
Tremila lavoratori attendono di conoscere il loro destino. Migliaia di investitori beffati.
Non capita spesso che un libro, per quanto un istant book che tratta di uno dei casi finanziari dell’estate, venga presentato nella sede di un sindacato. E’ accaduto ieri alla Cgil di Reggio Emilia per "Mariella Burani Fashion Group, storia di un crac", edito da Ediesse, scritto da Stefano Campani e Paolo Pergolizzi (nella foto qui sotto). Le cronache recenti hanno riferito dell’arresto per Giovanni Burani, figlio di Mariella, titolare di uno dei marchi della moda made in Italy famosi in tutto il mondo, e dei domiciliari per il marito Walter. Il volume ripercorre la storia della maison cavriaghese dagli esordi sino al successo sulle passerelle di Milano, Parigi, New York, per giungere all’epilogo disastroso delle ultime settimane. Ma come si può facilmente intuire, al di là della fine di una storia di imprenditoria italiana che dalla provincia dell’Emilia-Romagna aveva conquistato i vertici del mondo della moda, c’è grande ansia nei circa 3mila lavoratori – fra dipendenti e indotto – che seguono le ultime evoluzioni con preoccupazione per la propria sorte. Abbiamo incontrato i due autori del libro per farci spiegare come sono andate le cose e per provare a disegnare qualche scenario futuro del gruppo.
Stefano Campani e Paolo Pergolizzi: chi sono i Burani e perché sono finiti in galera?
Walter Burani e Mariella Arduini hanno iniziato mezzo secolo fa, a Cavriago di Reggio Emilia, a produrre vestiti per bambini con Selene. Eravamo negli anni Sessanta e, all'epoca, fu una grande intuizione perché i vestiti per i bambini praticamente non esistevano. Mariella inizia a vestire la donna negli anni Settanta ed è da lì che inizia la storia di Mariella Burani Fashion Group, con il suo stile inconfondibile che si ispira alle mondine che Mariella vedeva partire per i campi quando era bambina e all'attrice Anna Magnani. Dall'inizio degli anni Novanta anche i figli, Giovanni e Andrea, entrano nel gruppo. L’azienda cresce ininterrottamente fino al 2000 quando hanno inizio le quotazioni in Borsa delle società che fanno capo a Mariella Burani Fashion Group e di Mbfg stessa. Walter e Giovanni Burani, sono finiti in carcere con l'accusa di bancarotta fraudolenta "per avere dissipato il patrimonio di Burani Designer Holding" (secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare), la società che, a monte, controllava tutto il gruppo. Per lo stesso reato sono stati indagati il direttore finanziario di Mbfg e di Bdh, Giuseppe Gullo, Kevin Tempestini, amministratore delegato di Bdh, Walter Burani, consigliere di amministrazione di Bdh, Ettore Burani, cugino di Walter, pure lui consigliere di amministrazione di Bdh e Stefano Setti, consigliere di amministrazione di Mariella Burani Family Holding al tempo dell'Offerta pubblica d'acquisto del 2008. Walter e Giovanni Burani sono anche accusati di "aver falsificato i libri sociali e le scritture contabili di Mbfg".
Quanto c'entra la Borsa nel tracollo di uno dei gruppi del made in Italy più conosciuti all'estero?
La Borsa e la crisi profondissima che l’ha scossa a livello mondiale è stata il detonatore della situazione che i Burani hanno creato all'interno delle loro aziende. La storia del crac di Mariella Burani è una storia di cattiva finanza e di scarso governo dell'impresa. La famiglia gestiva l'azienda come una cosa sua (in tutte le società i Burani avevano messo sé stessi e i loro famigliari come presidenti, amministratori delegati e consiglieri). Gli indipendenti praticamente non esistevano e gli organismi di controllo non si sono mai accorti di quello che succedeva. Né il collegio sindacale, né la società di revisione, Mazars che solo nel 2009, si rifiuta di certificare la semestrale di bilancio. Tantomeno ha svolto il suo compito la Consob. D’altronde, come ha scritto sull’Espresso Vittorio Malaguti, e come abbiamo scritto anche noi nel libro, il figlio dell’ex presidente della Consob Cardia, Marco, era dall’ottobre 2008 socio dei Burani in affari, proprio nel periodo in cui viene lanciata l’Opa. Dopo l’uscita dell’articolo il padre ometterà di partecipare alle sedute della Consob dove si parlava di Mariella Burani. La storia di Mbfg assomiglia maledettamente a quella di Parmalat. E' un crac Parmalat in minore. A provocarlo hanno contribuito una serie di quotazioni in Borsa disastrose, operazioni spericolate tipo l'Offerta pubblica d'acquisto del 2008 in cui sono andati in fumo più di 70 milioni di euro e la compravendita massiccia di titoli di Mbfg da parte di Bdh e dei Burani per stabilizzare l'andamento del titolo. Ma ha contribuito anche qualche banca che, da una parte prestava i soldi ai Burani, guadagnando sugli interessi, e, dall’altra si faceva corrispondere laute commissioni facendo da advisor alle quotazioni in Borsa delle società della famiglia di Cavriago, svolgendo un ruolo di consulenza. Alcuni istituti erano addirittura soci dei Burani nelle loro aziende. Come mai i loro analisti non si rendevano conto di quello che si celava nei bilanci di Mbfg?
Cosa rischiano ora i circa 3 mila lavoratori (fra dipendenti e indotto) del Gruppo che seguono con ansia l'evoluzione dell'inchiesta? Esistono possibilità di salvare l'azienda? Quali?
Oggi 171 dipendenti di Mbfg sono in cassa integrazione su 207 unità. Il piano del commissario straordinario Francesco Ruscigno prevede, se tutto andrà bene, di tenerne un centinaio nel 2014. La bolognese Arcte, controllata da Bdh, che produceva i marchi Julipet, Argentovivo, Baci rubati e Allen Cox è stata ceduta alla mantovana Pompea che ha riassunto solo 45 dipendenti, mentre altre 120 lavoratrici, il personale è composto per lo più di donne, sono rimaste in cassa integrazione. Natfood, società del gruppo Bioera, è fallita. Bioera è finita in liquidazione e sta per essere ammessa al concordato preventivo. Le sue azioni sono state sospese in Borsa. E’ un’azienda da 170 dipendenti. Mosaicon, ex Ap Bags, che era controllata da Antichi Pellettieri, è finita sotto il controllo del fondo di private equity 3I con i suoi marchi Mandarina Duck, Braccialini, Gherardini, Coccinelle, Francesco Biasia. Si tratta di 700 dipendenti che dovrebbero essersi salvati dal crac del gruppo. Più incerta la sorte dei dipendenti che sono rimasti in Antichi Pellettieri che controlla marchi come Baldinini, Sebastian, Enrico Mandelli e Mario Cerutti. I 400 dipendenti di queste società dovranno vedersela con il piano di ristrutturazione imposto dalle banche creditrici ad Antichi Pellettieri. Bisogna poi ricordare che Mbfg controlla Ap con il 50,53% ma il 42% dell’azienda è stata data in pegno a Bnp Paribas banca transalpina fortemente esposta nei confronti del gruppo Burani. Antichi Pellettieri ha circa 130 milioni di euro di debiti, il suo cda si è dimesso. Ora, di fatto, è in mano alle banche creditrici e al commissario giudiziale di Mbfg Ruscigno. Resta Greenvision Ambiente, circa 300 dipendenti, 107 milioni di euro di indebitamento, che recentemente è passata sotto il controllo di Finanziaria Trentina e Ladurner Finance e ha trasferito la sua sede da San Polo di Reggio Emilia a Bolzano. Le possibilità di salvare Mariella Burani Fashion Group sono tutte nelle mani del commissario straordinario Francesco Ruscigno. E’ un’impresa molto difficile, però. Il piano di risanamento prevede, a regime nel 2014, un utile di 3,4 milioni di euro. Il fatturato della sola divisione abbigliamento, in quell’anno, sarà dieci volte inferiore a quello che era nel 2008. I sindacati, proprio ieri, hanno detto che i marchi in concessione per cui l’azienda lavora sono oramai pochissimi e hanno aggiunto che certo non aiuterà il fatto che Mariella Burani, la stilista, ha firmato la sua ultima collezione per la primavera-estate 2011 e poi se n’è andata dall’azienda che aveva creato. Il risanamento di Mbfg si preannuncia decisamente impervio.
E gli investitori che avevano puntato in Borsa su di loro?
Gli investitori che hanno puntato sui titoli di Mariella Burani in Borsa si trovano messi piuttosto male. Il titolo Mbfg è sospeso dalle contrattazioni dal 31 agosto 2009 dopo avere toccato i 2,5 euro (era a 27,5 nel luglio 2007). Bioera è stata sospesa pure lei dalle contrattazioni nell’aprile scorso. Valeva un euro, contro i 7,8 di quando fu quotata. Bdh, quotata alla Borsa di Londra a sette euro è stata delistata nel 2009 a sette centesimi di euro. Se la passano piuttosto male anche Greenvision Ambiente e Antichi Pellettieri oberate di debiti e con il titolo in picchiata rispetto ai massimi. Chi ha puntato sui titoli del gruppo, insomma, se la passa piuttosto male. Altrettanto i 5mila creditori che hanno inoltrato domanda al liquidatore di Mbfg per essere pagati. Fornitori e clienti, ma anche, a quanto sembra, anche alcuni commercianti di Cavriago, fra loro. Da poche centinaia di euro per i giornali e i cappuccini non pagati, alle decine di migliaia di euro dei fornitori industriali. Tutti accomunati dal medesimo destino: aver lavorato con Mbfg. Però, a onor del vero, i dipendenti sono sempre stati pagati. E anche questo, con i tempi che corrono, non è poco.