
COME ABBANDONARE UNA RELAZIONE VIOLENTA, A CHI CHIEDERE AIUTO
Come affrontare la decisione di abbandonare una relazione violenta, da dove cominciare e a chi rivolgersi. Lo spiega ''Stato di Famiglia'', di Daniela Danna, edito da Ediesse (da domani in Libreria), attraverso interviste a vittime, operatrici di centri di assistenza e avvocati. Ogni volta che un fatto diventa oggetto della cronaca, osserva l'autrice, la risposta delle istituzioni e' quella di chiedere, proporre, dibattere un'altra legge. Ma, spiega, non e' questa la soluzione, perche' le leggi esistono gia', cosi' come anche sentenze della Cassazione che ne ha chiarito l'applicazione. Eppure, come ha evidenziato l'Istat, meno del 7% delle donne che hanno subito una violenza l'hanno denunciata. E a seguito delle denuncie, solo nel 28% dei casi (Rapporto sulla criminalita' in Italia 2008, ministero dell'Interno) vi e' stata un'imputazione.
La risposta utile non e' una legge, dunque, ma quello che si puo' fare quando una donna cerca finalmente l'aiuto delle istituzioni per essere protetta e avere giustizia. Attraverso le testimonianze di operatori di 32 centri antiviolenza e delle donne che vi fanno ricorso, partendo dall'Emilia-Romagna, regione giudicata modello con 11 case di ascolto per le vittime, l'autrice racconta cosa succede quando si cerca di venire fuori da una situazione di violenza domestica. Le forze dell'ordine, i giudici, gli assistenti sociali sono coloro che possono e devo aiutarle. Ma i racconti delle intervistate tracciano un quadro di preoccupanti carenze, a volte per le procedure, altre per errore di chi le applica. Fatto sta che non sempre chi ha chiesto aiuto ha trovato la protezione di cui aveva bisogno. Per questo il libro non si rivolge solo alle lettrici, ma anche a coloro che per professione tutela le vittime.
Quello dell'autrice non e' un disconoscimento del lavoro di chi si spende contro la violenza, ma piuttosto, per sua stessa affermazione, un atto di denuncia, con un'esortazione: non bastano dei diritti sulla carta, bisogna entrare nei meccanismi che portano alla violazione di quei diritti, e quando in questo non si riesce trasformare la giustizia in ''una protezione concreta''.