ANNO LXVII - 2016 - 4
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Articoli collegati:
In: Dottrina
Disoccupazione e strumenti di sostegno del reddito nel Jobs Act
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L’Autrice analizza in dettaglio le novità introdotte dal Jobs Act in tema di strumenti di sostegno del reddito in caso di disoccupazione, dimostrando che non si è ancora realizzata un’effettiva universalizzazione delle tutele ma, anzi, si è ampliata la distanza tra bisogno e tutela, soprattutto per i lavoratori non standard. L’Autrice conclude sottolineando come la riforma premia i contribuenti forti mentre penalizza i soggetti che invece avrebbero maggiormente bisogno di sostegno, ribadendo l’urgenza di introdurre interventi più efficaci, soprattutto per i giovani.
Scritto da: Natalia Paci
In: Dottrina
Ideologia e regole nella nuova disciplina del mutamento di mansioni
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La riforma delle mansioni introdotta dal Jobs Act ha determinato un deterioramento della dignità della persona che lavora e una involuzione della normativa che regolamentava le mansioni, perfino peggiorativa del vecchio testo dell’art. 2103 c.c., in vigore prima dell’introduzione nel nostro ordinamento dello Statuto dei lavoratori. L’intera tematica può essere riassunta nell’alternativa tra «tutela della professionalità» e «tutela dell’inquadramento».
In: Dottrina
L’onere della prova nei licenziamenti disciplinari e discriminatori
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A proposito dell’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 23/2015 (nel quale è previsto che il lavoratore illegittimamente licenziato vada reintegrato solo se è direttamente dimostrata l’insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento), l’Autore contesta l’interpretazione secondo la quale l’onere della prova sarebbe addossato al lavoratore, ritenendo invece che il punto di riferimento sia tuttora la regola generale enunciata dall’art. 4, l. n. 604/1966, sia per la mancanza di un’espressa deroga, sia per l’applicazione del principio della «prossimità della prova».
Scritto da: Domenico Borghesi
In: Dottrina
Uguaglianza, parità e non discriminazione nel diritto dell’Unione europea (Parte II)
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L’articolo tratta del divieto di discriminazione nel diritto dell’Ue. L’analisi è condotta attraverso l’esame dei concetti fondamentali di uguaglianza e non discriminazione nei loro vari significati e del diritto antidiscriminatorio come uno strumento di tutela di soggetti deboli e potenzialmente discriminabili. L’articolo restituisce un quadro del diritto antidiscriminatorio caratterizzato, da un lato, da una copiosa produzione normativa e, dall’altro, dalla resistenza dei singoli Stati a una corretta trasposizione.
Scritto da: Gianni-Arrigo
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Licenziamento del dirigente pubblico e vincoli di ridimensionamento degli organici
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Lo scritto si sofferma sulla peculiare interpretazione dell’art. 72, comma 11, del d.l. n. 112/2008, concernente la facoltà per le amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro dei dirigenti in possesso dei requisiti per il pensionamento. In coerenza con gli sviluppi giurisprudenziali in materia, dal raffronto tra le due sentenze si ricava una lettura interpretativa che assume la correlazione causale tra recesso e situazioni di esubero nell’amministrazione quale elemento strutturale della fattispecie introdotta dal legislatore.
Scritto da: mario cerbone
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Diritto di critica del lavoratore: tra obbligo di fedeltà e "dovere" di verità
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In: Dottrina
Tutela del lavoratore e impugnazione del contratto a termine nel d.lgs. n. 81/2015
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Il saggio si sofferma sulla disciplina introdotta dal d.lgs. n. 81/2015, che aggrava il regime delle decadenze nei casi di impugnazione di un contratto a tempo determinato. Si evidenzia il rischio che tale normativa possa rendere eccessivamente difficoltoso per il lavoratore tutelare i propri diritti in caso di contratti a termine successivi e si cerca di individuare possibili soluzioni nell’ambito del diritto italiano e del diritto dell’Unione europea.
In: Dottrina
Questioni in tema di decadenza dall’impugnazione del contratto a termine e regimi sanzionatori, tra vecchi e nuovi problemi
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Il contributo analizza, in una prima parte, la disciplina della decadenza introdotta dalla l. n. 183/2010 e la sua evoluzione con riferimento all’impugnazione del contratto a tempo determinato, soffermandosi specialmente sulle questioni dell’ambito di applicazione e dell’operatività dei termini di decadenza. Nella seconda parte del contributo, l’Autore esamina i rimedi e le tecniche di tutela predisposti dall’ordinamento per sanzionare la violazione delle regole d’uso della flessibilità a termine.
Scritto da: Antonio Preteroti
In: Giurisprudenza
Controversie di lavoro
La decisione delle domande proposte in via subordinata nel cd. rito Fornero
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Il caso di specie. — 2. La connessione tra domande per «subordinazione». — 3. I fatti costitutivi dell’impugnazione del licenziamento: proposizione di domande in via subordinata e richiesta di applicazione di differenti regimi di tutela. — 4. La richiesta di applicazione del regime di tutela obbligatoria «pura» in via subordinata: diversità o unitarietà della domanda? — 5. Il progressivo azzeramento del rito Fornero. — 6. L’accertamento sulla effettiva data di inizio del rapporto di lavoro, la controversia sulla sua qualificazione e le possibili ulteriori ipotesi di connessione
In: Dottrina
Digitalizzazione dell’economia e frammentazione dell’occupazione. Il lavoro instabile, discontinuo, informale: tendenze in a
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L’Autrice propone una prima analisi della fenomenologia del lavoro emergente nell’economia digitale, distinguendo anzitutto il settore della sharing economy dall’impiego tramite piattaforma o crowdworking. L’analisi si conclude con un confronto tra le tecniche di tutela lavoristica e quelle previste dalla disciplina del rapporto di consumo. L’Autrice s’interroga infine sulla possibilità di sperimentare forme alternative di tutela, estendendo al lavoratore digitale alcune garanzie tipiche del consumatore-utente del web.
Scritto da: Patrizia Tullini
In: Dottrina
Scomposizione dell’impresa, lavoro esternalizzato e inclusione sociale: azioni della negoziazione collettiva
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L’articolo analizza il fenomeno della scomposizione dell’impresa nei processi di esternalizzazione del lavoro. In particolare, partendo dal grado di mutamento dell’impresa nel contesto di crisi economica attuale, si prendono a riferimento gli interventi della negoziazione collettiva a livello bilaterale e trilaterale.
Scritto da: Alberto_Mattei
In: Dottrina
Introduzione
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Nel saggio viene introdotto il Tema di questo numero della Rivista: la complessità del fenomeno della povertà e dell’esclusione sociale. Si offre un un quadro ricostruttivo dei termini essenziali della questione evidenziandone la sua innegabile multifattorialità che si riverbera nelle diverse risposte e nei diversi strumenti messi in campo all’interno dei vari paesi occidentali.
In: Dottrina
Il lavoro che verrà
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L’articolo propone una breve lettura diacronica del concetto e delle applicazioni del lavoro dignitoso. Dopo un’introduzione dedicata alla genesi del lavoro dignitoso, nella prima fase dell’articolo si delineano le condizioni nelle quali esso versa. In particolare, ci si sofferma sulle conseguenze che le ultime crisi economiche, il rallentamento dell’economia globale e il mutamento del sistema di produzione hanno avuto sulla quantità (occupazione) e sulla qualità (protezione, precarietà, vulnerabilità, innovazione) del lavoro dignitoso.
In: Dottrina
Povertà ed esclusione sociale oggi in Italia: cause e possibili rimedi
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La povertà in Italia riguarda più le famiglie che gli individui che vivono soli, più i minori che gli adulti e gli anziani, ed è fortemente concentrata a livello territoriale, in particolare al Sud. Queste caratteristiche sono di lunga durata. Con la crisi, che ha fatto aumentare sensibilmente la povertà assoluta, si sono accentuate. L’Autrice argomenta che queste caratteristiche della povertà in Italia sono l’esito dell’intreccio tra funzionamento del mercato del lavoro, funzionamento della famiglia e mancanza o inefficacia delle politiche redistributive in denaro e in servizi.
In: Dottrina
Povertà e dignità nella Costituzione italiana: il reddito di cittadinanza come strumento costituzionalmente necessario
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In questo studio, l’Autrice si impegna nella ricostruzione dei fondamenti costituzionali del diritto ad avere garantita una vita dignitosa anche quando si versi in condizione di povertà. La lettura sistematica della Costituzione conduce l’Autrice a dare una risposta sicuramente positiva, e a ritenere il reddito di cittadinanza – nella forma del reddito minimo garantito – uno strumento costituzionalmente necessario al fine di realizzare una democrazia realmente emancipante, senza con ciò mai venire meno al perseguimento dell’obiettivo costituzionale della piena occupazione.
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Il principio di non discriminazione dei lavoratori a termine
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Il principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato, introdotto dalla direttiva 1999/70/CE vale anche per la corresponsione dei compensi incentivanti? O sussistono ragioni obiettive di incompatibilità? Questo è il “cuore” delle sentenze in commento, scelte tra le prime pronunce di legittimità in materia e concernenti la mancata corresponsione ai dipendenti a termine dei compensi incentivanti riconosciuti ai dipendenti a tempo indeterminato comparabili.
Scritto da: Marianna Russo
In: Giurisprudenza
Osservatori online
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo aprile 2016 - settembre 2016
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Congedo parentale, congedo di maternità e richiesta di modifica dell’orario di lavoro. — 2. Ferie annuali retribuite e congedo per recupero della salute. — 3. Libertà di circolazione del lavoratore ex pubblico dipendente in un altro Stato e diritti pensionistici. — 4. Parità retributiva, magistrato e periodi di maternità obbligatoria — 5. Diritto alle ferie annuali retribuite e cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento. — 6. Lavoro a termine: a) misure di prevenzione dell’utilizzo abusivo di una successione di contratti o rapporti a termine e riqualificazione del rapporto...
Scritto da: Roberta Nunin
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Lavoro a progetto: inversione dell’onere della prova e presunzione assoluta di subordinazione
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L’autore commenta due recenti sentenze della Cassazione, la n.9471 del 10 maggio 2016 e la n. 12820 del 21 giugno 2016, inerenti la disciplina del lavoro a progetto. Con le due sentenze, la Suprema Corte prende posizione su alcuni aspetti della disciplina che,prima della sua abrogazione con l’art.52 del d.lgs. 81/2015, avevano diviso gli interpreti, precisando i caratteri delle due distinte ipotesi di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 69 d.lgs. 276/2003 e la diversa ripartizione dell’onere della prova, finendo per riconoscere natura assoluta alla presunzione di subordinazione di cui al comma 1.
Scritto da: Michele Valerio
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
l licenziamento del lavoratore tossicodipendente: profili e ipotesi di legittimità
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È legittimo il licenziamento disciplinare comminato dal datore di lavoro in capo al lavoratore tossicodipendente purchè il predetto licenzimento non trovi fondamento sullo stato di tossicodipendenza vantato dal lavoratore ma, bensì, rappresenti lo sviluppo di un’attenta indigine volta ad appaurare sia la definitiva compromissione del rapporto fiduciario esistente tra datore di lavoro e lavoratore chè l’impossibilità di auspicare e/o di prevedere un futuro corretto adempimento, da parte del lavoratore stesso, delle obbligazioni assunte alla nascita del rapporto di lavoro.
Scritto da: Carolina Fusco
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Il diritto alla qualifica superiore può fondarsi anche su di una prassi aziendale
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Secondo la pronuncia della Suprema Corte il diritto alla qualifica superiore si può fondare “anche” su una prassi aziendale, che generando un particolare uso negoziale può indurre il giudice del merito, ex art. 1374 c. c., a interpretare favorevolmente il contenuto delle clausole contrattuali. Questa prassi aziendale deve costituirsi con un comportamento ripetuto nel tempo, che arricchisce il contratto individuale derogando in melius rispetto al contratto collettivo.
In: Giurisprudenza
Osservatorio online
Lavoro pubblico periodo maggio 2016 - ottobre 2016
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1. La riforma della riforma: le dirigenze pubbliche e il restyling delle regole nella recente disciplina Renzi-Madia. — 1.1. Premessa. — 1.2. L’accesso e i nuovi ruoli. — 1.3. Gli incarichi fra vecchie e nuove disposizioni. — 1.4. Il rendiconto: la responsabilità. — 2. Il decreto legislativo sulle attività degli enti pubblici di ricerca. — 2.1. Lo schema di decreto sugli enti di ricerca: un ulteriore tassello della riforma Madia. — 2.2. Reclutamento e mobilità: cambiano le regole. — 3. La gestione del personale nella nuova disciplina delle società a partecipazione pubblica...
Scritto da: Carla Spinelli
In: Giurisprudenza
Il caso
Licenziamento discriminatorio: una svolta della Cassazione in un caso riguardante la procreazione medicalmente assistita
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La vicenda in esame pone in luce una molteplicità di nodi concettuali in materia di licenziamento discriminatorio che la Suprema Corte ha affrontato formulando princìpi innovativi rispetto al l’in terpretazione consolidata per approdare a conclusioni più coerenti con l’impianto della materia derivante dal diritto sovranazionale, superando così la corrente interpretativa finora prevalente in tema di licenziamento discriminatorio e motivo illecito determinante
In: Giurisprudenza
Sicurezza sociale
I confini del legittimo affidamento di fronte agli errori commessi dall'Inps
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Le due pronunce in commento offrono lo spunto per ragionare, nell’ambito delle prestazioni previdenziali, sul tema del legittimo affidamento dell’assicurato di fronte ad errori commessi dall’INPS. Emerge una chiara tendenza dei giudici ad ampliare gli spazi di tutela del pensionato proprio attraverso il richiamo al principio del legittimo affidamento, di matrice privatistica, ma la cui rilevanza è ormai riconosciuta anche del diritto amministrativo ed in particolare nel rapporto tra il cittadino e la P.A.
In: Giurisprudenza
Sicurezza sociale
Gestione commercianti: insufficiente la qualità di socio accomandatario per far scattare l'iscrizione
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La sentenza in commento affronta il tema dell’obbligatorietà dell’iscrizione del socio accomandatario di una società in accomandita semplice commerciale nella Gestione Previdenziale per i Commercianti ed esclude che tale iscrizione derivi dal mero possesso della qualità di socio accomandatario. L’A., dopo un breve excursus storico sul tema della doppia contribuzione gravante sul socio – amministratore di una società commerciale, analizza i singoli requisiti previsti per l’iscrizione alla Gestione Commercianti.
Scritto da: Danilo Volpe
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Sull'assenza di limiti alla disapplicazione: l'effetto diretto orizzontale dopo il caso Dansk
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Con la pronuncia 19 aprile 2016, causa C-441/14 Dansk, la Corte di giustizia perfeziona il filone interpretativo inaugurato con Mangold e proseguito con Kücükdeveci in materia di discriminazione fondata sull’età e diritto del lavoro. L’elemento di novità della pronuncia non risiede tanto nelle precisazioni sulla configurazione delle discriminazione diretta per età, quanto per le note tecniche fornite ai giudici nazionali in materia di disapplicazione del diritto interno non conforme al diritto dell’Unione
Scritto da: Laura Calafà
In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Retrocessione dell'azienda e non derogabilità dell'art. 2112 c.c.
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Fatti brevi cenni sulla applicabilità alla fattispecie del contratto di fitto di azienda in luogo del contratto di locazione commerciale, l’autrice esamina l’iter logico-argomentativo seguito dal giudice del lavoro adito, che risolve il giudizio azionato dalla lavoratrice sancendo la nullità dell’intimato licenziamento sulla scorta del principio per il quale le parti non potevano in alcun modo escludere l’operatività dell’art. 2112 c.c. applicabile anche alla fattispecie della retrocessione dell’azienda affittata.
In: Giurisprudenza
Diritto sindacale
La difficile democrazione sindacale: i lavoratori partecipanti al referendum sono solo spettatori?
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In: Giurisprudenza
Rapporto di lavoro
Nel contratto a tutele crescenti il licenziamento ritorsivo rientra tra i casi di nullità suscettibili di reintegrazione
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Il licenziamento disciplinare deve essere considerato ritorsivo quando la scelta datoriale che lo determina risulta connotata da un chiaro e unico intento ritorsivo, potendo il lavoratore dimostrare in giudizio tale illecita condotta anche mediante la prova per presunzione ex art. 2697 c.c.. Al recesso ritorsivo si applica l’ipotesi di nullità prevista dall’art. 2 del decreto legislativo n. 23 del 2015, con diritto del lavoratore ad essere reintegrato nel posto di lavoro.