Un alito di vita nuova: scritti 1901-1942
ISBN: 88-230-1436-7
Descrizione
Tra le grandi figure di dirigenti sindacali e politici del Novecento italiano, Argentina Bonetti Altobelli (1866-1942) occupa una posizione di grande rilievo ed interesse, quale protagonista di una fase cruciale del cambiamento sociale e politico del nostro paese, e interprete tra le più complete dell’impegno civile e della militanza politica. Segretaria della Federazione Nazionale dei Lavoratori della Terra aderente alla CGdL, già dal 1906 fu tra i componenti della Direzione del PSI e del Consiglio Direttivo della Confederazione, rimanendovi per molti anni di seguito. Convinta sostenitrice dell’emancipazione femminile, concepì sempre questo impegno in stretta connessione con la militanza politica, al punto da individuare nel motivo del riscatto economico e morale delle donne dei campi il movente primario della sua adesione al socialismo. Nel 1912 fu una delle prime donne a partecipare a organi istituzionali, come membro del Consiglio Superiore del Lavoro, nel quale si adoperò per estendere ai lavoratori agricoli le prime misure di legislazione sociale ottenute dal proletariato urbano. Attraverso un’attenta e in larga parte inedita selezione degli interventi pubblici e degli scritti si offre qui una lettura originale della sua vicenda sindacale e politica, nella quale il protagonismo femminile si lega ai processi di sindacalizzazione e di politicizzazione dei lavoratori dei campi, che hanno accompagnato l’affermazione della cittadinanza sociale nell’Italia liberale. Il volume è a cura di Sivia Bianciardi.
Rassegna:
Eravamo ragazze di fabbrica
da: Leggendaria-1 Marzo 11
01/03/2011

Download
Argentina Altobelli Una sindacalista riformista nel 1906
da: La27esima ora - Corriere.it-25 Settembre 14
25/09/2014
Con il previsto arrivo di Annamaria Furlan alla testa della Cisl, i due maggiori sindacati si avviano ad avere una donna al vertice, senza contare il precedente di Renata Polverini all’Ugl. Spicca la differenza con i partiti, visto che soltanto una forza piuttosto marginale come Fratelli d’Italia ha una leader di sesso femminile, Giorgia Meloni. Probabilmente non è un caso: più concreta e vicina alla condizione materiale delle persone, l’attività sindacale forse si adatta meglio alla sensibilità femminile rispetto a quella politica, tendenzialmente più astratta e ideologica. Sembra confermarlo un importante precedente che risale ai primi del Novecento, quando le donne non potevano ancora votare. Fu allora infatti, per l’esattezza nel 1906, che una sindacalista divenne segretaria della Federazione nazionale della terra (Fnlt o Federterra), una delle organizzazioni più importanti in un Paese che allora era prevalentemente agricolo. Nata nel 1866 a Imola da una famiglia borghese mazziniana, si chiamava Argentina Bonetti, ma usava il cognome da sposata ed era nota come Argentina Altobelli. Ma non era una donna giunta all’impegno pubblico affiancando il coniuge, come spiega Silvia Bianciardi nell’introduzione alla raccolta dei suoi scritti intitolata Un alito di vita nuova (Ediesse). Il marito Abdon era un professore carducciano, di idee socialiste ma estraneo all’attività politica, che sostenne sempre Argentina assumendosi responsabilità, per la conduzione della casa e l’allevamento dei due figli, che all’epoca erano ritenute di esclusiva pertinenza femminile. Non furono battaglie facili quelle che videro Argentina Altobelli in prima linea, immersa in un ambiente che all’epoca era monopolio quasi assoluto dei maschi. Lo racconta Nadia Ciani nella biografia Fuori da un secolare servaggio, edita anch’essa da Ediesse. Si trattava di organizzare lavoratori che vivevano in condizioni tremende: basti pensare che la giornata lavorativa dei braccianti e delle mondariso durava dall’alba al tramonto («da sole a sole», si diceva allora) e che ci vollero sforzi immani per portarla a otto ore. Per giunta le lotte agrarie erano asprissime: non di rado davano luogo a scontri cruenti e a volte la forza pubblica, soprattutto nel Sud, sparava sugli scioperanti. Eletta anche nella direzione del Psi, Argentina Altobelli si collocò sempre su posizioni riformiste, al fianco di Filippo Turati e Giacomo Matteotti: forse anche per questo non è stata celebrata come avrebbe meritato dopo il 1945 da un movimento operaio a netta prevalenza comunista. Ma già in precedenza il fascismo aveva distrutto gran parte della sua opera e l’aveva costretta a ritirarsi dalla vita pubblica: quando Mussolini, suo conterraneo ed ex compagno di lotta, le offrì di collaborare con il regime, rifiutò senza esitazione. Morì isolata e dimenticata, nel 1942, e la polizia fascista si prese la briga di mutilare la scritta della corona di fiori rossi inviata ai funerali dai vecchi compagni socialisti. Quattro anni dopo però il traguardo del suffragio femminile, per cui Argentina si era sempre battuta, sarebbe stato raggiunto.
Link alla risorsa
Agli albori del Novecento
da: Noi Donne-1 Giugno 10
01/06/2010

Download