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Oh mia Patria. Presentazione a Caserta

Lunedì, 13 Febbraio 2012 - 16:00
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L’ITALIA COOPERATIVA. Centocinquant’anni di storia e di memoria, 1861-2011

Giovedì, 16 Febbraio 2012 - 17:00
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Un libro e un dvd per ricordare l’assassinio di Guido Rossa

Versione stampabile

Pubblicato il:25 Novembre 09

Da: Redattore sociale -

copertina

Guido Rossa

Di Paolo Andruccioli Giuseppe Ferrara
Prezzo: 20.00€

tutta la rassegna per questo libro

Il sindacalista fu ucciso nel 1979 dalle Brigate Rosse. Oggi un libro di Paolo Andruccioli e un dvd con il film “Guido che sfidò le Brigate Rosse”, diretto da Giuseppe Ferrara, sono proposti da Ediesse Edizioni, casa editrice della Cgil

ROMA – Il 24 gennaio 1979 alle ore 6.45 l’operaio Guido Rossa fu ucciso per mano delle Birigate Rosse. Aveva 44 anni, era genovese e, soprattutto, era un delegato sindacale iscritto alla Fiom e al Pci. In un delirante comunicato i terroristi spiegarono le ragioni dell’esecuzione: Rossa era “una spia, un delatore e un infiltrato”. Si era macchiato dell’infamia più grave, quella di aver denunciato il suo compagno di lavoro Francesco Berardi, il postino delle Br all’Italsider: l’operaio aveva che scelto di collaborare con i terroristi e di introdurre materiale propagandistico all’interno della fabbrica.

A trenta anni da allora Ediesse edizioni (la casa editrice della Cgil) propone all’interno della collana “Cinema lavoro” un libro e un film in dvd per ricordare l’assassinio del sindacalista genovese. Il film “Guido che sfidò le Brigate Rosse” è stato diretto da Giuseppe Ferrara nel 2007 ed è stato interpretato da Massimo Ghini, Anna Galiena e Gianmarco Tognazzi. “Il testimone: Guido Rossa, omicidio di un sindacalista” è invece il titolo del volume del giornalista Paolo Andruccioli, che attualmente lavora a “Rassegna sindacale” dopo una lunga carriera al “Manifesto” e a “Redattore sociale”.

“Quando ho cominciato la mia ricerca mi sono chiesto cosa si potesse dire di nuovo su Guido Rossa a distanza di tanti anni”, ha spiegato Andruccioli nel corso della presentazione dei libro e del film che si è svolta ieri sera a Roma, presso la libreria Bibli. “Ho pensato – ha proseguito – che la cosa migliore fosse andare a scavare nella memoria soprattutto attraverso le ricostruzioni orali”. Ma la ragione di fondo che ha mosso l’intero lavoro non è stata tanto quella di capire perché le Brigate Rosse avessero deciso di colpire a morte un rappresentate della classe operaia e del sindacato, quanto piuttosto quella di indagare sulle ragioni profonde della scelta di Rossa di denunciare Berardi.

“Ho cercato soprattutto di rispondere a questa domanda – ha proseguito Andruccioli – e ho trovato una forte commozione in tutti quelli che lo avevano conosciuto”. Sui compagni operai, sulla Fiom e sull’intera Cgil pesano infatti ancora e parole pronunciate da Luciano Lama il giorno del funerale. “Lo abbiamo lasciato solo” disse il segretario generale della Cgil in quella occasione, se ci fosse stato un fronte compatto di solidarietà quella morte sarebbe stata risparmiata. Ma il “testimone” Guido Rossa fu realmente abbandonato? “Non è stato lasciato solo – ha detto Andruccioli – ma ha fatto sicuramente un passo avanti rispetto agli altri. Non è stato tradito dai compagni, ma è stato protagonista di una battaglia e di una presa di coscienza troppo forti”. “Questo film vuole negare ogni possibile legittimità al terrorismo, ma è stato osteggiato da tutti – ha detto il regista Ferrara. – Evidentemente è sgradevole parlare male delle Brigate Rosse in Italia e nel mondo”.

Alla presentazione del cofanetto libro/dvd sono intervenuti anche Valentino Parlato, direttore del “Manifesto”, Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore, e Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom. “Si tratta di un libro di attualità – ha chiarito Ferrara – perché anche se non siamo a rischio terrorismo siamo comunque in una situazione molto pericolosa. Ci troviamo di fronte a una solitudine totale dell’operaio – ha insistito –, una solitudine drammatica e triste che non dà luogo a terrorismo, ma ad atti di disperazione”. “Quando sento parlare di terrorismo in termini di follia un po’ mi inquieto – ha spiegato De Cataldo. – Due sono gli atteggiamenti da evitare: il primo è la sottovalutazione degli atti terroristici, il secondo è il fatto di etichettarli semplicemente come folli”. “L’attuale situazione di isolamento dei lavoratori e delle lavoratrici non è paragonabile a quella della seconda metà degli anni Settanta – ha affermato Rinaldini. – Il problema di oggi è che c’è un’area sempre più estesa di disperazione in un clima di frattura totale con la politica”. (ap)