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ANNO LIX - 2008 - N2

Il tema: norma inderogabile e diritto del lavoro

Introduzione. Interrogativi sull’inderogabilità

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1. — Il Diritto del lavoro, così come si è venuto configurando, presenta una caratteristica non ravvisabile in altri rami dell’ordinamento. Esso si basa preminentemente su norme inderogabili di legge e di contratto collettivo. Questa caratteristica non impedisce di collocare i rapporti di lavoro all’interno del Diritto civile, anche se la configurazione principale privatistica è riposta nella norma dispositiva.
La norma inderogabile nel Diritto civile e nel Diritto del lavoro tra efficienza del mercato e tutela della persona

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SOMMARIO: 1. La tradizione civilistica: la nullità come rimedio funzionale alla tutela di interessi generali della collettività. — 2. Le nullità di protezione e il contributo del Diritto del lavoro al superamento di una concezione della parità tra i contraenti in senso puramente formale. — 3. Rilevanza sistematica delle nullità di protezione nella ricostruzione della norma inderogabile come categoria dogmatica. — 4. Norma inderogabile e disciplina del rapporto di lavoro. — 5. Pluralità d’interessi protetti dall’ordinamento e unità della persona umana. ...
La norma inderogabile nel Diritto del lavoro

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SOMMARIO: 1. Inderogabilità e debolezza alle origini del Diritto del lavoro. — 2. La inderogabilità nella relazione tra norma eteronoma e autonomia privata individuale. — 3. La inderogabilità nella relazione tra fonti. — 4. Segue: La inderogabilità tra legge e contratto collettivo. — 5. Inderogabilità e indisponibilità.

Saggi

La disciplina del socio lavoratore tra vera e falsa cooperazione

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SOMMARIO: Parte I — 1. Specialità del lavoro associato in cooperativa o assimilazione agli altri rapporti di lavoro e, in particolare, al rapporto di lavoro subordinato? Inquadramento giuridico e fenomenologia della cooperazione. — 2. Il percorso di indagine: un approccio interdisciplinare. — 3. L’articolo 45 della Costituzione: la «funzione sociale» della cooperazione e il binomio tutela-controllo. — 4. La cooperazione nella discipli- na codicistica e nella legislazione speciale. — 5. Segue: La riforma del Diritto societario di cui alla legge n. 366/2001 e al d.lgs. n. 6/2003: ...
Il lavoro a progetto: inutilità di un intervento legislativo?

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SOMMARIO: 1. Un breve excursus della vicenda delle collaborazioni coordinate e continuative. — 2. Dalle collaborazioni coordinate e continuative al lavoro a progetto: funzione antifraudolenta della disciplina legislativa. — 3. Gli strumenti approntati dal decreto legislativo n. 276 per evitare pratiche elusive e fraudolente: le norme definitorie… — 3.1. Segue: … la forma del contratto come requisito essenziale… — 3.2. Segue: … il divieto di collaborazioni atipiche. — 4. Il «pentimento» del Ministro. — 5. La nuova disciplina alla prova dei fatti: requisito di forma e regime sanzionatorio…
La tutela del lavoratore nell’insolvenza transnazionale

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SOMMARIO: 1. Premessa. — 2. La disciplina dell’insolvenza transnazionale in ambito comunitario: il Regolamento Ce n. 1346/2000. — 3. Questioni sulla determinazione del giudice competente. — 3.1. Due princìpi a confronto: la lex concursus… — 3.2. Segue: …e la lex loci laboris. — 3.3. Il requisito della «abitualità» nella giurisprudenza della Corte di Giustizia. —3.4. I diritti del lavoratore e il principio di non contrarietà all’ordine pubblico: l’escamotage. — 4. I criteri di giurisdizione. — 5. Gli effetti del Regolamento sui diritti dei lavoratori. —

Il caso

La Corte di Giustizia e il trauma del cavallo di Troia

SOMMARIO: 1. Le sfide alla Corte di Giustizia. — 2. La Corte e i diritti sociali collettivi. — 3. La Corte di Giustizia come giudice costituzionale. — 4. Il dono del cavallo di Troia: timeo Danaos dona ferentes. La logica funzionalista. — 5. Il dialogo tra legge e contrattazione collettiva secondo la Corte. — 6. Diritti sociali e princìpi economici tra funzionalizzazione e assimilazione. — 7. Le tecniche e le forzature argomentative della Corte. — 8. La via giudiziaria alla integrazione e il «dono» della pedagogia della Corte. — 9. La Corte e la regola della sussidiarietà.
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Corte di Giustizia Ce, N.C-346/2006-3 Aprile 2008

(Corte di Giustizia Ce
N:C-346/2006 - 3 Aprile 2008)

Pres. ed Est. Timmermans, Avv. Gen. Bot – Rüffert c. Land Niedersachsen.

Note: La Corte di Giustizia e il trauma del cavallo di Troia
Parole chiave: corte di giustizia ::

Libera prestazione dei servizi – Direttiva n. 96/71/Ce – Distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi – Procedure di aggiudicazione di appalti pubblici di lavori – Obbligo dell’appaltatore di applicare le retribuzioni minime dettate dal contratto collettivo categoriale dello Stato ospitante privo di efficacia erga omnes – Contrasto con l’art. 49 TCe e Direttiva n. 96/71.

La Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 1996, n. 96/71/Ce, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, interpretata alla luce dell’art. 49 Ce, osta a un provvedimento legislativo, emanato da un’autorità di uno Stato membro, che imponga agli enti pubblici aggiudicatori di attribuire gli appalti relativi a lavori edili esclusivamente alle imprese che, all’atto della presentazione delle offerte, si im- pegnino per iscritto a corrispondere ai propri dipendenti, impiegati per l’esecuzione dei lavori oggetto di appalto, una retribuzione non inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo vigente nel luogo dell’esecuzione dei lavori in questione, qualora questo contratto non sia stato dichiarato di applicazione generale...
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Osservatorio: la Corte Costituzionale

Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2008. Rapporto di lavoro

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SOMMARIO: 1. Illegittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo che stabi- lisce requisiti professionali differenziati tra dipendenti regionali ed esterni assunti a contratto per il conferimento del medesimo incarico di responsabile delle segreterie dei gruppi consiliari. — 2. Illegittimità costituzionale della legge n. 368/2001 nella parte in cui disciplina il diritto di precedenza nella assunzione dei lavoratori stagionali in modo peggiorativo rispetto alla disciplina previgente.
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Osservatorio: sicurezza sociale

Sicurezza sociale

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SOMMARIO: 1. Contribuzione di malattia. — 2. Doppia indennità integrativa speciale.
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Rapporto di lavoro

Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 44 depositata il 4 marzo 2008, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 10, commi 9 e 10, e dell’art. 11, commi 1 e 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dalla Ces), nella parte in cui subordinano il diritto di precedenza nella assunzione, presso la stessa azienda con la medesima qualifica dei lavoratori assunti a termine per lo svolgimento di attività stagionali, a due condizioni...
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Corte Costituzionale, N.44-25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008

(Corte Costituzionale
N:44 - 25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008)

Pres. Bile, Est. Mazzella – N. (avv.ti Alleva, Andreoni, Angiolini) c. Presidenza del Consiglio dei ministri (Avv. Stato D’Avanzo).

Note: Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

Lavoro a tempo determinato – Diritto di precedenza – Art. 10, commi 9 e 10, e art. 11, commi 1 e 2, d.lgs. n. 368/01 – Illegittimità costituzionale.

È incostituzionale l’art. 10, commi 9 e 10, nonché l’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dal Ces), nella parte in cui abroga l’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro), per violazione dell’art. 77, comma 1, Cost. È incostituzionale l’art. 11, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, nella parte in cui dètta la disciplina transitoria in riferimento all’art. 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, per illegittimità derivata.
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Il licenziamento per superamento del periodo di comporto: basta l’elemento fattuale?

Nella fattispecie in esame la Suprema Corte, da un lato, ribadisce, seguendo la sua costante giurisprudenza, la natura speciale della disciplina del recesso per superamento del periodo di comporto; dall’altro, esplicita, ancora una volta, il proprio orientamento a ritenere che si applichino a tale tipo di licenziamento le norme previste dall’art. 2 della legge n. 604/66 circa la forma e l’indicazione dei motivi al momento della comunicazione del licenziamento: norme applicabili da tutti i datori di lavoro, ...
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Corte di Cassazione, N.278-10 Gennaio 2008

(Corte di Cassazione
N:278 - 10 Gennaio 2008)

Pres. Ciciretti, Est. Cementano – Aem Spa (avv.ti Gentile e Prisco) c. I. L. (avv.ti Ciccotti, Bossi e Arrigoni). Cassa Corte d’Appello Milano 20 dicembre 2005.

Note: Il licenziamento per superamento del periodo di comporto: basta l’elemento fattuale?

Licenziamento individuale – Superamento del periodo di comporto – Disciplina – Specificazione dei motivi – Mancata richiesta da parte del lavoratore – Effetti.

A giustificare il recesso è sufficiente che sia stato superato il periodo di comporto e che tale circostanza di fatto sia stata indicata dal datore di lavoro nella lettera di licenziamento e posta a giustificazione del recesso, non essendo richiesto che il datore di lavoro specifichi i giorni di assenza, a meno che il lavoratore non ne faccia espressa richiesta.
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Il ruolo della Cassazione nella tutela dal mobbing

Articolo scritto da:
Parole chiave: mobbing
La Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione – con la sentenza n. 40891 del 2007 che si prende in esame – attribuisce rilevanza penale a condotte illecite mobbizzanti. Questa pronuncia riveste notevole interesse, in quanto rappresenta un ulteriore sforzo della giurisprudenza penale di legittimità di ricondurre il fenomeno del mobbing nell’alveo di distinte e ben delineate fattispecie criminose, soprattutto in considerazione del fatto che continua a mancare sia una disciplina legislativa sul mobbing, sia la configurazione di uno specifico reato di mobbing...
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Corte di Cassazione, N.40891-7 Novembre 2007

(Corte di Cassazione
N:40891 - 7 Novembre 2007)

VI Sez. penale - Pres. Mannino, Est. Salvatore, P.M. Galati – Imp. C. W. Annulla senza rinvio App. Lecce, 23 settembre 2005

Note: Il ruolo della Cassazione nella tutela dal mobbing
Parole chiave: Mobbing ::

Demansionamento – Mobbing – Amministrazione pubblica – Abuso di ufficio

In materia di abuso d’ufficio, integra il requisito della violazione di legge il mutamento di destinazione di una dipendente comunale, dallo svolgimento delle mansioni di coordinatrice economa a quelle di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta, deliberato dal sindaco in violazione dell’art. 56, d.lgs. n. 29 del 1993, sui dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e dell’art. 7 Ccnl dei dipendenti degli enti locali, recepito nel d.P.R. n. 593 del 1993...
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Controlli a distanza e necessità del rispetto della procedura di cui al comma 2 dell’art. 4 Stat. lav.

La sentenza in commento è, senza dubbio, di grande importanza. Infatti, qui la Cassazione si pronuncia nuovamente sull’interpretazione dell’art. 4 Stat. lav. e prende posizione a favore di una lettura dell’enunciato che dipana le perplessità emerse in occasione del varo di un’altra decisione della stessa Suprema Corte, la quale ha costituito, per qualche anno, un precedente tale da giustificare tentativi di letture sterilizzanti della portata della disposizione dello Statuto o da spingere i giudici di merito, desiderosi di giungere a soluzioni diverse, ad adottare argomentazioni...
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Corte di Cassazione, N.15892-17 Luglio 2007

(Corte di Cassazione
N:15892 - 17 Luglio 2007)

Sez. Lav. - Pres. Senese, Est. Stile, P.M. Fuzio (concl. conf.) – P. S. (avv.ti Panici e Giovannelli) c. Eni Spa (avv. Morrico). Cassa App. Milano 17 marzo 2005

Note: Controlli a distanza e necessità del rispetto della procedura di cui al comma 2 dell’art. 4 Stat. lav.
Parole chiave: controlli a distanza ::

Controlli del datore di lavoro – Sistema informatico di rilevazione degli accessi – Art. 4 Stat. lav. – Violazione della procedura di partecipazione di cui al comma 2 della disposizione – Licenziamento – Illegittimità.

Integra una violazione dell’art. 4 Stat. lav. il controllo a distanza operato nei confronti di un lavoratore tramite l’incrocio di dati legittimamente acquisiti, rispettando la procedura di cui al comma 2 della disposizione, con altri per i quali non è stata osservata la medesima procedura. I dati raccolti mediante una forma di controllo a distanza illegittima non possono essere utilizzati per fondare il licenziamento del lavoratore.
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Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

1. — Il fatto — La vicenda che ha occasionato la pronuncia della Suprema Corte riguarda la richiesta di un lavoratore dipendente della Spa Poste Italiane il quale, precedentemente addetto a mansioni di natura tecnica (manutenzione apparecchiature; servizio poi esternalizzato dalla società resistente perché ritenuto antieconomico), era stato assegnato a compiti di sportelleria; di conseguenza, ritenutosi demansionato, aveva chiesto di essere assegnato alle mansioni precedentemente svolte o, in caso di loro soppressione, ad altre equivalenti, però sempre di natura tecnica.
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Corte di Cassazione, N.8596-5 Aprile 2007

(Corte di Cassazione
N:8596 - 5 Aprile 2007)

Sez. Lav. - Pres. Mercurio, Est. Vidiri – N. M. (avv.ti Afeltra e Zezza) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Conf. App. Venezia 21 gennaio 2003.

Note: Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Parole chiave: licenziamento :: demansionamento ::

Mansioni e qualifiche – Ius variandi – Divieto di reformatio in peius – Sopravvenute modifiche aziendali – Giustificato motivo oggettivo di licenziamento – Impossibilità di impiego in mansioni equivalenti – Demansionamento quale unico mezzo per conservare il rapporto di lavoro – Legittimità.

La disposizione dell’art. 2103 cod. civ. sulla regolamentazione delle mansioni del lavoratore e sul divieto del declassamento di dette mansioni va interpretata – stante le statuizioni di cui alla sentenza delle Sezioni Unite del 24 novembre del 2006 n. 25033, e in coerenza con la ratio sottesa ai numerosi interventi in materia del legislatore – alla stregua della regola del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente con quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti l’esternalizzazione dei servizi o la loro riduzione a seguito di processi di riconversione o ristrutturazione aziendali, ...
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La riproposizione del patto di prova come rapporto di lavoro speciale: il problema della cd. prova preassuntiva

1. - Il caso — Il caso riguarda un rapporto di lavoro di cui era in contestazione tra le parti la subordinazione (eterodirezione e indici sintomatici): rapporto caratterizzato dal fatto che la sua incardinazione sarebbe stata preceduta da una prova di pochi giorni, ovvero da un servizio prestato per pochi giorni continuativi in regime di prova, all’esito della quale il rapporto di lavoro non venne in vita.
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Corte di Cassazione, N.8463-4 Aprile 2007

(Corte di Cassazione
N:8463 - 4 Aprile 2007)

Sez. lav. - Pres. Ianniruberto, Est. Maiorano, P.M. Matera (conf.) – O. (avv.ti Proia e Persiani) c. M. (avv.ti Cerreti e Zanello). Cassa con rinvio App. Roma 30 marzo 2006, n. 8721/05.

Note: La riproposizione del patto di prova come rapporto di lavoro speciale: il problema della cd. prova preassuntiva
Parole chiave: prova preassuntiva ::

Lavoro subordinato – Patto di prova – Prova preassuntiva – Preordinazione a mera finalità esplorativa – Violazione art. 2096 cod. civ. – Instaurazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – Esclusione.

Le parti nella loro autonomia negoziale possono stipulare tanto un contratto di lavoro con patto di prova, quanto lo svolgimento di una semplice attività «esplorativa» dell’ambiente di lavoro che sia finalizzata unicamente all’acquisizione delle opportune, reciproche, informazioni concernenti l’instaurando rapporto.
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Assunzione a termine per ragioni di carattere sostitutivo

1. - Com’è testimoniato dalla mole del contenzioso sviluppatosi nelle aule giudiziarie e dall’Accordo sottoscritto con le parti sociali nel gennaio 2006 (In http://ce-doc.sirio.regione.lazio.it/DOCUMENTI/CGIL_poste.pdf), le Poste Italiane, ormai da diversi anni, hanno scelto di approvvigionarsi del personale, mediante il sistematico ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato, e, nel far questo, hanno sempre richiamato, a partire dal 1998, solo alcune delle causali – legali e contrattuali – previste per accedere legittimamente a tale tipologia contrattuale.
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Corte d’Appello Bari, N.-9 Ottobre 2007

(Corte d’Appello Bari
N: - 9 Ottobre 2007)

Sez. Lav. - Pres. Est. Lucafò – Poste Italiane Spa (avv.ti Fiorino e Carrieri) c. M. R. (avv.ti De Michele e Mignone).

Note: Assunzione a termine per ragioni di carattere sostitutivo
Parole chiave: assunzione a termine ::

Lavoro a tempo determinato – Assunzione per esigenze sostitutive ai sensi dell’art. 1, d.lgs. n. 368/2001 – Indicazione nel contratto delle ragioni della sostituzione, del nominativo del lavoratore sostituito e della durata dell’assenza – Necessità – Sussiste.

Nella vigenza del d.lgs. n. 368/2001, il datore di lavoro che voglia assumere a termine per esigenze sostitutive è tenuto a specificare già nel contratto le ragioni della sostituzione, il nominativo del lavoratore sostituito e la durata dell’assenza, in quanto il controllo circa l’effettività delle stesse deve essere effettuabile ab initio.
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Le ferie annuali tra diritto alla autodeterminazione ed eccezionalità del rinvio

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Parole chiave: ferie annuali
1. - L’oggetto della fattispecie — La sentenza della Corte d’Appello di Firenze, che qui si annota (Edita anche in Not. giur. lav., 2007, p. 317, e in D&L, 2007, p. 795, con nota di Romoli, Monetizzazione delle ferie e fruibilità per un periodo continuativo: legislazione comunitaria e applicabilità all’ordinamento nazionale, p. 802), risulta di partico- lare rilievo, nell’ambito della riflessione giurisprudenziale più recente in tema di ferie, perché si occupa di una fattispecie molto problematica fra quelle inerenti le modalità di concreta fruizione del diritto: ...
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Corte d’Appello Firenze, N.-3 Aprile 2007

(Corte d’Appello Firenze
N: - 3 Aprile 2007)

Sez. lav. – Pres. Pieri, Est. Amato – F. (avv.ti Bellotti e Stramaccia) c. Bitumstrade Srl (avv. Baccetti).

Note: Le ferie annuali tra diritto alla autodeterminazione ed eccezionalità del rinvio
Parole chiave: ferie annuali ::

Ferie – Fruizione di ferie consecutive e nell’anno di maturazione – Art. 10, d.lgs. n. 66/2003 – Interpretazione conforme all’art. 7, Direttiva n. 93/104 – Fruizione di ferie decisa unilateralmente dal lavoratore – Liceità – Violazione dei princìpi di cui all’art. 2109 cod. civ. – Assenza ingiustificata dal lavoro – Insussistenza – Licenziamento per giusta causa – Illegittimità.

In coerente adesione alle finalità della Direttiva n. 93/104 (come interpretata dalla Corte di Giustizia) e quindi allo scopo di assicurare il principio di effettività nella fruizione delle ferie, il periodo di due settimane consecutive di godimento delle ferie nell’anno di maturazione indicato dal comma 1 dell’art. 10, d.lgs. n. 66/2003, dev’essere considerato diritto insopprimibile del lavoratore, ed esso, dunque, può anche comportare in estrema ipotesi – allorché l’anno di maturazione si stia esaurendo – la unilaterale determinazione temporale da parte del lavoratore che, dal datore di lavoro, non abbia ricevuto indicazioni concrete circa l’effettivo godimento entro il 31 dicembre.
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Contratti a termine nelle amministrazioni pubbliche: divieto di conversione e risarcimento del danno

1. - Uno sguardo alle recenti modifiche in tema di contratti a termine — Le sentenze in commento attengono alla problematica degli effetti conseguenti alla stipulazione illegittima del contratto di lavoro a tempo determinato nel lavoro pubblico, dove, diversamente da quel che avviene nel lavoro privato, in cui vige la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato (secondo quanto dispone il d.lgs. n. 368/01), l’art. 36, comma 6, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, stabilisce che: «la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione...
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Tribunale Genova, N.-14 Dicembre 2006

(Tribunale Genova
N: - 14 Dicembre 2006)

Sez. lav. - Est. Basilico – S. M. C. c. Ente Ospedaliero Galliera.

Note: Contratti a termine nelle amministrazioni pubbliche: divieto di conversione e risarcimento del danno

Lavoro a tempo determinato – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Illegittimità dell’apposizione del termine – Conversione in contratto a tempo indeterminato – Inapplicabilità – Diritto al risarcimento del danno ex art. 36, d.lgs. n. 165/2001 – Criteri per la quantificazione del danno – Applicabilità dell’art. 18, commi 4 e 5, Statuto dei lavoratori.

Dall’accertata nullità del termine apposto a un contratto stipulato con una pubblica amministrazione non può derivare la conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Tale normativa risulta pienamente conforme al Diritto comunitario. Il lavoratore acquisisce il diritto al risarcimento del danno subìto, che va parametrato a quanto disposto dai commi 4 e 5 dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, unico istituto attraverso il quale il legislatore ha inteso monetizzare il valore del posto di lavoro assistito dalla cosiddetta stabilità reale, qual è quello alle dipendenze della pubblica amministrazione.
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Tribunale Rossano, N.-4 Giugno 2007

(Tribunale Rossano
N: - 4 Giugno 2007)

Est. Coppola – S. E. (e altri) c. Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.

Note: Contratti a termine nelle amministrazioni pubbliche: divieto di conversione e risarcimento del danno

Lavoro a tempo determinato – Illegittima apposizione del termine – Conversione in contratto a tempo indeterminato – Inapplicabilità – Diritto del lavoratore al risarcimento del danno ex art. 36, d.lgs. n. 165/2001 – Riconducibilità della fattispecie alla responsabilità contrattuale – Quantificazione del danno – Determinazione secondo equità.

Dall’accertata nullità del termine apposto a un contratto stipulato con una pubblica amministrazione non può derivare la conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Tale normativa è pienamente conforme al Diritto comunitario. Il lavoratore acquisisce il diritto al risarcimento del danno subìto ex art. 36 del d.lgs. n. 165/01 che integra un’ipotesi di responsabilità contrattuale. Il risarcimento va quantificato riferendosi al tempo medio necessario per ricercare una nuova occupazione stabile, tenuto conto della zona geografica, dell’età, del sesso e del titolo di studio dei lavoratori.
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Diritto sindacale

Diritto di critica e nuovi spazi d’azione per la cittadinanza industriosa. L’obbedienza non è più una virtù?

1. — Il profilo «soggettivo» del diritto di critica— La sentenza che qui si commenta suggerisce una rilettura, «ai tempi della globalizzazione», del diritto di critica spettante al cittadino-lavoratore, rappresentante sindacale o meno. La riconduzione di tale diritto alla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero induce a una, sia pur non approfondita, disamina del quadro normativo di riferimento nazionale e sovranazionale, anche di natura non strettamente lavorista.
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Corte d’Appello Roma, N.-6 Febbraio 2007

(Corte d’Appello Roma
N: - 6 Febbraio 2007)

III Sez. penale - Pres. Mineo, Est. Ciccone – P. C. et al. imputati (avv.ti V. Lombardi, M. Lombardi, Goffredo), M. C., parte civile (avv.to Ciatti) Diff. Trib. Roma 4 maggio 2005.

Note: Diritto di critica e nuovi spazi d’azione per la cittadinanza industriosa. L’obbedienza non è più una virtù?
Parole chiave: diritto di critica ::

Diritto di critica – Comunicato sindacale – Diffamazione – Scriminante – Non costituisce reato.

L’affissione sul luogo di lavoro di un comunicato sindacale contenente i termini «fascista» e «maschilista» non costituisce di per sé reato di diffamazione nei confronti del superiore gerarchico.
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Sicurezza sociale

Benefìci previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto e onere della prova ex art. 2697 cod. civ.

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Parole chiave: amianto
In materia di esposizione qualificata all’amianto, ai sensi dell’art. 13, comma 8, della legge n. 257/1992, e degli artt. 24 e 31 del d.lgs. n. 277/1991, la Suprema Corte di Cassazione, con la decisione in commento, ha statuito il seguente principio di diritto: «la prova dell’inquinamento ambientale che grava sul lavoratore deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità di una concentrazione di fibre qualificata, questa può essere ravvisata in presenza di un elevato grado di probabilità, che può essere ritenuto sussistente...
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Corte di Cassazione, N.19140-13 Settembre 2007

(Corte di Cassazione
N:19140 - 13 Settembre 2007)

Sez. lav. - Pres. Ravagnani, Est. Battimiello, P.M. Pivetti (conf.) – C. R. e altri (avv. Sante Assennato) c. Inps e Inail.

Note: Benefìci previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto e onere della prova ex art. 2697 cod. civ.
Parole chiave: amianto ::

Lavoratori esposti all’amianto – Benefìci previdenziali – Spettanza – Accertamento – Poteri del giudice – Onere della prova ex art. 2697 cod. civ.

Per l’esposizione qualificata all’amianto, ai sensi dell’art. 13, comma 8, della legge n. 257/1992, e degli artt. 24 e 31 del d.lgs. n. 277/1991, in mancanza di una impossibile verifica dell’ambiente di lavoro, sottoposto a profondi cambiamenti, la prova dell’inquinamento ambientale che grava sul lavoratore deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità di una concentrazione di fibre qualificata, questa può essere ravvisata in presenza di un elevato grado di probabilità, che può essere ritenuto sussistente sulla base delle valutazioni compiute dal giudice di merito delle prove orali, dei pareri Contarp, delle relazioni tecniche acquisite e della consulenza tecnica dell’ausiliare...
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La tematica dei cittadini stranieri per l’accesso alle prestazioni non contributive a dieci anni dalla legge n. 40/1998

1 — Le pronunce delle giurisdizioni di merito di Pistoia, Firenze e Ravenna, sollecitano nuovamente l’attenzione sul requisito carta di soggiorno (art. 9, T.U. n. 286/98) richiesto per la concessione di determinate prestazioni assistenziali agli stranieri in possesso della cittadinanza extracomunitaria, e in effetti, dieci anni dopo l’adozione della legge n. 40/1998, la questione rimane attuale e caratterizzata da evidenti complessità di approccio...
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Corte d’Appello Firenze, N.-9 Giugno 2007

(Corte d’Appello Firenze
N: - 9 Giugno 2007)

Sez. lav. – Pres. Pieri, Est. Amato – G. M. M. quale erede di F. A. C. (avv.ti Cerrai e Bartalena) c. Inps.

Note: La tematica dei cittadini stranieri per l’accesso alle prestazioni non contributive a dieci anni dalla legge n. 40/1998

Prestazioni assistenziali a cittadini extracomunitari – Invalidità civile – Requisito «carta di soggiorno» (art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000) – Nozione di «beni» ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo – Violazione dell’articolo 14 Convenzione in combinato disposto con l’articolo 1, del Protocollo 1; art. 6.2 TUe (rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Cedu) e art. 34 della Carta di Nizza – Disapplicazione della disciplina interna contrastante.

Va disapplicata la disciplina nazionale (art. 80, comma 19, della legge n.388/2000) che introduce distinzioni dettate dal possesso di uno o altro documento di regolare soggiorno in quanto radicalmente contrastante col principio generale di eguaglianza e col divieto di discriminazione per nazionalità di cui è dovuta l’applicazione in ragione del primato degli ordinamenti comunitario e internazionale in materia.
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Tribunale Ravenna, N.-16 Gennaio 2008

(Tribunale Ravenna
N: - 16 Gennaio 2008)

Sez. lav. – Est. Riverso – S. I. (avv. Casadio) c. Ministero dell’economia e delle finanze e c. Inps (avv.ti Zanni, Cascio).

Note: La tematica dei cittadini stranieri per l’accesso alle prestazioni non contributive a dieci anni dalla legge n. 40/1998

Prestazioni assistenziali a cittadini extracomunitari – Invalidità civile – Requisito «carta di soggiorno» (art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000) – Nozione di «beni» ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo – Violazione dell’articolo 14 Convenzione in combinato disposto con l’articolo 1, del Protocollo 1 – Disapplicazione della disciplina interna contrastante.

La disciplina dell’articolo 80, comma 19, della legge n. 388/2000 contrasta con l’articolo 14 della Cedu e con l’interpretazione che ne dà la Corte di Strasburgo, oltre che con l’art. 117 Cost. (laddove prevede il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali) e l’articolo 3 per l’evidente sperequazione sottesa alla norma in questione che nega a cittadini non comunitari, che versano in una medesima condizione di bisogno, la prestazione assistenziale sulla sola base del possesso di titoli differenti di soggiorno regolare, ...
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Tribunale Pistoia, N.-23 Marzo 2007

(Tribunale Pistoia
N: - 23 Marzo 2007)

Sez. lav. – Est. De Marzo – N. K. (avv. Breschi) c. Inps (avv. Minicucci).

Note: La tematica dei cittadini stranieri per l’accesso alle prestazioni non contributive a dieci anni dalla legge n. 40/1998

Prestazioni assistenziali a cittadini extracomunitari – Assegno sociale – Requisito «carta di soggiorno» (art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000) – Nozione di «beni» ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo – Violazione dell’articolo 14 Convenzione in combinato disposto con l’articolo 1, del Protocollo 1 – Disapplicazione della disciplina interna contrastante.

Deve escludersi l’operatività dell’art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000 in quanto contrastante con l’articolo 14 Cedu, che vieta la discriminazione per ragioni di origine nazionale in ordine al godimento del diritto alle prestazioni assistenziali.
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La causa virulenta: un tertium genus tra infortunio sul lavoro e malattia professionale

La sentenza in commento ritorna sull’annosa questione della qualificazione, ai fini della tutela previdenziale, delle lesioni o infermità conseguite sul lavoro per causa virulenta. Il problema principale più o meno è sempre lo stesso e riguarda la configurabilità di tale evenienza come infortunio sul lavoro o malattia professionale. La questione apparentemente sembra muoversi sul mero piano teorico, ma, nei fatti, ha importantissime implicazioni di ordine pratico.
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Tribunale Ivrea, N.-8 Novembre 2007

(Tribunale Ivrea
N: - 8 Novembre 2007)

Est. Morlini – F. C. (avv.ti Marzocchella, Lopedote) c. Inail (avv. Clerico).

Note: La causa virulenta: un tertium genus tra infortunio sul lavoro e malattia professionale

Assicurazione infortuni – Infezione da Hcv – Patologia silente – Malattia professionale – Inconfigurabilità – Causa virulenta – Infortunio sul lavoro – Sussiste – Epatite da contagio – Periodo di latenza – Termine per la richiesta dell’aggravamento – Computabilità.

L’infezione da Hcv, in quanto riconducibile a causa virulenta, costituisce infortunio sul lavoro e, come tale, non può essere indennizzata come malattia professionale neanche nel caso in cui la epatite virale si manifesti dopo un lungo lasso di tempo dal contagio. Il periodo di latenza nelle patologie cd. silenti è computabile ai fini dell’art. 83, comma 8, d.P.R. n. 1124/1965 nel termine decennale stabilito per l’esercizio del diritto alla revisione per aggravamento anche nel caso in cui non vi sia stato il preventivo riconoscimento dell’infortunio.
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