
Ho tra le mie carte una circolare di circa 40 anni fa, targata Fiom-Cgil, firmata da Pio Galli, segretario nazionale. Informava le varie strutture sindacali del mio passaggio dall’Unità di Milano alla redazione romana di un giornale voluto dai tre sindacati dei metalmeccanici. Una breve esperienza: tornai presto a Milano. Quel foglio aveva una testata esplicita: “Unità operaia”. Nella redazione c’erano personaggi come Aniello Coppola, Giorgio Lauzi, Adele Pesce, Maria Grazia Bacchi. Erano i tempi della costruzione dell’unità sindacale. Ora proprio su tale tema è uscito un libro controcorrente: «L’unita sindacale,1968-1972, culture organizzative e rivendicative a confronto». Il giovane autore, Fabrizio Loreto, ha ricostruito un iter complesso fatto di documenti, avvenimenti, personaggi. Riemerge attorno a quell’obiettivo - l’unità - una dialettica forte, spesso feroce, specie nella Cisl e nella Uil. Con dirigenti che hanno fatto la storia di quelle dispute, come Ruggero Vanni e Umberto Scalia. Contrastati da Pierre Carniti, Luigi Macario, Giorgio Benvenuto. Mentre gli scossoni in casa Cgil vedevano tra i protagonisti Luciano Lama, Vittorio Foa, Bruno Trentin, Sergio Garavini. Una storia avvincente fatta di colpi di scena e che aveva portato financo a organizzare congressi di scioglimento.
Un libro controcorrente perché oggi parlare di unità sindacale appare paradossale. Eppure nello stesso congresso avviato della Cgil il tema è presente negli schieramenti che sembrano fronteggiarsi. Con posizioni capovolte rispetto al passato. Il corpo centrale, attorno a Epifani, punta su spazi e opportunità nel rapporto con Cisl e Uil, malgrado la spaccatura derivante dal varo dell’intesa separata sul nuovo modello contrattuale. Mentre la sinistra (con Fiom e Pubblico Impiego) sembra voler dichiarar chiusa definitivamente una fase. Tutto questo proprio mentre si celebrano i quaranta anni dall’autunno caldo, da quell’impetuoso avvio di un processo unitario che sembrava inarrestabile. Nascono così importanti rievocazioni, come quella organizzata dalla Fondazione Di Vittorio l’altro giorno a Roma. Avremo altre iniziative? Sarebbe interessante immaginare un incontro con coloro che hanno vissuto quell’epoca. Non solo i dirigenti come Pierre Carniti, Giorgio Benvenuto, Antonio Lettieri, Franco Bentivogli, Antonio Pizzinato. Ma anche dirigenti periferici, delegati, operai tessili, chimici, dell’agro-industria, del pubblico impiego, dei servizi. Non solo per fare del nostalgico reducismo. Forse potrebbero approfittarne per dare qualche suggerimento ai loro eredi. Magari per dire: guardate, anche noi spesso avevamo culture diverse e contrapposte, seguivamo partiti irriducibilmente avversari. Eppure ce l’avevamo quasi fatta e vi spieghiamo come.