Voci di donne migranti
Storie di vita e di maternità
320 pag
ISBN: 88-230-1554-8
Descrizione
Ventuno donne migranti, giunte a Roma in tempi diversi, raccontano la loro storia. Poche volte hanno avuto modo di parlare, raramente hanno trovato ascolto. «Abbiamo qualcosa dentro il cuore, però non sappiamo come dirlo, come spiegare a voi per far capire quello che sentiamo». Questo libro ha dato loro voce. Una voce che racconta di fughe dalla guerra e dalla miseria, di sacrifici e stenti, ma anche di quotidianità e conquiste. Il tema della maternità, vissuta lontano dagli affetti e dalle tradizioni, è stato il filo rosso che ha guidato questa raccolta di storie, ma anche un pretesto per narrare altro: identità perdute, aspettative e delusioni, coraggio, forza, riscatto sociale. Storie di donne che si sentono cittadine del mondo. Alcune ricordano la vita, gli usi e costumi del paese d’origine, tutte parlano della loro realtà quotidiana, con le fatiche e le speranze di donne e di madri. Le curatrici si sono avvalse della metodologia autobiografica per «tradurre» in forma scritta queste voci di donne migranti, proponendo così un panorama di testimonianze sul mondo dell’immigrazione femminile in Italia e in particolare a Roma. Il volume contiene inoltre un dialogo a distanza con i racconti delle donne migranti attraverso le riflessioni di Maura Cossutta, Cecilia Bartoli e Mercedes Frias e il saggio di Antonella Martini.
Rassegna:
21 storie di donne immigrate
da: Elle-12 Mag 11
12/05/2011
«Qualcuno potrebbe avere dei problemi a raccontarsi: paura di scoprirsi o di rivelare dei segreti, ma io non ho paura», dice Leila che viene dall’Egitto e che è in Italia da qualche anno. La sua è una delle 21 storie di donne immigrate, che dalle Filippine o dalla Nigeria, dallo Sri Lanka o dal Perù, sono arrivate in Italia per costruire, da sole spesso, o con il proprio marito, un destino differente, spesso entrando nelle famiglie italiane a curare gli anziani o i bambini. «Io ho pensato al futuro della mia famiglia ai figli: ho pensato che andare lontano era meglio. Per fare questo occorre coraggio e, tanto, spirito di avventura», spiega un’altra di loro, Sriyani, venuta dallo Sri Lanka in Italia nel 2000. Il libro che raccoglie i racconti di vita si intitola “Voci di donne migranti” (Ediesse, 15 euro) ed è curato da altre donne, italiane stavolta. Claudia Carabini, Dina De Rosa e Cristina Zaremba hanno cominciato a raccogliere queste storie, convinte che a queste donne cui affidiamo i nostri anziani o i nostri figli si chieda di essere “efficienti, ma trasparenti e mute”. Il libro spezza questo silenzio con delle domande precise - chi sei, cosa hai studiato, che lavoro fai, come vivi, divisa tra la tua e la nostra cultura? – le cui risposte sono di grande interesse. Le donne raccontano della loro vita nei tanti Paesi di origine – molte hanno studiato e lavorato per poi partire, altre si sentono strette tra le proprie tradizioni e il nostro mondo – e del loro nuovo capitolo italiano, spesso reso difficile dalla precarietà del soggiorno e dal pregiudizio contro gli stranieri. C'è un filo rosso che lega il libro e le une alle altre: l’esperienza materna, della gravidanza, del parto lontana da casa e senza la rete familiare, dell’accudire o portare qui figli cresciuti nei paesi d'origine senza le madri, quei figli che sono la seconda generazione di stranieri del nostro Paese e che rappresentano anche la loro principale speranza e l’investimento sul futuro. Lo dice Yasmine che, in Arabia Saudita, ha conosciuto un italiano e lo ha sposato: Noi possiamo cambiare. Secondo me solo le donne, le donne di tutti i Paesi, possono cambiare il mondo perché noi educhiamo i figli che è la cosa più importante: solo noi possiamo fare un mondo diverso».
Storie di donne migranti
da: Conquiste del Lavoro-7 Mag 11
07/05/2011

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Figlie, spose e madri, testimoni di due mondi
da: Terra-1 Aprile 11
01/04/2011

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Voci di donne migranti
da: il paese delle donne -7 Aprile 11
07/04/2011
Una lettura che invita a uno sguardo che rifugge dal razzismo e dalla xenofobia dilaganti nel nostro paese, in questi giorni, di guerra e di sbarchi a Lampedusa descritti e gestiti come invasioni, più che mai. Per molti anni gli studi sul fenomeno migratorio hanno, nel loro sguardo, trascurato le peculiarità di genere, considerando quasi esclusivamente il prototipo del migrante maschio o dimenticando di specificare le differenze che intervengono quando a migrare è una donna. “Voci di donne migranti”, il libro a cura di Claudia Carabini, Dina De Rosa, Cristina Zaremba, parte invece proprio da quelle peculiarità trascurate per ricostruire i percorsi, non solo e non tanto fisici, che accompagnano una donna nel suo migrare. Lo fa attraverso ventuno racconti che danno voce a storie, tutte diverse, ma tutte legate dal filo rosso della maternità. Dire cosa vuol dire essere o diventare madri lontano dagli affetti e dalle tradizioni culturali di origine, in un mondo che spesso è da loro avvertito come sordo e muto rispetto alle loro necessità, è stata l’occasione per narrare anche altro: identità perdute, aspettative e delusioni, solitudini, coraggio, forza, riscatto sociale. Le curatrici, durante il lavoro di ricerca, hanno cercato di dare a queste ventuno donne la possibilità, forse per la prima volta, di raccontarsi. Hanno scelto di avvalersi della metodologia autobiografica, “traducendo” i loro racconti in una veste che sottolinea differenze e somiglianze in cui ci si può riconoscere o scoprire diverse, ma in ogni caso lontane dagli stereotipi che enfatizzano le differenze come pericolose e accrescono diffidenza e paura. Una lettura che disegna intorno al lettore un cerchio immaginario di voci che si specchiano e si scoprono e nel farlo costruiscono la soggettività migrante insieme a quella femminile. Racconti che lasciano dentro un subbuglio emotivo e che ricordano, secondo Maura Cossutta, i luoghi dei collettivi femminili “sempre pieni di fumo e di parole e ognuna di noi scopriva il piacere e l’importanza del racconto di sé e dell’ascolto dell’altra: sapevamo che stavamo sperimentando un modo di essere, prima ancora che di vivere. Stavamo insieme, diverse tra noi, ma cercando tra noi la similitudine, per scoprire una forza possibile e comune”. Scrive Antonella Martini nel saggio “Una fine senza pace...” in coda ai ventuno racconti: “le storie di queste donne non possono e non devono rappresentare una ’fine’, bensì un inizio. L’inizio di un qualcosa di nuovo e di diverso nel nostro modo di relazionarci con gli ’altri’, con le ’altre’, con coloro che vengono da un altrove geograficamente e culturalmente diverso, eppure – per alcuni aspetti – simile al nostro, che vivono nel nostro paese e con cui conviviamo e interagiamo quotidianamente”. Sono donne le cui scelte di vita sono visceralmente connesse con culture e politiche, guerre e crisi economiche, mercato del lavoro e servizi socio-sanitari. Donne il cui pensiero più pressante è quasi sempre rivolto ai figli e alla loro accoglienza in un Italia che non sa ancora se li riconoscerà come suoi cittadini in tutto e per tutto, nonostante vivano qui sin dalla nascita. Una lettura che, anche grazie ai contributi di Isabella Peretti, Cecilia Bartoli e Mercedes Frias, invita a uno sguardo che rifugge dal razzismo e dalla xenofobia dilaganti nel nostro paese, in questi giorni, di guerra e di sbarchi a Lampedusa descritti e gestiti come invasioni, più che mai. La speranza delle curatrici è che esso possa essere una piccola struttura di quel ponte di cui scrive Claudio Magris in “L’infinito viaggiare”: “Alle genti di una riva quelle della riva opposta sembrano spesso barbare, pericolose e piene di pregiudizi nei confronti di chi vive sull’altra sponda. Ma se ci si mette a girare su e giù per un ponte, mescolandosi alle persone che vi transitano e andando da una riva all’altra fino a non sapere più bene da quale parte o in quale paese si sia, si ritrova la benevolenza per se stessi e il piacere del mondo”.

da: Rainews 24 - Altrevoci Diritti negati-24 Marzo 11
24/03/2011
Parliamo di immigrazione, un tema all’ordine del giorno con i continui approdi dal Mediterraneo sulle nostre coste. Gli occhi sono tutti puntati sull’isola di Lampedusa e sui provvedimenti che il governo sta adottando per cercare di distribuire gli immigrati sull’intero territorio nazionale. In questa puntata cerchiamo di capire con Iman Sabbah perche’ uomini e donne, anche minori, mettono a rischio la loro vita per arrivare in Europa. Vi raccontiamo le storie di alcune donne che hanno scelto Roma come citta’ in cui vivere. Ospiti di Noi e Loro, Isabella Peretti, responsabile della Collana Sessimo Razzismo (Ediesse) e Dana Mihalache, presidente della Associazione Spirit Romanesc.
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