giurisprudenza

Trasferimento di sede all’estero, cambiamento della lex societatis e tutela dei lavoratori a seguito delle sentenze Ue Cartesio

Articolo scritto da: Serena Crespi

Negli anni la Corte di Giustizia ha sviluppato una ricca giurisprudenza in materia di stabilimento delle società. Pur se quest’ultima ha per oggetto principale le persone giuridiche, titolari del diritto di circolazione in questione, tale giurisprudenza Ue produce conseguenze anche su altri soggetti coinvolti nell'attività di impresa, quali in particolare i lavoratori. Tale impatto è analizzato dall'Autore attarverso l'esame di due sentenze Ue: Cartesio e Vale.

Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Articolo scritto da: Serena Zitti

La Corte di Giustizia consolida l’orientamento in materia di ferie con un’ordinanza ex art. 99 del regolamento di procedura. Nei fatti rileva una decurtazione di ferie, maturate da una lavoratrice madre, con ricalcolo operato dopo la conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time. La Corte dichiara l’illegittimità della norma tedesca perché configgente con l’art. 7 della Dir. 2003/88 e la clausola 4, par. 2, dell’A.Q. sul lavoro a tempo parziale, negando la possibilità di applicare il principio del pro rata temporis alle ferie maturate durante i congedi di maternità e parentale

corte di giustizia, N.causa C-415/12-13 Giugno 2013

(corte di giustizia
N:causa C-415/12 - 13 Giugno 2013)

Sezione Nona, ord. – Pres. Malenovský, Est. Safjan e Prechal – Bianca Brandes c. Land Niedersachsen (Avv. Gen. Sharpston)

Note: Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Ferie – Direttiva n. 2003/88/Ce – Accordo quadro Unice, Ceep, Ces sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Principio di non discriminazione – Principio del pro rata temporis – Maternità – Mutamento del rapporto di lavoro – Diritti quesiti.

Il diritto pertinente dell’Unione, in particolare l’art. 7, par. 1, Dir. 2003/88/Ce e la clausola 4, p. 2, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6.6.1997, che figura nell’all. alla Dir. 97/81/Ce, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o prassi nazionali, come quelle in esame nel procedimento principale, in forza delle quali il numero di giorni di ferie annuali retribuite di cui un lavoratore occupato a tempo pieno non ha potuto beneficiare nel corso del periodo di riferimento – essendo passato a un regime di lavoro a tempo parziale – viene ridotto proporzionalmente alla differenza esistente tra il numero di giorni di lavoro settimanale effettuati da tale lavoratore prima e dopo tale passaggio a tempo parziale.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Mancata promozione del lavoratore e discriminazione per motivi sindacali

Articolo scritto da: Luisa Monterossi

Nel caso in commento un dipendente della Regione Piemonte adisce il Tribunale di Torino lamentando di aver subito un trattamento discriminatorio:.non gli è stato riconosciuto l’inquadramento corrispondente alle superiori mansioni effettivamente svolte, promozione concessa a due colleghi, non dotati - a suo dire - di maggiore professionalità o anzianità. Mentre il Tribunale respinge il ricorso, la Corte d’Appello riconosce che la mancata promozione integra un atto discriminatorio nullo ai sensi dell’art. 15 St. lav. e condanna la Regione a concedere il superiore inquadramento all’appellante.

Corte d'Appello di Torino, N.-12 Marzo 2012

(Corte d'Appello di Torino
N: - 12 Marzo 2012)

Pres. Maffiodo, Est. Mancuso – R.W. (avv. Sonetto e Napoli) c. Regione Piemonte (avv. Magliona). Diff. Tribunale Torino 11 febbraio 2010.

Note: Mancata promozione del lavoratore e discriminazione per motivi sindacali

Discriminazioni – Principio di parità di trattamento – Mansioni e inquadramento – Atti omissivi – Svolgimento di attività sindacale – Distacchi e permessi sindacali – Onere della prova – Nullità – Adeguatezza della sanzione.

La mancata promozione di un lavoratore, concessa ad altri colleghi, integra un trattamento discriminatorio quando la decisione del datore di lavoro sia stata adottata unicamente in ragione dell’attività sindacale svolta dal dipendente escluso. Pertanto, l’atto è radicalmente nullo ai sensi dell’art. 15 Stat. lav. e il datore è tenuto a riconoscere al lavoratore discriminato il superiore inquadramento.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata

Articolo scritto da: GiuseppeBronzini

Nel considerare la vicenda del trasferimento del personale Ata, le Corti europee hanno mostrato una sensibilità garantistica più attenta rispetto alle nostre Corti interne. La sentenza di Strasburgo smentisce l'interpretazione data nella decisione n. 311/2009 dalla nostra Corte dell'orientamento della Corte Edu sui limiti alla retroattività della legge civile.

Corte Edu, N.43549/08-7 Giugno 2011

(Corte Edu
N:43549/08 - 7 Giugno 2011)

ricorsi nn. 43549/2008, 6107/09 e 5087/09, Sez. II – Pres. Tulkens – Agrati e altri (avv. Sullam) c. Italia (agenti Spatafora e Lettieri)

Note: Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata
Parole chiave: trasferimento :: scuola :: personale ata :: azienda ::

Trasferimento d’azienda – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Legge di interpretazione autentica – Violazione del principio di «parità delle armi» nel processo – Sussiste – Esistenza di ragioni imperative di interesse generale – Non sussiste – Violazione dell’art. 6 e del Protocollo n. 1 della Cedu

La legge di interpretazione autentica del 1999 che ha limitato i diritti di anzianità del personale Ata, trasferito dagli enti locali allo Stato, al mantenimento del solo «maturato economico» non è giustificata da ragioni imperative di interesse generale e, alterando il principio di parità delle armi nel processo, ha violato l’art. 6 e il Protocollo n. 1 della Cedu.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di Giustizia Ue, N.C-108/10-6 Settembre 2011

(Corte di Giustizia Ue
N:C-108/10 - 6 Settembre 2011)

Grande sezione

Note: Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata

Trasferimento d’azienda – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Applicabilità della Direttiva n. 77/187/Cee – Diritti di anzianità – Applicazione del contratto collettivo vigente presso il cessionario – Accertamento del giudice del rinvio in ordine alla sussistenza di un danno retributivo sostanziale.

Il trasferimento del personale Ata, addetto alla fornitura presso le scuole di servizi ausiliari (compiti di custodia e assistenza amministrativa), dagli enti locali allo Stato è inquadrabile come un trasferimento di impresa ai sensi della Direttiva n. 77/187/Cee. Alla luce della direttiva in questione il cessionario può applicare immediatamente ai lavoratori trasferiti il contratto collettivo ivi vigente, ma evitando un peggioramento retributivo sostanziale per i lavoratori per il mancato o limitato riconoscimento dell’anzianità maturata presso il cedente. È compito del giudice del rinvio accertare se, all’atto del trasferimento in questione, si sia verificato un siffatto peggioramento retributivo
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

I regolamenti europei di sicurezza sociale nella recente giurisprudenza della Corte di Giustizia

Il saggio ricostruisce le più recenti linee interpretative tracciate dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia con riferimento ai diversi aspetti della disciplina europea di coordina- mento dei regimi nazionali di sicurezza sociale, di cui ai Regolamenti n. 1408/1971 e n. 883/2004.

Il rito Fornero nella giurisprudenza: prime applicazioni

Articolo scritto da: Domenico Dalfino

Profili introduttivi: ratio e struttura del cd. rito Fornero. Le principali questioni interpretative. Obbligatorietà o facoltatività del rito. Questioni di carattere intertemporale e ambito di applicazione. L’impugnativa del licenziamento e le domande diverse (cumulabili e non). Le soluzioni prospettate in ordine alle domande non cumulabili. L’istruttoria nella fase sommaria. La (ritenuta) compatibilità tra giudice della fase sommaria e giudice dell’opposizione. Rito Fornero e tutela cautelare d’urgenza ex art. 700 cod. proc. civ.

La giurisprudenza della Corte di Giustizia sui contratti di lavoro a termine e il suo rilievo per l’ordinamento italiano

Articolo scritto da: DonataGottardi

1. Le prime decisioni. La clausola di non regresso e l’inizio di attenzione per il settore pubblico. — 2. La a-causalità del primo e/o unico contratto a termine e le sue ricadute sulla parità di trattamento. — 3. Le specificità del settore pubblico. — 4. La sanzione della trasformazione in contratto «stabile». — 5. Il ruolo del giudice nazionale. — 6. La disapplicazione della normativa nazionale contrastante. — 7. Il principio di parità di trattamento tra lavoratori comparabili. — 8. La giustiziabilità. — 9. Ancora alcuni altri ambiti specifici. — 10. Il dialogo tra le Corti.

Il rito Fornero nella giurisprudenza: aggiornamento

Articolo scritto da: Domenico Dalfino

1. Premessa e punti fermi. — 2. Questioni interpretative vecchie e nuove. — 3. La tesi dell’obbligatorietà specifica del rito. — 4. Ambito di applicazione. — 5. L’inammissibilità delle domande diverse dall’impugnativa del licenziamento e il mutamento di rito. — 6. La coincidenza o non tra giudice della fase sommaria e giudice dell’opposizione. — 7. La persistente operatività della tutela cautelare. — 8. Il giudizio di «reclamo».

Sulla responsabilità solidale del committente in relazione agli obblighi contributivi dell'appaltatore.

Articolo scritto da: Carla D'Aloisio

Le sentenze, che concernono tutte la risoluzione di controversie aventi ad oggetto l’obbligazione del committente di pagamento dei contributi previdenziali ed assicurativi in favore dei lavoratori impiegati nell’esecuzione dei lavori, oggetto di appalto, sono caratterizzate da un comune denominatore, un contrasto interpretativo circa l’àmbito di estensione della responsabilità del committente, in relazione agli obblighi contributivi dell’appaltatore, e le azioni che lo stesso può esercitare per recuperare quanto versato per l’adempimento dell’obbligazione del datore di lavoro.

Corte d'Appello di Genova, N.-13 Giugno 2012

(Corte d'Appello di Genova
N: - 13 Giugno 2012)

Pres. ed Est. Ghinoy – T. Spa (avv.ti Battaglia, C. e A. Paroletti) c. Inps (avv. Lo Scalzo) +1

Note: Sulla responsabilità solidale del committente in relazione agli obblighi contributivi dell'appaltatore.

Appalto – Appalto di servizi – Responsabilità solidale del committente – Pagamento del trattamento di fine rapporto ai dipendenti dell’appaltatore – Diritto del committente di chiedere al Fondo di garanzia il rimborso di quanto erogato – Esclusione.

Il committente che ha erogato ai dipendenti dell’appaltatore – ai sensi dell’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – le quote di trattamento di fine rapporto maturate nel corso dell’appalto non può surrogarsi nel diritto che questi ultimi vantavano nei confronti del Fondo di garanzia, che, avendo l’unica funzione di garantire i lavoratori, non può intervenire in favore di terzi.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Tribunale di Torino, N.-18 Ottobre 2012

(Tribunale di Torino
N: - 18 Ottobre 2012)

Est. Fierro – F. Snc (avv.ti Grosso, Oliva) c. Inps (avv. Ollà) +1.

Note: Sulla responsabilità solidale del committente in relazione agli obblighi contributivi dell'appaltatore.

Appalto – Appalto di servizi – Responsabilità solidale del committente – Pagamento del trattamento di fine rapporto ai dipendenti dell’appaltatore – Diritto del committente di chiedere al Fondo di garanzia il rimborso di quanto erogato – Esclusione.

Il committente che ha erogato ai dipendenti dell’appaltatore – ai sensi dell’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – le quote di trattamento di fine rapporto maturate nel corso dell’appalto non può surrogarsi nel diritto che questi ultimi vantavano nei confronti del Fondo di garanzia, che, avendo l’unica funzione di garantire i lavoratori, non può intervenire in favore di terzi.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Tribunale di Parma, N.-25 Settembre 2012

(Tribunale di Parma
N: - 25 Settembre 2012)

Est. Pascarelli – L.S. Spa (avv. Ziveri) c. Inps (avv.ti Manzi, Giroldi) +1.

Note: Sulla responsabilità solidale del committente in relazione agli obblighi contributivi dell'appaltatore.

Appalto – Appalto di servizi – Responsabilità solidale del committente – Obbligazione prima della legge n. 35/2012 – Estensione dell’obbligo alle sanzioni.

Il vincolo solidale del committente ai sensi dell’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003, come modificato, prima, dall’art. 6, d.lgs. n. 251/2004 e, poi, dall’art. 1, comma 911, legge n. 296/2006, si estende, per effetto diretto della legge, fino a ricomprendere le sanzioni civili.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Tribunale di Forlì, N.-11 Novembre 2011

(Tribunale di Forlì
N: - 11 Novembre 2011)

Est. Angelini Chesi – Soc. C.A. Spa (avv.ti Foschi, Fanfani) c. Inps (avv.ti Vestini, Ciarelli) +2

Note: Sulla responsabilità solidale del committente in relazione agli obblighi contributivi dell'appaltatore.

Appalto – Appalto di servizi – Responsabilità solidale del committente – Decadenza dall’esercizio dell’azione – Inapplicabilità della decadenza agli enti previdenziali

Gli enti previdenziali, anche dopo la conclusione dell’appalto, devono agire nei confronti del committente – ai sensi dell’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003 – entro il termine di prescrizione, applicandosi il termine di decadenza di due anni solo ai lavoratori.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Profili giurisprudenziali del lavoro nero

Articolo scritto da: Domenico Garofalo

L'autore si sofferma sui principali profili che emergono nelle controversie instaurate dai lavoratori coinvolti, come la difficoltà probatoria in ordine alla sussistenza del rapporto di lavoro, il regime prescrizionale e la posizione contributiva La riflessione si conclude sul diverso e dilagante fenomeno del lavoro irregolare non imposto, bensì "preteso” da quei lavoratori che concorrono in maniera attiva a a determinare la propria condizione di irregolarità onde incrementare il salario di fatto, evadendo contributi e prelievo fiscale, interrogandosi sui rimedi per contrastastare il fenomeno