
«Da Roma a Roma» è il titolo dell’ultimo libro di Andrea Carraro, appena giunto in libreria per le edizioni Ediesse. Libro che avrebbe potuto intitolarsi «Da Pasolini a Pasolini», perché è proprio dal luogo della morte violenta dello scrittore-poeta-regista che l’autore de «Il branco» avvia la sua scoperta delle periferie romane. Periferie è un termine che Carraro usa in senso allargato, non limitandosi a raccontare storie vissute a ridosso del Grande raccordo anulare, spingendosi invece il suo viaggio fino alle propaggini della provincia con sconfinamenti nel Viterbese. «Dovendo parlare oggi di periferie romane» ribadisce Carraro in apertura del libro «mi pare d’uopo partire da colui che ne fu il primo cantore, Pasolini». E allora eccolo nel pellegrinaggio in vespa all'Idroscalo di Ostia, luogo di emozioni, con la bianca stele che mostra «un solo omaggio floreale: una bottiglietta della Coca Cola con alcune pianticelle rinsecchite dentro, su cui stanno aggrappate quattro lumache ». Inizio e fine. Il viaggio, dopo una serie di reportage, si conclude con la visita alla torre di Chia, il complesso acquistato dal poeta nel 1970, a Soriano nel Cimino, dove scrisse «alcune vibranti pagine delle Lettere luterane e il romanzo postumo (incompiuto) Petrolio».
Carraro si muove da cronista tra palazzoni e campi aperti, tra vicoli e tangenziali, annota ogni particolare, registra ogni sussulto del cuore, ogni cedimento dell’anima, come stesse scrivendo un diario intimo, nel quale appare sconveniente bluffare. Gli incontri che fa sarebbero straordinari se non fosse che non ama enfatizzare, tende a ricondurre alla normalità anche la più disperata delle emarginazioni, racconta senza bisogno di spiegare, senza ricorrere a trattati sociologici o di psicologia.
Con una concretezza giornalistica cerca di scavalcare i muri dell’incomprensione e dell’indifferenza che circondano i protagonisti delle sue storie. Vedi l’avventura umana di padre Jacques, prete del Burkina Faso, che opera in un centro di assistenza a contatto con i ragazzini portatori di handicap a Grottaferrata. Vedi il dramma della piccola Amady, la figlia di un vu’ cumprà marocchino insultata e derisa dai compagni di scuola. Vedi «Gli angeli delle siringhe », i tre operatori dell’unità di strada della Magliana che forniscono ai drogati siringhe e «accessori quali garze, kleenex inzuppati di spirito o di acqua ossigenata, raccoglitori di siringhe usate». Tossici che corrono a bucarsi dietro la siepe più vicina: «dal ragazzetto con tutta la famiglia che lo aspetta in macchina, nonna compresa» al meccanico in tuta da lavoro. Sospettosi, diffidenti. E uno di loro stringe la mano al cronista: «Si è pulito e disinfettato», annota Carraro «pure mentre stringo quella mano gelida e rasposa non riesco a censurare un senso di angoscia e quasi di terrore». Il diario continua.