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Oh mia Patria. Presentazione a Caserta

Lunedì, 13 Febbraio 2012 - 16:00
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L’ITALIA COOPERATIVA. Centocinquant’anni di storia e di memoria, 1861-2011

Giovedì, 16 Febbraio 2012 - 17:00
Roma, Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini", Sala degli Atti parlamentari, Piazza della Minerva 38
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Corriere della sera-24 Dicembre 09Corriere della sera-24 Dicembre 09

Quando la (buona) Fiction riesce a Raccontare la Realtà

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Di: Filippo La Porta

Pubblicato il:24 Dicembre 09

Da: Corriere della sera -

Oggi rischiamo di affogare nella fiction, nella sua dispotica invasività. Tutto deve inesorabilmente somigliarle (politica, cronaca, emergenza sociale, vicende giudiziarie...), altrimenti nella società della comunicazione non «passa», non buca il video (o la pagina). Ma se questa è la tendenza, o meglio coazione, dell' epoca, almeno si tratti di buona fiction, fatta cioè con sapienza retorica, probità intellettuale, abilità artigianale. Penso alla grande tradizione americana del New Journalism (celebrata 35 anni fa da Tom Wolfe in un polemico manifesto), che nasce da una intuizione di fondo: la realtà ha bisogno di essere messa in scena. Altrimenti resta opaca, inanimata. E per metterla in scena occorre non tanto infiorettarla di aggettivi e metafore o renderla «intrigante» quanto padroneggiare le tecniche e strategie della narrazione. La linea rossa che separa la cattiva letteratura (mascherata da informazione) da un onesto e immaginativo giornalismo narrativo è sottile. Segnalo alcuni libri italiani recenti che mi sembrano esemplari: «Il Gorgo» di Gianfranco Bettin, dolorosa, lucida immersione nel cuore di tenebra del Nord-Est, è degno di «A sangue freddo». Nella «Presa di Roma» di Claudio Cerasa troviamo almeno due personaggi memorabili, presi dalla realtà: un taxi driver pieno di tatuaggi e il direttore di un circolo canottieri dove si decidono le nomine politiche del Paese. Un penetrante sguardo dall' alto sulla città (sulle stanze del potere), cui si contrappone nei reportage di Andrea Carraro «Da Roma a Roma» lo sguardo dal basso, ad altezza di strada, di panchine periferiche e sopravvivenza quotidiana. Come ridisegnare quella sottile linea rossa di separazione tra qualità rappresentativa e spettacolarità coatta? Credo che dietro al «racconto», pur necessario, della realtà dovrebbe esserci non l' ossessione di intrattenere ma la umile voglia (oltre che il talento personale) di dire la verità - nel modo più efficace - , su un qualsiasi evento o situazione o esperienza.