contratto a termine

La flessibilità «insicura» dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001: la disapplicazione della norma dopo la sent. 214/09

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

Le sentenze in commento riguardano l’interpretazione della fattispecie relativa all’art. 2 comma 1 bis ove si affronta il punto di vista offerto dalla magistratura di merito dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 214 del 2009. La questione appare ancor più interessante in quanto visto che la Corte Costituzionale ha dichiarato la legittimità di tale norma, era necessario comprendere sulla base di quali argomentazioni i giudici di merito abbiano ritenuto invece la illegittimità di tipologia acausale. Gli orientamenti in commento si sono suddivisi in due principali scuole di pensiero.

Tribunale Trani ord., N.-23 Novembre 2009

(Tribunale Trani ord.
N: - 23 Novembre 2009)

Est. La Notte Chirone – V. C. D. (avv. Carpagnano) c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo

Note: La flessibilità «insicura» dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001: la disapplicazione della norma dopo la sent. 214/09
Parole chiave: contratto a termine :: poste italiane ::

Lavoro subordinato – Contratto a termine – Imprese concessionarie di servizi nel settore postale – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001 – Condizioni legittimanti la clausola appositiva del termine nella norma a-causale – Violazioni princìpi comunitari anche in ipotesi di un unico contratto a termine – Interpretazione della giurisprudenza comunitaria – Disapplicazione della norma per contrasto con il diritto comunitario – Nullità del termine – Trasformazione a tempo indeterminato.

L’art. 2, comma 1-bis, si pone in contrasto con la clausola n. 8, punto 3, dell’Accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70 anche in ipotesi di un unico contratto a termine visto che la tipologia acausale – sebbene introdotta dalla legge n. 266 del 23 dicembre 2005 e, quindi, successivamente alla trasposizione propriamente detta (intervenuta con il d.lgs. 368/01) – è, da un lato, pacificamente collegata con l’applicazione dell’Accordo quadro, nella misura in cui è andata a «completare» e a «modificare» le norme nazionali già adottate [vedi sentenza Mangold (punto 51)], e, dall’altro, non risulta diretta ad applicare un altro obiettivo distinto da quello di applicare l’Accordo quadro [vedi sentenza Mangold (punti 52 e 53)].
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Tribunale Siena, N.63-23 Novembre 2009

Lavoro subordinato – Contratto a termine – Imprese concessionarie di servizi nel settore postale – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001 – Condizioni legittimanti la clausola appositiva del termine nella norma a-causale – Violazioni princìpi comunitari anche in ipotesi di un unico contratto a termine – Interpretazione della giurisprudenza comunitaria – Disapplicazione della norma per contrasto con il diritto comunitario – Nullità del termine – Trasformazione a tempo indeterminato.

I princìpi affermati dalla Corte di Giustizia, in relazione al fenomeno della successione dei contratti a termine, sono pienamente applicabili al singolo rapporto di lavoro a termine, nella logica di proteggere i lavoratori dall’instabilità dell’impiego e del principio secondo il quale i contratti a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro. L’abuso dei contratti a termine può essere accertato andando a considerare la globale utilizzazione del lavoro precario in ambito aziendale ove nel medesimo stabile posto di lavoro, nella medesima ordinaria mansione, per dodici mesi su dodici l’anno, tanto è abusivo utilizzare in successione temporizzata un medesimo lavoratore, quanto farvi ruotare lavoratori diversi con singoli contratti.
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Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo

Articolo scritto da: Enrico Raimondi

L’Autore esamina due recenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di risarcimento del danno da illegittima utilizzazione di lavoratori pubblici con contratti a tempo determinato. Dopo aver ricordato gli orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità, l’A., dopo aver criticato la decisione che richiede la prova del danno, anche per presunzioni, contesta il parametro utilizzato dalla Corte per quantificare il cd. “danno comunitario” ed avanza una proposta alternativa, oltre che un invito al legislatore ad intervenire con una disposizione espressa.

Cassazione, N.1260-23 Gennaio 2015

(Cassazione
N:1260 - 23 Gennaio 2015)

Pres. Stile, Est. Tria, P.M. Celeste (conf.) – F.E. (avv. la Porta) c. Regione autonoma Valle d’Aosta (avv. Tosi). Diff. Corte d’Appello di Torino, n. 243/2013.

Note: Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Pubblica amministrazione – Illegittimità – Risarcimento del danno – Prova del danno – Esclusione – Danno comunitario – Sanzione ex lege

In materia di pubblico impiego privatizzato, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte della pubblica amministrazione, non determina la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma fonda il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 36, comma 5, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, interpretato – con riferimento a fattispecie diverse da quelle del precariato scolastico – nel senso di danno «comunitario», il cui risarcimento in conformità ai canoni di adeguatezza, effettività, proporzionalità e dissuasività, rispetto al ricorso abusivo alla stipulazione di contratti a termine, è configurabile quale sanzione ex lege a carico del datore di lavoro, per la cui liquidazione è utilizzabile
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Lavoro a termine e principio di eguaglianza

Articolo scritto da: Tiziana Vettor

Nel sistema delineato dal d.lgs. n. 368 del 2001 e successive modifiche, l’ipotesi generale di lavoro a termine è, come noto, costituita dall’art. 1, d.lgs. citato. Questa fattispecie, tuttavia, non rappresenta l’unico caso di apposizione del limite di durata previsto dal legislatore delegato.

Tribunale Roma, N.-26 Febbraio 2008

(Tribunale Roma
N: - 26 Febbraio 2008)

Est. Delle Donne – Rizzo (avv. Iorio) c. Poste Italiane Spa (avv. Grassi).

Note: Lavoro a termine e principio di eguaglianza

Contratto a termine – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/ Questione di legittimità costituzionale ex artt. 3, comma 1, e 104 Cost. – Rilevante e non manifestamente infondata.

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001, in relazione all’art. 3, comma 1, Cost. Il differente e ingiustificato trattamento nei confronti dei lavoratori di Poste Italiane Spa consiste nella dispensa dall’obbligo di indicare i motivi di apposizione del limite di durata come, invece, è statuito dalla generale disciplina sul lavoro a termine di cui all’art. 1 del d.lgs. citato.
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I dilemmi sindacali nell’italia del «Jobs Act». Spunti per una riflessione

Articolo scritto da: AmosAndreoni

L’ultima legislazione ripropone il tema del lavoro precario come via di uscita dalla crisi occupazionale. La erroneità della tesi può essere contrastata sul piano scientifico e giudiziario. Tuttavia è necessario comprendere il contesto economico a monte di queste scelte legislative; comprensione necessaria per poter promuovere una nuova fase di contrattazione, con progetti territoriali di sviluppo e con strategie di codeterminazione nelle imprese esportatrici. Occorre in ogni caso una effettiva politica industriale e una rinnovata politica economica.

Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Articolo scritto da: Federico Siotto

Il contributo mette in luce alcune aporie presenti nelle argomentazioni adottate dalla Corte di Giustizia per escludere che la disciplina generale della direttiva 1999/70/CE sia applicabile al contratto di lavoro tra agenzia di somministrazione e prestatore di lavoro e per dichiarare che le misure ostative contenute nella citata direttiva non siano valide per il rapporto – definito erroneamente di lavoro – tra utilizzatore e lavoratore.

Corte di Giustizia, N.C-290/12 - Ottava sezione-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-290/12 - Ottava sezione - 11 Aprile 2013)

Pres. E. Jaras˘iu¯nas, Est. A. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Oreste Della Rocca c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo).

Note: Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Somministrazione di lavoro – Lavoro a termine in somministrazione – Direttiva n. 1999/70 – Clausola 2 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità. Somministrazione di lavoro – Lavoro a tempo determinato in somministrazione – Utilizzatore – Direttiva n. 1999/70 – Comma 4 del preambolo e clausola 3 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità.

L’ambito di applicazione dell’Accordo quadro europeo allegato alla Direttiva n. 1999/70, concepito in senso ampio, non è illimitato. Dal tenore letterale della clausola 2, punto 1, dell’Accordo quadro emerge che la disciplina dei contratti e dei rapporti di lavoro ai quali si applica detto accordo non è quella riconducibile al caso di specie, in quanto la legislazione italiana e/o le prassi nazionali prevedono un regime speciale e dettagliato rispetto alle regole generali sul lavoro a termine. D’altra parte, la clausola 2, punto 2, dell’Accordo quadro conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità per ciò che riguarda la sfera di operatività dell’accordo medesimo con riferimento a talune categorie di contratti o rapporti di lavoro
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La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Articolo scritto da: Antonio Federici

Le tre sentenze ritornano sul problema del divieto di trasformazione del contratto a termine nel pubblico impiego, fornendo la soluzione positiva alla loro convertibilità. Con questo nuovo intervento prende piede un orientamento, concorrente rispetto all’indirizzo finora pressoché unanime, che, facendo leva sulla disapplicazione dell’art. 36 d.lgs. n. 165/2001, riconosce la convertibilità del rapporto sulla base della normativa comunitaria in materia

Tribunale Livorno, N.428-25 Gennaio 2011

(Tribunale Livorno
N:428 - 25 Gennaio 2011)

Est. Magi – N.A. et alii (avv.ti Pasquinucci e Bernardo) c. ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Avvocatura dello Stato)

Note: La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Contratto a termine – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Reiterazione di assunzioni a termine per soddisfare esigenze non temporanee della pubblica amministrazione – Violazione di norme imperative – Proporzionalità, efficacia e dissuasività del risarcimento del danno – Insussistenza – Applicabilità della sanzionedella conversione – Sussistenza – Violazione art. 97 Cost. – Insussistenza.

Il risarcimento del danno ex art. 36, co. 5, d.lgs. n. 165/01, di per sé non può, a prescindere dal suo ammontare, rappresentare una misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato. La mancata estensione al settore del lavoro pubblico della conversione legale non può trovare giustificazione nell’art. 97 Cost. qualora l’assunzione a termine avvenga tramite concorso o procedure selettive idonee a garantire il rispetto dell’art. 97 Cost. Appare pertanto consentita nel caso di specie la disapplicazione della normativa nazionale (art. 36, d.lgs. 165/01) a vantaggio della Direttiva 1999/70 e delle pronunce della Corte di Giustizia, quindi dell’art. 5, d.lgs. n. 368/01
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Tribunale Siena, N.???-13 Dicembre 2010

(Tribunale Siena
N:??? - 13 Dicembre 2010)

Est. Cammarosano – C.L. (avv.ti Risommi e Fabroni) c. ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Avvocatura dello Stato)

Note: La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Contratto a termine – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Reiterazione di assunzioni a termine per soddisfare esigenze non temporanee della pubblica amministrazione – Violazione di norme imperative – Proporzionalità, efficacia e dissuasività del risarcimento del danno – Insussistenza – Applicabilità della sanzione della conversione – Sussistenza – Violazione art. 97 Cost. – Insussistenza.

Il risarcimento del danno ex art. 36, co. 5, d.lgs. 165/01 di per sé non può, a prescindere dal suo ammontare, rappresentare una misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato. La mancata estensione al settore del lavoro pubblico della conversione legale non può trovare giustificazione nell’art. 97 Cost. qualora l’assunzione a termine avvenga tramite concorso o procedure selettive idonee a garantire il rispetto dell’art. 97 Cost. Appare pertanto consentita nel caso di specie la disapplicazione della normativa nazionale (art. 36 d.lgs. 165/01) a vantaggio della Direttiva 1999/70 e delle pronunce della Corte di Giustizia, quindi dell'art. 5 d.lgs. 368/01
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Tribunale Siena, N.699-27 Settembre 2010

(Tribunale Siena
N:699 - 27 Settembre 2010)

A.F. (avv.ti Risommi e Fabroni) c. ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (avv. F.D. Nieri)

Note: La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Contratto a termine – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Reiterazione di assunzioni a termine per soddisfare esigenze non temporanee della pubblica amministrazione – Violazione di norme imperative – Proporzionalità, efficacia e dissuasività del risarcimento del danno – Insussistenza – Applicabilità della sanzione della conversione – Sussistenza – Violazione art. 97 Cost. – Insussistenza

Il risarcimento del danno ex art. 36, co. 5, d.lgs. 165/01 di per sé non può, a prescindere dal suo ammontare, rappresentare una misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato. La mancata estensione al settore del lavoro pubblico della conversione legale non può trovare giustificazione nell’art. 97 Cost. qualora l’assunzione a termine avvenga tramite concorso o procedure selettive idonee a garantire il rispetto dell’art. 97 Cost. Appare pertanto consentita nel caso di specie la disapplicazione della normativa nazionale (art. 36 d.lgs. 165/01) a vantaggio della Direttiva 1999/70 e delle pronunce della Corte di Giustizia, quindi dell'art. 5 d.lgs. 368/01
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Contratto a termine, sue finalità, costituzione, contrattazione collettiva e poteri del giudice

Articolo scritto da: Luigi Menghini

1. — Introduzione— La sentenza in epigrafe si segnala per la raffinatezza e profondità delle motivazioni attraverso le quali ha risolto i vari problemi interpretativi discussi in causa. D’altra parte, il suo estensore ha avuto già modo di manifestare il suo giudizio su molte delle questioni affrontate dalla Corte d’Appello di Firenze quando era giudice del lavoro del Tribunale di Pisa (v., ad esempio, Trib. Pisa 6 novembre 2002 – data di pronuncia – www.unicz.it/lavoro/TRIBPISA061102.HTM). ...

Corte d’Appello Firenze, N.959-11 Luglio 2006

(Corte d’Appello Firenze
N:959 - 11 Luglio 2006)

Sez. lav. – Pres. Bartolomei, Est. Nisticò – D’Ascanio (avv.ti Panici e Guglielmi) c. Monte dei Paschi di Siena (avv. Casulli).

Note: Contratto a termine, sue finalità, costituzione, contrattazione collettiva e poteri del giudice

Libertà di iniziativa economica – Limiti – Condizioni personali del lavoratore – Esigenza di stabilità – Esigenze dell’imprenditore – Punto di equilibrio – Giustificato motivo oggettivo. Contratto a termine – Direttiva europea – Scopo – Introduzione di un ulteriore strumento di flessibilità – Esclusione – Eliminazione di discriminazioni e abusi – D.lgs. n. 368/2001 – Interpretazione – Liberalizzazione dell’istituto – Normativa comunitaria – Contrasto – Sussistenza – Art. 11 Cost. – Violazione. Contratto a termine – D.lgs. n. 368/2001 – Natura di deroga alla regola del lavoro a tempo indeterminato – Sussistenza – Ragioni di carattere tecnico, organizzativo, produttivo e sostitutivo – Strutturale temporaneità – Sussistenza – Atto scritto – Obbligo di indicazione della specifica ragione – Controllo del giudice – Rigorosità maggiore rispetto al sistema precedente. Contratto a termine – Legge n. 56/1987, art. 23 – Poteri attribuiti alla contrattazione collettiva – Introduzione di ipotesi o casi astratti ricollegati a evenienze oggettive o a condizioni soggettive – Sussistenza – Validazione preventiva di singoli contratti a termine – Insussistenza. Contratto a termine – Ipotesi introdotte dalla contrattazione collettiva – Fattispecie concreta – Rispondenza alla fattispecie astratta – Controllo del giudice – Potere – Sussistenza – Prova – A carico del datore di lavoro.

La nostra Costituzione limita la libertà di iniziativa economica dell’imprenditore ponendo l’esigenza di tutelare la condizione personale (economica ed esistenziale) del lavoratore, al quale, come soggetto debole, va assicurata la stabilità; in presenza di fluttuazioni di mercato, il punto di equilibrio tra le necessità imprenditoriali di rimodulare la forza-lavoro e l’esigenza di stabilità del lavoratore è costituito, in linea di massima, dal licenziamento per giustificato motivo. (1)
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Il principio di non discriminazione dei lavoratori a termine

Articolo scritto da: Marianna Russo

Il principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato, introdotto dalla direttiva 1999/70/CE vale anche per la corresponsione dei compensi incentivanti? O sussistono ragioni obiettive di incompatibilità? Questo è il “cuore” delle sentenze in commento, scelte tra le prime pronunce di legittimità in materia e concernenti la mancata corresponsione ai dipendenti a termine dei compensi incentivanti riconosciuti ai dipendenti a tempo indeterminato comparabili.

Cassazione, N.1521-27 Gennaio 2016

(Cassazione
N:1521 - 27 Gennaio 2016)

Pres. Macioce, Est. Blasutto, P.M. Matera (Conf.) – Croce rossa italiana (Avvocatura Generale dello Stato) c. B.L. + 13 (avv.ti Pallini, Scarpelli). Conf. Corte d’Appello di Milano, 21.10.2013

Note: Il principio di non discriminazione dei lavoratori a termine
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Principio di non discriminazione – Corresponsione del compenso incentivante – Insussistenza di ragioni oggettive di incompatibilità.

Deve essere esclusa in radice una incompatibilità ontologica del compenso incentivante con i rapporti di lavoro a tempo determinato.
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Cassazione, N.152-8 Gennaio 2016

(Cassazione
N:152 - 8 Gennaio 2016)

Pres. Macioce, Est. Buffa, P.M. Matera (Conf.) – Croce rossa italiana (Avvocatura Generale dello Stato) c. G.L. (avv.ti Alfonsi, Della Corte). Conf. Corte d’Appello di Roma, 20.6.2012.

Note: Il principio di non discriminazione dei lavoratori a termine
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Principio di non discriminazione – Corresponsione del compenso incentivante – Insussistenza di ragioni oggettive di incompatibilità.

La mancata corresponsione del compenso incentivante ai dipendenti a tempo determinato, in virtù di contratti ripetutamente prorogati, è in contrasto con il principio di non discriminazione introdotto dalla Direttiva n. 1999/70/Ce, anche alla luce della disciplina contrattuale collettiva in materia.
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La sentenza n. 214 del 2009 sul contratto a termine

Articolo scritto da: Sergio Vacirca

La sentenza n. 214 del 2009 sul contratto a termine: i limiti alla discrezionalità legislativa e l’interpretazione costituzionalmente necessaria di norma elastica

L’indennità «onnicomprensiva» ex art. 32, comma 5, della legge n. 183/2010: i confini del danno risarcibile

Articolo scritto da: Giulia Negri

La nota analizza la nuova posizione assunta dalla Suprema Corte sull’individuazione dei danni risarciti con la indennità prevista dall’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010 in caso di accertamento della nullità del termine apposto a uno o più contratti di lavoro, in relazione all’anzianità di servizio maturata. In particolare, l’A., dopo aver illustrato il percorso logico-argomentativo seguito dalla Corte, si sofferma sui possibili sviluppi in senso estensivo del carattere “onnicomprensivo” della suddetta indennità.

cassazione, N.262-12 Gennaio 2015

(cassazione
N:262 - 12 Gennaio 2015)

ord. – Pres. Curzio, Est. Marotta – M.Y. (avv.ti Pau, Meloni) c. Meridiana Fly Spa (avv.ti Boursier Nitta, De Luca Tamajo). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Cagliari, Sez. dist. di Sassari, 16 ot- tobre 2012.

Note: L’indennità «onnicomprensiva» ex art. 32, comma 5, della legge n. 183/2010: i confini del danno risarcibile

Contratto a termine – Illegittima reiterazione – Clausola nulla – Inden- nizzo forfettario – Natura omnicomprensiva – Periodi non lavorati – Anzianità di servizio.

Nel caso di trasformazione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeter- minato di una successione di contratti a tempo determinato, per effetto dell’ille- gittima apposizione del termine, l’indennità risarcitoria dovuta ai sensi dell’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183, ristora per intero il pregiu- dizio subìto dal lavoratore, comprendendo tutti i danni – retributivi e contri- butivi – causati dalla perdita del lavoro, con riferimento agli «intervalli non la- vorati» fra l’uno e l’altro rapporto a termine. I «periodi lavorati» in forza dei reiterati contratti a tempo determinato, poi inseriti nell’unico rapporto a tempo indeterminato accertato dal giudice, fanno parte dell’anzianità lavorativa e con- tributiva riconosciuta al lavoratore e devono essere considerati
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