1. Si potrebbe cominciare ricordando che dal marzo 2000 nei documenti ufficiali dell’Unione Europea la strategia di Lisbona e lo sviluppo della società dell’informazione, della comunicazione, della conoscenza sono di gran lunga gli eventi più citati; o che Google dà 3 milioni 670 mila risposte alla ricerca relativa a information society (767 mila se la richiesta è information and communication technology; 38 milioni 500 mila se l’interrogazione si riferisce a Ict); o, ancora, che in una delle storie di solitudine e di allegria che compongono il suo ultimo lavoro...
Questioni di governance. Conversazione con Fulvio Fammoni
Con Fulvio Fammoni abbiamo affrontato alcuni dei temi relativi allo stato di salute del sistema informativo del nostro paese. Ne è venuto fuori un ritratto che, assieme ai tanti elementi di criticità, mette in evidenza alcune linee e strategie possibili per il futuro prossimo venturo. Assieme ai problemi non mancano, insomma, occasioni e opportunità. Per coglierle occorrerà l’impegno di molti. Quello della Cgil di certo è assicurato. ...
Comunico, voce del verbo apprendere. Conversazione con George Siemens
George Siemens esplora i cambiamenti in atto nella produzione, organizzazione e gestione della conoscenza, e le conseguenze di tali cambiamenti a livello organizzativo. Il suo nome è legato in modo particolare al concetto di connettivismo, secondo il quale l’apprendimento (definito come azione di conoscenza) è un processo capace di attivare reti, di creare le connessioni sempre più indispensabili per imparare meglio. E di più. ...
Lo sviluppo, l’informazione, l’innovazione
La sofferenza di tanta parte della popolazione italiana è un fatto. Il declino è solo un’interpretazione. Non tanto pessimistica, quanto sbagliata. Un’interpretazione secondo la quale per un lungo periodo non c’è da aspettarsi un progresso, ma un peggioramento delle condizioni di vita e delle possibilità di sviluppo umano, civile ed economico per la popolazione italiana. L’interpretazione è sbagliata perché tiene conto troppo di quello che si sta perdendo e per niente di quello che si sta, forse troppo faticosamente, costruendo. ...
Come cambia il giornalismo
La trasformazione dei flussi informativi sta cambiando profondamente il ruolo del giornalismo nell’industria dell’informazione. Le persone in tutte le parti del mondo ricevono l’informazione primaria da diverse fonti – radio, televisione, free press, internet, satelliti, telefonini, podcast – e ciò porta con sé un cambiamento di ruolo della stampa stampata. Fino a qualche anno fa, si riteneva che la crisi potesse essere affrontata con un aggiustamento della tipologia informativa. La stampa quotidiana si spostava verso la spettacolarizzazione, quindi risolveva il problema riprendendo...
Il mondo della rete (quello dei cittadini che frequentano e utilizzano il web anche per esprimere il proprio diritto di cittadinanza) e il sindacato appaiono realtà fra loro molto distanti. Fino a oggi è mancato un vero dialogo e anche quando vi sono state occasioni d’incontro raramente si è riusciti a fare emergere una sintonia di vedute. Così, ad esempio, è opinione diffusa tra i blogger italiani che si occupano di attualità e di politica che il sindacato nel nostro paese svolga un ruolo essenzialmente di conservazione dello status
quo...
Il lavoro del lavoro nella società dell’informazione
Una riflessione sul lavoro nel mondo della comunicazione si scontra con un primo problema: cosa è giusto comprendere in questa classificazione e cosa escludere? I numeri, di conseguenza i fattori più qualitativi, cambiano se consideriamo solo chi contribuisce direttamente a produrre apparati e servizi o se, come fanno alcune ricerche, includiamo anche chi utilizza saltuariamente o continuativamente le tecnologie della comunicazione. In un caso parliamo di qualche centinaia di migliaia di addetti, nell’altro ci avviciniamo al milione di unità, nell’accezione più larga arriviamo ad alcuni...
Dai regimi monopolististici ai sistemi misti: l’iter europeo della disciplina del sistema radiotelevisivo
L’evoluzione della disciplina del settore radiotelevisivo segue, in Europa, tre fasi distinte. La prima, quella del regime monopolistico, caratterizza la disciplina del sistema radiofonico a cavallo tra le due guerre ed è dettata anche da elementi di natura tecnica, dalla necessità di evitare che, tra gli impianti di trasmissione, si possano creare interferenze. Il modello monopolistico di gestione delle radiodiffusioni segue strade diverse: in Inghilterra e in Italia (rispettivamente nel 1926 e nel 1927) si formano società a prevalente capitale pubblico, mentre in Danimarca e in Belgio...
Il sistema radiotelevisivo pubblico in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna
In Francia due emittenti distinte gestiscono rispettivamente il servizio pubblico radiofonico e televisivo. I canali radiofonici pubblici sono trasmessi dall’emittente RadioFrance. I tre canali televisivi pubblici (France2, France3, France5), invece, sono gestiti dalla compagnia France Télévision controllata a sua volta dal Conseil Supérieur de l’Audiovisuel (Csa), Autorità di garanzia istituita nel 1989. Le radiotelevisioni pubbliche sono regolate attraverso dei Cahier des missions et de charges, leggi predisposte dal governo, che ne definiscono la missione e i doveri. ...
La transizione infinita: il settore radiotelevisivo italiano dalla Mammì alla Gentiloni
Il 6 agosto 1990 il Parlamento italiano approva la prima «legge di sistema» relativa alla disciplina del settore radiotelevisivo. La legge n. 223/90 («legge Mammì», dal nome del suo firmatario) nasce dalla necessità di definire un quadro organico di riferimento per un settore caratterizzato da una forte frammentarietà normativa e avrebbe dovuto avere come «doveri principali» quelli di «dettare norme antitrust atte a risolvere la situazione di duopolio» Rai-Fininvest, sanzionare i soggetti che si fossero trovati in condizione di «posizione dominante»,...