
Il "pacchetto sicurezza"? E' solo una "oltraggiosa sfida terminologica". Non ama i giri di parole Giancarlo Ferrero che, con il suo "Contro il reato di immigrazione clandestina", edito da Ediesse (una casa editrice sensibile ai temi del sociale e del lavoro) propone non soltanto una profonda riflessione, ma anche un duro atto d'accusa contro la scelta del governo e della maggioranza di dare valenza penale, e non più amministrativa, all'ingresso appunto clandestino nel territorio nazionale.
Una innovazione che, sottolinea l'autore, ha sull'aspetto pratico effetti molto negativi, ma che diventano devastanti su quelli dell'etica, del sociale e giuridico. Aprendo, quindi, una ferita nel complesso di tradizioni e cultura dell'Italia, che sui principi della solidarietà e dell'apertura al "diverso" ha fondato gran parte della sua storia recente.
Ferrero appartiene all'avvocatura dello Stato e, quindi, di contrasti tra la macchina pubblica e il privato s'é occupato per molti anni. Uno dei punti sui quali l'autore insiste è quello del fronte di contestazioni che, ineluttabilmente, si aprirà quando coloro i quali dovranno rispondere di immigrazione clandestina saranno chiamati a comparire davanti ad un giudice. Persone-imputati che potrebbero sostenere - fondatamente - che ancora oggi, nel nostro sistema giudiziario, la responsabilità penale è personale, fondata su uno specifico evento, e quindi non può essere legata allo status di una persona. L'incertezza che regna ancora sulla applicazione pratica del nuovo reato, sostiene Ferrero, sta avendo ripercussioni anche nei comportamenti di chi - comandanti di navi e pescherecci - sino a ieri soccorreva i migranti in mare ed ora teme che un aiuto prestato a persone che rischiano la vita potrebbe essere penalmente perseguibile.
Il giudizio che Ferrero dà sul contenuto del "pacchetto sicurezza" nella parte che definisce come reato l'immigrazione clandestina è durissimo: "solo delle persone che non hanno alcuna conoscenza (per non pensare di peggio) del sistema processuale italiano e delle sue strutture possono, spinte da sentimenti e ragioni tutt'altro che nobili, creare un mostro giuridico sotto l'usbergo della pubblica sicurezza".