
Gli anni Settanta erano un tempo in cui, secondo un film di Elio Petri, la classe operaia andava in paradiso. E oggi, cosa la aspetta? Leggendo il libro del giornalista de «l'Unità», Rinaldo Gianola, intitolato «Diario operaio» sembra che il paradiso sia molto lontano, e che neppure il purgatorio sia a portata di mano.
IL TESTO DI GIANOLA parla della crisi che ha investito il mondo del lavoro italiano trattando le vicende personali di decine di lavoratori, che soffrono situazioni di precarietà e di disoccupazione. «Diario operaio» è stato ieri al centro di un dibattito sul tema del lavoro che si è tenuto nel corso della festa della Cgil in svolgimento in questi giorni. Protagonisti sono stati Gianni Rinaldini, ex segretario nazionale della Fiom Cgil e l'onorevole Stefano Saglia, sottosegretario allo sviluppo economico del governo. Il tutto con la drammatica vicenda della Federal Mogul, che verrà affrontata questa mattina in Prefettura anche alla presenza dello stesso Saglia, a fare da sfondo ad una situazione che rappresenta la maggiore criticità del Paese. Saglia ha ricordato che «al momento, le grandi aziende italiane commissariate sono 87, e i tavoli di crisi sono 170: si parla di più di 200mila persone che sono a rischio di perdere il lavoro, e purtroppo non sono le uniche in Italia». Secondo il sottosegretario ciò di cui il sistema Italia ha più bisogno è una nuova politica industriale: «bene ha fatto il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, a pronunciare queste parole nei giorni scorsi – ha affermato Saglia -. In Italia siamo ancora fermi agli anni Ottanta, periodo in cui si pensava che l'autoregolamentazione del mercato sarebbe riuscita a far fronte a qualsiasi crisi, ma evidentemente è una logica sbagliata». La ricetta, secondo il sottosegretario, è quella di dare vita ad una nuova strategia industriale, e per farla non servono capitali pubblici, ma idee e progetti di modernizzazione: «per esempio, riconvertendo il settore della chimica a petrolio in chimica verde e biocombustibili. La via dell'innovazione è fondamentale per risollevare le sorti dell'industria italiana».
GIANNI RINALDINI ha invece basato il proprio intervento sul dramma vissuto da milioni di persone che ogni giorno si trovano a lottare per mantenere il proprio posto di lavoro e ha criticato «l'oscuramento di cui il tema del lavoro è stato oggetto negli ultimi anni, mentre andava in scena una continua degradazione delle condizioni di lavoro e una diminuzione dei salari, unite ad una precarizzazione selvaggia della forza lavoro». Tutto ciò porta ad un'insicurezza e ad una disperazione che spesso sfocia in gesti folli, come chi si arrampica sulle gru o chi si cosparge di benzina e minaccia di darsi fuoco, fino a quei lavoratori che si sono tolti la vita perché non riuscivano più a sopportare una situazione diventata insostenibile. Il tutto, in un quadro in cui le aziende operano oltre il limite della legalità. «Il governo in molti casi, come per la Fiat, non ha fatto nulla, e le aziende agiscono come vogliono – afferma Rinaldini -: ci vogliono interventi di emergenza altrimenti sarà sempre più difficile governare le tensioni sociali». Il sindacalista però non vede ancora la luce in fondo al tunnel: «le stesse dinamiche che hanno creato la crisi si stanno già riproponendo, come accade per i derivati e le speculazioni finanziarie». Oggi alle 17 la presentazione della ricerca dell'Ires Cgil «Il capitale sociale degli anziani – stime sul valore dell'attività non retribuita», a cui parteciperanno rappresentanti dello Spi Cgil e le associazioni del terzo settore attive a Brescia.