
Tic e costumi degli italiani raccontati da 14 giornalisti di origine straniera, nel divertente libro “Nuove lettere persiane” (Ediesse 2010), promosso dalla ong Cospe
CAPODARCO – “Gli italiani confondono il razzismo con qualcosa di molto più antico: la paura del povero”. Così scrive in un’immaginaria lettera al suo “io adulto” Akio Takamoto, giornalista e critico d’arte, nato a Carrara da madre italiana e padre giapponese. “Non si tratta di colore della pelle, non si tratta di cultura, la verità è che come al solito chi ha tanto, troppo, ha paura di chi vive con pochi euro al giorno, ha paura di chi stenta ad arrivare a fine mese. E’ talmente semplice che quasi nessuno se n’è accorto”.
L’osservazione di Akio, acuta e disarmante, insieme a quelle di altri 13 giornalisti di origine straniera, è contenuta nell’appena uscito “Nuove lettere persiane. Sguardi dall’Italia che cambia” (Ediesse, 2010). Un libro “strano” e ambizioso a partire dal titolo (colta evocazione delle “Lettere persiane” di Montesquieu), che raggiunge il risultato non proprio comune di divertire e spiazzare. Non solo le forme più o meno lievi di razzismo, ma anche l’ossessione della magrezza, il trattamento dei defunti, le abitudini nel mangiare e nel fare la spesa, l’acconciarsi degli adolescenti, la propensione a dare e a darsi baci in pubblico, i matrimoni, il modo di rivolgersi alle donne… Tutto o quasi tutto viene raccontato dai 14 autori, che hanno seguito le indicazioni della curatrice Francesca Spinelli – testi brevi, più o meno autobiografici, scritti sul filo dell’ironia – mettendo insieme una rassegna dei vizi, dei tic e delle virtù degli italiani davvero non comune e più utile di molte analisi dotte sull’immigrazione.
A rendere gradevole il libro è soprattutto la leggerezza e il tono cosmopolita di persone che hanno vissuto o acquisito nella loro crescita il senso di vivere nel mondo. Uomini e donne di cultura che sanno sorridere dei costumi del luogo in cui oggi abitano, ma anche di quelli della loro (o dei loro genitori) cultura di origine. A sottolineare che tutto è relativo, che i conflitti “etnici” sono spesso un pretesto e che la tolleranza è sempre la scelta più conveniente.
“Nuove lettere persiane”, che ha la prefazione di Gad Lerner e le conclusioni di Viorica Nechifor (Associazione stampa interculturale) e Valentina Lombardo, è un’iniziativa della ong Cospe, particolarmente attiva nella promozione di un’informazione corretta sull’immigrazione, in collaborazione con il settimanale Internazionale. (st)