell’istituto, preferendo agire sul profilo economico al fine di promuoverne la diffusione.

I dilemmi sindacali nell’italia del «Jobs Act». Spunti per una riflessione

Articolo scritto da: AmosAndreoni

L’ultima legislazione ripropone il tema del lavoro precario come via di uscita dalla crisi occupazionale. La erroneità della tesi può essere contrastata sul piano scientifico e giudiziario. Tuttavia è necessario comprendere il contesto economico a monte di queste scelte legislative; comprensione necessaria per poter promuovere una nuova fase di contrattazione, con progetti territoriali di sviluppo e con strategie di codeterminazione nelle imprese esportatrici. Occorre in ogni caso una effettiva politica industriale e una rinnovata politica economica.

Ideologia e regole nella nuova disciplina del mutamento di mansioni

Articolo scritto da: Alessandra Raffi

La riforma delle mansioni introdotta dal Jobs Act ha determinato un deterioramento della dignità della persona che lavora e una involuzione della normativa che regolamentava le mansioni, perfino peggiorativa del vecchio testo dell’art. 2103 c.c., in vigore prima dell’introduzione nel nostro ordinamento dello Statuto dei lavoratori. L’intera tematica può essere riassunta nell’alternativa tra «tutela della professionalità» e «tutela dell’inquadramento».

Il collocamento obbligatorio e le politiche attive

Articolo scritto da: Enrico Gragnoli

L’articolo si occupa della recente riforma del collocamento obbligatorio per i disabili. Partendo da un’analisi critica delle politiche attive del lavoro nei confronti delle persone svantaggiate l’Autore rileva come lo scarso successo del collocamento obbligatorio sia da imputare all’esistenza di un potere imperativo dell’amministrazione e allo scarso coinvolgimento dei soggetti destinatari che non sono visti come parti attive del collocamento ma come meri destinatari di interventi di tipo assistenziale.