A mo' di introduzione: Ricordando D'Antona
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A mo' di introduzione
L'anomalia post positivista del diritto del lavoro e la questione del metodo
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L’estendersi, tra i giusprivatisti, di una discussione sul metodo,
si presta ad alcune rapide annotazioni di carattere generale (per esprimere
le quali prenderò a prestito da Thomas Kuhn qualcuna delle
sue brillanti figurazioni) e ad un discorso più approfondito sulle
non trascurabili difficoltà di una scienza giuridica che si ponga consapevolmente
sulla via del «post positivismo»
Lavoro e diritto secondo Massimo D'Antona
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Un equilibrista sul filo, uno
straordinario equilibrista sul filo: è così che mi raffiguro Massimo
D’Antona.
Vedo la Sua figura agile ed elegante muoversi con levità e disinvoltura
sul magma incandescente – ahi quanto! – del conflitto sociale, delle
contraddizioni del sistema, delle difficoltà creative e attuative interne all’universo
giuridico.
Massimo D'Antona e la questione del metodo
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Ricordare Massimo non è mai opera rituale.
Non lo era allora, e non lo è oggi, a distanza di 10 anni dalla Sua
scomparsa. Un tempo lungo che, al ricordo, ritorna improvvisamente
come un tempo breve.
In ricordo di Massimo D'Antona nel decimo anniversario della sua morte
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In questi dieci anni, siamo andati spesso a trovare Massimo perché
avevamo ancora tanto da chiedergli.
In questi dieci anni, abbiamo saputo onorarne la memoria perché
l’abbiamo custodita con rispetto nei luoghi in cui essa ha stabilito la sua
dimora. Luoghi in cui si produce cultura e si trasmette il sapere. Luoghi
in cui si è storicamente formato un diritto, come quello del lavoro, di
matrice prevalentemente extra-legislativa.