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ANNO LVIII - 2007 - N4

Saggi

Rappresentatività sindacale e consenso nella regolazione dello sciopero nei servizi essenziali

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SOMMARIO: 1. Introduzione: «i piedi di argilla» del sistema regolativo. — 2. Il tavolo negoziale e il consenso. — 2.1. Il rilievo della composizione del tavolo negoziale per la validità degli accordi. — 2.2. Il referendum disciplinato dall’art. 14, legge n. 146/1990. — 3. Prospettive.
Una riflessione sul codice delle pari opportunità tra uomo e donna

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1. — Dividerò questo mio intervento in tre parti; nella prima cercherò di individuare le ragioni di un certo abbassamento di tensione nel dibattito sul rapporto tra le donne e il lavoro per il mercato; nel secondo muoverò qualche osservazione critica al cd. Codice che oggi siamo chiamati a commentare; nella terza formulerò qualche tesi sul nostro problema per verificare se, partendo da esse, il dibattito sul tema possa ripartire superando l’impasse in cui si trova.
Il lavoro a tempo parziale nella prospettiva comunitaria

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SOMMARIO: 1. Premessa: la transizione comunitaria e il Libro bianco di Delors. — 2. L’obiettivo dell’occupazione di qualità. — 2.1. Segue: le prospettive della qualità. — 3. L’europeizzazione dei diritti del lavoro: il part-time. — 4. L’Organizzazione internazionale del lavoro: la Convenzione n. 175/94. — 5. Il rapporto di lavoro a tempo parziale nella prospettiva comunitaria. — 5.1. Segue: analisi della Direttiva n. 97/81. — 5.1.1. Segue: il principio di non discriminazione. — 5.1.1.1. Segue: divieto di discriminazione nel part-time e divieto di discriminazione di genere: ...
Contrattazione collettiva, libera circolazione e concorrenza in Europa

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SOMMARIO: 1. Introduzione: mercato del lavoro, mercato dei beni e servizi e diritto della concorrenza. — 2. Contrattazione collettiva, diritto del lavoro e libertà economiche nel Trattato della Comunità europea. — 3. La contrattazione collettiva di fronte alle libertà economiche del trattato. — 3.1. Libertà di circolazione e limiti comunitari all’azione collettiva. — 3.2. Diritto antitrust comunitario e limiti alla contrattazione collettiva. — 4. L’Unione europea tra economia di mercato e società come mercato.
La definizione dell’unità contrattuale negli Stati Uniti: la scelta della decentralizzazione e le sue conseguenze

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SOMMARIO: 1. Premessa. — 2. Considerazioni sulla struttura contrattuale. — 3. Rappresentanza sindacale e unità contrattuale. — 4. Struttura contrattuale e struttura economica. — 5. La legislazione e la struttura contrattuale. — 6. Il Nlrb come arbitro della struttura contrattuale. — 7. Il Nlrb e la determinazione dell’unità contrattuale. — 8. L’unità contrattuale per categorie specifiche. — 9. Altre categorie escluse. — 10. L’unità contrattuale per più di un imprenditore. — 11. Modifiche dell’unità contrattuale. — 12. Conclusioni.

Recensione

A. de Oto - Precetti religiosi e mondo del lavoro. Le attività di culto tra norme generali e contrattazione collettiva - Ediesse

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Nel nuovo scenario multi-culturale, spezzata l’omogeneità religiosa ed etnica del paese, in seguito agli importanti flussi migratori che da alcuni lustri attraversano l’Europa, c’è sempre maggiore bisogno di conoscere a fondo i nuovi problemi e adeguare le regole alle esigenze sociali che man mano vanno affermandosi. Un importante contributo a questo ineludibile processo di maturazione della ricerca giuridica in senso multi-culturale lo porta il libro di Antonello De Oto, Precetti religiosi e mondo del lavoro, che ha avuto la felice intuizione di unire, a una ricca e articolata analisi...

Il caso

Il nuovo giudizio di Cassazione: supplenza zero

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Parole chiave: supplenza zero
SOMMARIO: 1. Origini e obiettivi della riforma. — 2. L’accesso alla pubblica udienza. — 3. La individuazione della regola iuris. — 4. La valutazione di ricorribilità e la formulazione delle censure. — 5. Il quesito di diritto. — 6. — La chiara indicazione del fatto controverso.
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Cassazione, N.19560-21 Settembre 2007

(Cassazione
N:19560 - 21 Settembre 2007)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Est. Vidiri, P. M. Fuzio (concl. diff.) – Q. L. e C. R. (avv. Vitale) c. Trenitalia Spa (avv. Ozzola).

Note: Il nuovo giudizio di Cassazione: supplenza zero
Parole chiave: supplenza zero ::

Controversie di lavoro – Ricorso per Cassazione – Quesiti – Inammissibilità del ricorso – Estremi.

L’art. 366-bis cod. proc. civ. non può essere interpretato nel senso che il que- sito di diritto possa desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo di ricorso, poiché una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione che ha introdotto, a pena di inammissibilità, il rispetto di un requisito formale che deve esprimersi nella formulazione di un esplicito quesito di diritto tale da circoscrivere la pronuncia del giudice nei li- miti di un accoglimento o di un rigetto del quesito formulato dalla parte; que- sito che deve trovare la sua collocazione a conclusione dell’illustrazione di cia- scun motivo di ricorso, che, da sola, non è però sufficiente ai fini del rispetto della norma in esame. (1) ...
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Osservatorio: la Corte Costituzionale

Le decisioni nel trimestre luglio-settembre 2007 - Rapporto di lavoro

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Parole chiave: nuovo impiego pubblico
SOMMARIO: 1. Illegittimità costituzionale della preclusione automatica e assoluta dall’assunzione a un nuovo impiego pubblico a causa della decadenza da un precedente impiego pubblico conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile.
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Osservatorio: sicurezza sociale

Sicurezza sociale

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Parole chiave: Status di disoccupato
SOMMARIO: 1. Status di disoccupato e legislazione regionale.
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Rapporto di lavoro

Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico

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Parole chiave: licenziamento
Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione ha ribadito l’orientamento precedentemente espresso in merito alla riconducibilità all’ordine pubblico del principio di giustificazione necessaria del licenziamento (Il principio di diritto è stato solennemente affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n. 15882 del 11 novembre 2002, rispetto alla quale sono stati elaborati numerosi contributi; si consultino in particolare: C. Ogriseg, Recesso libero e limite dell’ordine pubblico, in Mass. giur. lav., 2003, pp. 357 ss.; ...
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Cassazione, N.10549-9 Mag 2007

(Cassazione
N:10549 - 9 Mag 2007)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Miani Canevari, P.M. Abbritti (concl. rig.) – Banca Roma Spa (avv. Perone) c. B. G. (avv. Milani). (Rigetta, Corte d’App. L’Aquila, 22 Luglio 2004).

Note: Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico
Parole chiave: licenziamento ::

Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Legge applicabile – Criteri ex art. 16 Convenzione di Roma – Limite dell’ordine pubblico – Accertamento d’ufficio della legge straniera. Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Contrasto con l’ordine pubblico della legge straniera – Tutela.

Per l’esame della controversia promossa da lavoratore dipendente di datore italiano per la dichiarazione di illegittimità di un licenziamento irrogato in relazione a rapporto di lavoro sorto ed eseguito all’estero e regolato dalla legge del luogo della prestazione lavorativa – secondo i criteri della Convenzione di Roma del 19 luglio 1980 sulle obbligazioni contrattuali, attuata dalla legge di ratifica 18 dicembre 1984, n. 975, e dalla legge 31 maggio 1995, n. 218 –, ai fini dell’individuazione della normativa applicabile e del principio che, ove la legge dello Stato estero non preveda tutela contro il licenziamento ingiustificato, deve farsi applicazione della legge italiana, l’accertamento della legislazione straniera è compiuto di ufficio dal giudice. ...
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Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore

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Parole chiave: demansionamento
Con riferimento alla massima v’è da rilevare che la decisione in epigrafe costituisce un evidente revirement rispetto a una giurisprudenza abbastanza consolidata secondo cui il datore di lavoro che lascia in condizione di inattività il dipendente non solo viola la norma di cui all’art. 2103 cod. civ., ma vulnera il fondamentale diritto al lavoro «inteso come estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino, nonché dell’immagine e della professionalità del dipendente, ineluttabilmente mortificate dal mancato esercizio delle prestazioni tipiche della qualifica di appartenenza» ...
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Cassazione, N.10547-9 Mag 2007

(Cassazione
N:10547 - 9 Mag 2007)

Sez. lav. – Pres. De Luca, Est. Balletti, P.M. Nardi (conf.) – M. R. (avv.ti Vesci e Carinci) c. A. O. T. (avv.ti Romanelli e Garofalo).

Note: Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore
Parole chiave: demansionamento ::

Mansioni – Demansionamento – Pagamento retribuzioni – Inadempienza – Limiti – Conseguenze.

La tutela del lavoratore in caso di assegnazione a mansioni inferiori alla qualifica di appartenenza e nel caso di sussistenza di una dequalificazione non si estende sino alla sospensione, in tutto o in parte, dell’attività lavorativa, qualora il datore assolva tutti gli altri propri obblighi (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale e assicurativa, garanzia del posto di lavoro), potendo una parte rendersi inadempiente soltanto in caso di totale inadempienza dell’altra parte e non qualora vi sia contestazione su obbligazioni non incidenti sulle immediate esigenze vitali del dipendente. (1)
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Contratto di lavoro e contratto di associazione in partecipazione: alla ricerca del criterio differenziale

Ancora una volta, una sentenza della Cassazione si cimenta nell’ardua impresa dell’individuazione dei tratti differenziali tra lavoro subordinato e associazione in partecipazione con apporto di prestazioni lavorative. «Anche di essa va qui colto il suo puntuale inserirsi in una assai vasta corrente di opinioni, non poco fuorviata – si ritiene – da taluni errori di prospettiva […] erroneamente si trascura il compimento di un’attenta opera di ricostruzione delle due ipotesi negoziali secondo gli schemi predisposti in astratto dal legislatore, ...
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Cassazione, N.9264-18 Aprile 2007

(Cassazione
N:9264 - 18 Aprile 2007)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Rel. Vidiri, P.M. Fedeli – Autoespert Srl (avv. Aschieri) c. Inps (avv.ti Cossu, Correra, Coretti) e Loseri Spa. Cassa Corte d’App. Brescia 27 agosto 2004.

Note: Contratto di lavoro e contratto di associazione in partecipazione: alla ricerca del criterio differenziale
Parole chiave: contratto di associazione ::

Associazione in partecipazione – Lavoro subordinato – Criteri distintivi – Obbligo di rendiconto ed esistenza di un rischio – Effettivo vincolo di subordinazione. Associazione in partecipazione – Partecipazione agli utili e alle perdite – Commisurazione ai ricavi – Ammissibilità – Previsione di una quota fissa – Ammissibilità.

In tema di distinzione tra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell’associato e contratto di lavoro con retribuzione collegata agli utili dell’impresa, la riconducibilità del rapporto all’uno o all’altro degli schemi predetti esige un’indagine volta a cogliere la prevalenza degli elementi che caratterizzano i due contratti: mentre l’associazione in partecipazione implica l’obbligo del rendiconto periodico dell’associante e l’esistenza per l’associato di un rischio, il rapporto di lavoro subordinato implica un effettivo vincolo di subordinazione, più ampio del generico potere dell’associante d’impartire direttive e istruzioni al cointeressato all’impresa. (1)
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Il potere disciplinare e la capacità del giudice di commutare la sanzione

1. — Introduzione — Con la sentenza che si annota la Corte di Cassazione ha inteso ribadire la piena ed esclusiva titolarità in capo al datore di lavoro dell’esercizio del potere disciplinare, ricordando quali siano i limiti posti in materia all’operato del giudice. Nel caso considerato, un dipendente di una compagnia assicuratrice proponeva ricorso al giudice ordinario chiedendo l’annullamento di una sanzione disciplinare e il risarcimento dei danni subiti. ...
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Cassazione, N.8910-13 Aprile 2007

(Cassazione
N:8910 - 13 Aprile 2007)

Sez. lav. – Pres. Mercurio, Rel. Roselli, P.M. Fedeli (concl. conf.) – S. W. (avv.ti Napolitano, Viola) c. Ras – Riunione Adriatica di Sicurtà Spa (avv.ti Scognamiglio, Favalli, Trifirò, Porcelli).

Note: Il potere disciplinare e la capacità del giudice di commutare la sanzione
Parole chiave: commutazione della sanzione ::

Procedimento disciplinare – Sanzione – Impugnazione in giudizio – Riduzione a opera del giudice – Inammissibilità – Limiti.

Il potere di organizzazione dell’impresa include il potere del datore di lavoro di comminare sanzioni disciplinari e di proporzionarle alla gravità dell’illecito accertato. Perciò, la scelta della sanzione da irrogare, essendo riservata esclusivamente al titolare del potere disciplinare, non può essere esercitata dal giudice neppure quanto alla riduzione della gravità della sanzione, salvo il caso in cui l’imprenditore abbia superato il massimo edittale e la riduzione consista soltanto in una riconduzione al limite. Tuttavia, qualora il datore di lavoro, convenuto in giudizio per l’annullamento della sanzione, chieda la riduzione della pena, il giudice ha facoltà di sostituire la sanzione già inflitta con una più lieve. (1)
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Dirigenti: unità della categoria e garanzie ex art. 7 Stat. lav.

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Parole chiave: dirigenti
La sentenza in commento scaturisce dall’esigenza di riportare a unità il palese contrasto sorto all’interno della Suprema Corte ed esplicitato dalla contrapposizione logica fra le sentenze, per citare le più rappresentative, n. 6041/1995 e n. 5213/2003. Tale contrasto giurisprudenziale ha, in realtà, origini remote. Già con la sentenza n. 204 del 1982 il giudice delle leggi aveva dichiarato illegittimi per contrasto con l’art. 3 Cost. i commi 1, 2 e 3 dell’art. 7 Stat. lav. nella parte in cui non si applicavano al licenziamento disciplinare. ...
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Cassazione, N.7880-30 Marzo 2007

(Cassazione
N:7880 - 30 Marzo 2007)

Ss.Uu. Civ. – Pres. V. Carbone, Rel. Vidiri, P.M. Iannelli (concl. conf.) – M. M. c. Ac. Pu. Spa. Cassa App. Bari 10 novembre 2003.

Note: Dirigenti: unità della categoria e garanzie ex art. 7 Stat. lav.
Parole chiave: dirigenti ::

Licenziamento individuale – Dirigente apicale – Art. 7, legge n. 300/70 – Garanzie procedimentali – Applicabilità – Conseguenze.

Le garanzie procedimentali dettate dall’articolo 7, commi 2 e 3, della legge n. 300/70 devono trovare applicazione nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente – a prescindere dalla specifica collocazione che lo stesso assume nell’impresa – sia se il datore di lavoro addebiti al dirigente stesso un comportamento negligente (o in senso lato colpevole), sia se a base del detto recesso ponga, comunque, condotte suscettibili di farne venir meno la fiducia. Dalla violazione di dette garanzie, che si traduce in una non valutabilità delle condotte causative del recesso, ne scaturisce l’applicazione delle conseguenze fissate dalla contrattazione collettiva di categoria per il licenziamento privo di giustificazione, non potendosi per motivi, ...
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Le Sezioni Unite e l’applicabilità ai dirigenti delle garanzie procedimentali ex art. 7 Stat. lav.

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Parole chiave: dirigenti
1. — Le Sezioni Unite sono intervenute, con la sentenza n. 7880/2007 (Pres. Carbone, Est. Vidiri), a comporre il contrasto nell’ambito della Sezione lavoro della Corte di Cassazione in materia di applicabilità ai dirigenti di azienda delle garanzie procedimentali ex art. 7 della legge n. 300/1970: sentenza che rappresenta una evoluzione significativamente positiva rispetto alla decisione delle stesse Sezioni Unite n. 6041/1995 (Pres. Zucconi Galli Fonseca, Est. Genghini). ...
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Cassazione, N.7880-30 Marzo 2007

(Cassazione
N:7880 - 30 Marzo 2007)

Ss.Uu. Civ. – Pres. V. Carbone, Rel. Vidiri, P.M. Iannelli (concl. conf.) – M. M. c. Ac. Pu. Spa. Cassa App. Bari 10 novembre 2003.

Note: Le Sezioni Unite e l’applicabilità ai dirigenti delle garanzie procedimentali ex art. 7 Stat. lav.
Parole chiave: dirigenti ::

Licenziamento individuale – Dirigente apicale – Art. 7, legge n. 300/70 – Garanzie procedimentali – Applicabilità – Conseguenze.

Le garanzie procedimentali dettate dall’articolo 7, commi 2 e 3, della legge n. 300/70 devono trovare applicazione nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente – a prescindere dalla specifica collocazione che lo stesso assume nell’impresa – sia se il datore di lavoro addebiti al dirigente stesso un comportamento negligente (o in senso lato colpevole), sia se a base del detto recesso ponga, comunque, condotte suscettibili di farne venir meno la fiducia. ...
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Esercizio dello ius variandi e rispetto delle garanzie in ambito disciplinare

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Parole chiave: ius variandi
1. — La sentenza in epigrafe è di stimolo alla formulazione di alcune riflessioni circa gli effetti suscettibili di prodursi sul piano concreto in forza della statuizione costituzionale di cui all’art. 41 da cui si fa pacificamente discendere il complesso di prerogative caratterizzanti la posizione del soggetto che organizza i fattori della produzione e che, nell’ambito più strettamente laburistico, si è soliti denominare poteri datoriali. ...
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Cassazione, N.4265-23 Febbraio 2007

(Cassazione
N:4265 - 23 Febbraio 2007)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. De Matteis, P.M. Fedeli (conf.) – Poste italiane Spa (avv. Ursino) c. T. F. (intimato). Cassa Corte d’App. Latina, 30 giugno 2003, n. 34.

Note: Esercizio dello ius variandi e rispetto delle garanzie in ambito disciplinare
Parole chiave: ius variandi ::

Trasferimento del lavoratore – Incompatibilità aziendale – Art. 2103 cod. civ. – Legittimità – Poteri datoriali – Sanzioni disciplinari.

Il trasferimento del dipendente dovuto a incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 cod. civ., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disci- plinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari. (1)
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Subordinazione e doppia alienità: la Cassazione batte un colpo

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Parole chiave: subordinazione
La sentenza in commento merita di non essere lasciata passare sotto silenzio. Essa sembra prefigurare un mutamento di orientamento del Supremo Collegio in tema di qualificazione del rapporto di lavoro, richiamando espressamente la decisione della Corte Costituzionale n. 30 del 5 febbraio 1996 (In D&L, 1996, pp. 616 ss.) ove la nozione di «subordinazione in senso stretto» viene fatta coincidere con la condizione di doppia alienità del lavoratore rispetto all’organizzazione e al risultato produttivo. ...
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Cassazione, N.820-16 Gennaio 2007

(Cassazione
N:820 - 16 Gennaio 2007)

Sez. lav. – Pres. Mercurio, Est. Vidimi, P.M. Sepe (concl. conf.) – G. Serenata (avv.ti De Michele, Ruggiero) c. Villa Giovanna (avv. D. Garofalo) e Cooperativa Cia (avv. Luparelli).

Note: Subordinazione e doppia alienità: la Cassazione batte un colpo
Parole chiave: subordinazione ::

Interposizione di manodopera – Individuazione del soggetto titolare del contratto in caso di interposizione vietata – Subordinazione come alienità dei mezzi di produzione ed esautorazione dal risultato produttivo – Onere della prova.

Nel rito del lavoro, la valutazione di nullità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado per mancanza di determinazione dell’oggetto della domanda o per mancata esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto sulle quali questa si fonda, ravvisabili solo quando attraverso l’esame complessivo dell’atto sia impossibile l’individuazione esatta della pretesa dell’attore e il convenuto non possa apprestare una compiuta difesa, implica interpretazione dell’atto introduttivo della lite riservata al giudice di merito, censurabile in cassazione solo per vizi di motivazione, il che comporta l’esame non del ricorso introduttivo, ma delle ragioni esposte nella sentenza impugnata per affermare che il ricorso stesso sia o meno affetto dal vizio denunciato. (1) ...
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La condizione di efficacia nell’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione

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Parole chiave: reintegra
1. — Il caso— Prima di procedere nella disamina e successiva analisi della sentenza in commento, giova al ragionamento una sommaria ricostruzione della vicenda giudiziaria. Il fatto è questo: un lavoratore del settore ferroviario licenziato nell’ambito di una procedura di mobilità, dopo essere stato reintegrato per ordine giudiziale nel posto di lavoro, aveva optato per le quindici mensilità, così rinunciando alla continuazione del rapporto; ...
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Tribunale Genova, N.276-5 Marzo 2007

(Tribunale Genova
N:276 - 5 Marzo 2007)

Sez. lav.– Est. Melandri – G. L. (avv.ti A. e M. Scancarello) c. Rfi Spa (avv.ti C. e A. Pargoletti)

Note: La condizione di efficacia nell’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione
Parole chiave: reintegra ::

Licenziamento individuale – Reintegrazione nel posto di lavoro – Opzione per l’indennità sostituiva delle quindici mensilità – Risoluzione del rapporto – Diritto al risarcimento del danno fino alla data di dichiarazione della scelta per la prestazione sostituiva.

Nel caso di opzione per l’indennità sostitutiva del licenziamento ex art. 18, comma 5, legge n. 300/1970, i princìpi fondamentali della disciplina dei contratti non possono essere derogati neppure nella materia lavoristica. Una volta manifestata la volontà di ottenere l’indennità monetaria, l’obbligazione monetaria accessoria diventa unica e si sostituisce a quella ripristinatoria, con la conseguenza che il rapporto di lavoro si estingue a tal data e contestualmente cessa la maturazione delle retribuzioni a titolo di danno. (1)
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Alcune questioni sul lavoro somministrato a termine

La sentenza del Tribunale di Milano del 24 gennaio 2007, n. 226, costituisce una delle prime decisioni di merito note in tema di lavoro somministrato a tempo determinato e offre spunti significativi per una corretta interpretazione delle disposizioni, in materia, contenute nel d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276. 1. — Il giudice di Milano, nell’affrontare la questione della dissociazione tra la titolarità del contratto e l’effettivo utilizzatore della prestazione di lavoro eseguita dal lavoratore, afferma che lo schema giuridico ordinario del rapporto di lavoro subordinato...
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Tribunale Milano, N.-24 Gennaio 2007

(Tribunale Milano
N: - 24 Gennaio 2007)

Sez. lav. – Est. Beccarini Crescenzi – V. B. (avv. Zezza) c. Poste italiane Spa (avv.ti Maresca, Morrico, Boccia).

Note: Alcune questioni sul lavoro somministrato a termine

Somministrazione di lavoro a termine – Scissione titolarità rapporto – Atipicità. Somministrazione di lavoro a termine – Presupposti – Onere della prova. Somministrazione di lavoro a termine – Somministrazione irregolare – Costituzione a tempo indeterminato. Somministrazione di lavoro a termine – Contratto di lavoro – Conoscenza e controllo – Onere utilizzatore – Sussistenza.

La scissione fra titolare e utilizzatore, prevista dalla somministrazione di lavoro, costituisce uno schema che si discosta da quello tipicamente previsto per il contratto di lavoro nel quale vi è identità del soggetto che ha la gestione tecnico-produttiva e quella normativa. (1) Nella controversia proposta dal lavoratore per la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze del soggetto utilizzatore, ricade su questi l’onere della prova in ordine ai presupposti legittimanti la scissione fra la titolarità della gestione normativa da quella tecnico-produttiva del rapporto di lavoro. (2) ...
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Illegittimità del termine e conseguenze sanzionatorie: un doppio canale di tutela?

1. — Premessa — In tema di contratto a tempo determinato la giurisprudenza di merito, così come si sta delineando nelle pronunce più recenti, ha individuato alcuni elementi in grado di fornire una precisa opzione ermeneutica non solo in relazione al discusso carattere temporaneo delle ragioni giustificatrici dell’apposizione di un termine finale al contratto di lavoro, ma, più in generale, in relazione alla funzione antifraudolenta ispiratrice della Direttiva comunitaria n. 1999/70 Ce, già presente nella precedente disciplina in materia di contratto a tempo determinato.
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Tribunale Genova, N.-14 Novembre 2006

(Tribunale Genova
N: - 14 Novembre 2006)

Sez. lav. – Giud. Gelonesi – X c. Y.

Note: Illegittimità del termine e conseguenze sanzionatorie: un doppio canale di tutela?
Parole chiave: illegittimità del termine ::

Contratto a termine – Specificazione delle ragioni giustificative – Mancanza – Conseguenze – Nullità del termine – Art. 1419, comma 2, cod. civ.

L’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 368/01 consente l’apposizione del termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo; le ragioni devono essere specificate e avere i connotati della strutturale temporaneità. Ogni ipotesi di illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro, a prescindere dal fatto che ciò dipenda da motivi formali o dall’accertata insussistenza in concreto della motivazione addotta, comporta la conversione a tempo indeterminato del rapporto, e cioè – nel primo caso – in conseguenza dell’espressa previsione dell’art. 1, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368, nel secondo caso ex art. 1419, comma 2, cod. civ., con conseguente diritto del lavoratore...
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Le mansioni superiori nel rapporto di lavoro privato e nel pubblico impiego

1. — Premessa — L’interessante sentenza in commento permette di analizzare le differenze di trattamento normativo nel lavoro privato e nell’impiego pubblico in tema di adibizioni a mansioni superiori. Ai sensi dell’art. 52, d.lgs. n. 165/2001, l’espletamento da parte del pubblico impiegato di mansioni non corrispondenti a quelle di appartenenza non incide sull’inquadramento del lavoratore o sull’assegnazione di incarichi di direzione.
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Tribunale Ancona, N.-6 Luglio 2006

(Tribunale Ancona
N: - 6 Luglio 2006)

Sez. lav. – G.U. De Antoniis – Papi (avv.ti Medici, Gabrielli) c. Comunità Montana dell’Esino-Frasassi, in persona del legale rappresentante pro tempore (avv.ti G. Ranci, A. Ranci).

Note: Le mansioni superiori nel rapporto di lavoro privato e nel pubblico impiego

Mansioni superiori – Pubblico dipendente – Differenze retributive.

L’esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell’inquadramento del lavoratore o dell’assegnazione di incarichi di direzione. L’assegnazione a mansioni superiori deve avvenire in presenza di un incarico formale e di un posto vacante in pianta organica: in tal caso non viene pregiudicato il diritto del lavoratore a percepire il trattamento economico previsto per la qualifica superiore espletata. (1)
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Controversie di lavoro

Note sulla incapacità a testimoniare

La sentenza in epigrafe della Suprema Corte di Cassazione affronta e risolve la tematica dell’incapacità a testimoniare ex art. 246 cod. proc. civ., relativamente alla mancata riunione di cause connesse di lavoro. Preliminarmente è opportuno soffermarsi brevemente sulla facoltà, riconosciuta al giudice, di riunione di cause di lavoro connesse per identità di questioni. Si parla di facoltà perché i provvedimenti di riunione e di separazione di cause costituiscono esercizio del potere discrezionale del giudice, hanno natura ordinatoria e si fondano su va- lutazioni di mera opportunità, ...
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Cassazione, N.15123-10 Luglio 2006

(Cassazione
N:15123 - 10 Luglio 2006)

Sez. lav. – Pres. Ianniruberto, P.M. Matera (concl. conformi) – Cofra Srl (avv. Marini) c. R. A. (avv. Caroppo).

Note: Note sulla incapacità a testimoniare
Parole chiave: incapacità a testimoniare ::

Controversie di lavoro – Incapacità a testimoniare – Art. 246 cod. proc. civ. – Interesse di mero fatto – Irrilevanza.

L’interesse che dà luogo a incapacità a testimoniare, a norma dell’art. 246 cod. proc. civ., è quello giuridico, personale e concreto, che comporta la legittimazione a proporre l’azione o a intervenire nel giudizio; nell’ipotesi in cui l’oggettiva situazione di fatto e la relativa (materiale) causa petendi, dedotta nella causa in cui la persona è chiamata a deporre, sia la stessa di quella dedotta nella distinta causa in cui la stessa persona è parte, sussiste un interesse di mero fatto del teste a una valutazione della situazione e alla conseguente decisione e non anche un interesse giuridico (fattispecie in tema di licenziamento collettivo, ove uno dei lavoratori licenziati è stato chiamato a deporre nella causa instaurata da altro lavoratore...
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Sicurezza sociale

Obblighi del legislatore per la tutela di posizioni di previdenza complementare dopo l'inadempimento del datore insolvente

1. — Fattispecie— L’odierna decisione, a quel che consta, è la prima con la quale la Corte di Giustizia Ce è stata chiamata a individuare quale sia l’ambito di tutela, che ciascuno Stato aderente è chiamato ad apprestare, della posizione di previdenza complementare allorquando il datore di lavoro, venendo meno al proprio obbligo, abbia omesso di versare la prescritta contribuzione al fondo di previdenza integrativo. La concreta fattispecie, sulla quale si è radicato l’intervento del giudice comunitario, riguardava la posizione di un cospicuo numero di ex lavoratori di un’azienda inglese...
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Corte di Giustizia delle Comunita europee, N.C-278/05-25 Gennaio 2007

(Corte di Giustizia delle Comunita europee
N:C-278/05 - 25 Gennaio 2007)

causa C-278/05, Seconda Sezione – Pres. C. W. A. Timmermans, Rel. L. Bay Larsen, Avv. Gen. J. Kokott – C. M. Robins e altri c. Secretary of State for Work and Pensions.

Note: Obblighi del legislatore per la tutela di posizioni di previdenza complementare dopo l'inadempimento del datore insolvente

Previdenza complementare – Tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro – Direttiva n. 80/987/Cee – Attuazione – Art. 8 – Prestazioni di vecchiaia – Tutela dei diritti maturati – Ampiezza della tutela – Responsabilità di uno Stato membro per scorretta attuazione di una direttiva – Presupposti

L’art. 8 della Direttiva del Consiglio 20 ottobre 1980, n. 80/987/Cee, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro, deve essere interpretato nel senso che, in caso di insolvenza del datore di lavoro e di insufficienza delle risorse dei regimi complementari di previdenza, professionali o interprofessionali, il finanziamento dei diritti alle prestazioni di vecchiaia maturati non deve essere obbligatoriamente assicurato dagli Stati membri medesi- mi, né essere integrale. L’art. 8 della Direttiva n. 80/987 osta a un sistema di tutela come quello messo in atto dal legislatore del Regno Unito:...
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Le patologie silenti nel sistema d'indennizzo per soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati

Articolo scritto da:
Parole chiave: indennizzi malattie
1. — Premessa — La sentenza in commento si inserisce nell’alveo di quelle pronunce giurisprudenziali che in materia di tutela della salute rappresentano un nuovo tassello nel percorso che dottrina, giurisprudenza e legislazione stanno conducendo nella graduale estensione delle misure di protezione. I sistemi compiuti di sicurezza sociale, come è noto, nel nostro ordinamento trovano il loro fondamento nell’art. 3, comma 2, della Costituzione e non tutti, nel rapporto da genus a species, sono declinati o declinabili nella dicotomia assistenza-previdenza...
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Cassazione, N.10214-4 Mag 2007

(Cassazione
N:10214 - 4 Mag 2007)

Sez. lav.– Pres. Senese, Est. Picone – Ministero della salute (Avvocatura dello Stato) c. F. N. (avv. R. Maffei) – P. M. I. Patrone (concl. conf.).

Note: Le patologie silenti nel sistema d'indennizzo per soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati
Parole chiave: indennizzo malattie ::

Indennizzo ex legge n. 210/1992 – Contagio da HCV – Epatite cd. silente – Incidenza sulla capacità di produrre reddito – Mancanza – Diritto all’indennizzo – Spetta.

In virtù di una lettura costituzionalmente orientata (in relazione ai parametri generali fissati negli artt. 2 e 32 Cost.) della normativa di tutela contenuta nella legge n. 210 del 1992 riferita ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusione ed emoderivati, l’indennizzo previsto da tale legge in favore dei suddetti soggetti – avente carattere assistenziale e, perciò, non comparabile con il risarcimento del danno – è dovuto in tutti i casi di lesione permanente dell’integrità psico-fisica, cioè della salute come tale, indipendentemente dall’incidenza sulla capacità di produzione di reddito, con la conseguenza che deve essere riconosciuto il diritto a percepirlo anche da parte del soggetto affetto da contagio HCV...
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Sulla decadenza dal diritto all'integrazione salariale in caso di mancata comunicazione dello svolgimento di attività lavorativa

La Corte, con la sentenza in commento, attribuisce in via interpretativa un’efficacia ex tunc alla decadenza di cui all’art. 8, comma 5, del decreto legge del 21 marzo 1988, n. 86 – convertito nella legge del 20 maggio 1988, n. 160 –, che può porsi in contrasto con un’interpretazione costituzionale dello spirito e della ratio legis della citata disposizione e dell’intera normativa disciplinante la materia dell’integrazione salariale.
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Cassazione, N.4004-21 Febbraio 2007

(Cassazione
N:4004 - 21 Febbraio 2007)

Sez. lav. – Pres. Senese, Est. Vidiri, P.M. Matera (concl. diff.) – Inps (avv.ti Fabiani, Triolo e De Rose) c. R. M. (avv. Boer).

Note: Sulla decadenza dal diritto all'integrazione salariale in caso di mancata comunicazione dello svolgimento di attività lavorativa

Cassa integrazione guadagni – Attività lavorativa spiegata dal cassaintegrato – Decadenza dal diritto – Art. 8, comma 5, del decreto legge del 21 marzo 1988, n. 86, convertito nella legge del 20 maggio 1988, n. 160 – Interpretazione letterale e ratio legis – Decadenza dal globale trattamento salariale – Effetti.

In tema di decadenza dal diritto al trattamento di integrazione salariale, l’interpretazione letterale dell’art. 8, comma 5, d.l. n. 86/1988, conv. in legge n. 160/1988, condotta alla stregua dell’art. 12 disp. prel., induce a ritenere che l’espressione «diritto al trattamento di integrazione salariale» faccia riferimento al globale trattamento salariale, senza alcuna distinzione all’interno del periodo di cassa integrazione o rilievo, ai fini della decadenza, della collocazione temporale dell’attività di lavoro (autonomo o subordinato) spiegata dal cassintegrato, in coerenza con la ratio legis della disposizione, volta ad assicurare la massima efficacia ai controlli dell’Inps al fine di ridurre l’area del lavoro nero e garantire l’effettiva destinazione, a sostegno dei disoccupati, ...
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