
In un momento in cui constatiamo sintomi tristi di una società civile che sta perdendo la sua umanità e sta diventando ingiusta in nome di una certa giustizia, questo libro ci invita a incontrare donne e uomini migranti - specchio dei nostri emigranti - senza la paura di perdere potere o identità.
L'autore, ex sindacalista, ci partecipa la ricerca seria e minuziosa di se stesso, il suo cammino dalla rabbia - per la chiusura della nostra società opulenta nei confronti di chi soffre - alla riflessione, basata sul bisogno di approfondire e sulla necessità di mettersi nei panni dell'altro, fino alla scelta concreta di solidarietà - in nome dell'umanità alla quale tutti apparteniamo - che lo porta a lavorare come volontario nella "Casa del migrant2E, nel deserto del Messico, al confine con gli Usa.
La sua attività di assistenza a uomini, donne e bambini che ogni giorno tentano di scavalcare il muro della morte lungo oltre 1.200 chilometri o di attraversare il Rio Bravo per entrare in Texas, viene raccontata dagli stessi migranti; storie atroci o tristi che descrivono situazioni disumane e che ci interpellano, perché "tutti siamo chiamai a riflettere, ognuno di noi si deve rimettere in discussione e deve essere pronto a cambiare".
Solo così diventerà realtà il sogno dell'autore: i migranti "cresceranno integrandosi sempre di più e alleveranno i propri figli nel rispetto del diritto e nel ricordo di lontane e profonde radici... ci arricchiranno con la loro cultura e ci aiuteranno a ritrovare il senso storico di ciò che è stata e potrà tornare ad essere l'Europa".