Lo stato dell'arte del lavoro di cura in Italia, linee di intervento e di riforma delle attuali prestazioni sociali.
LIBRO
Prezzo: 13.00€
Un excursus sul teatro dalle origini fino ai giorni nostri, con un particolare riguardo alla scena italiana e alle ultime tendenze
LIBRO
Prezzo: 12.00€

PROSTITUZIONE. CHI SONO I CLIENTI? Uomini che pagano le donne. A Genova

Lunedì, 27 Mag 2013 - 18:00
Genova, la Feltrinelli librerie, Via C. Roccatagliata Ceccardi, 16

Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura. Presentazione a Roma

Giovedì, 30 Mag 2013 - 18:00
Roma, Arci Darfur, via dei Volsci 33
altri appuntamenti
Analisi approfondite e cifre aggiornate sulla crisi, la globalizzazione, il lavoro e diritti, in Italia e nel mondo.
LIBRO
Un viaggio a metà tra memoir e reportage per raccontare la bellezza e insieme l’orrore, sotterraneo e selvaggio, dell’esistenza.
LIBRO
altre pubblicazioni
riviste

Scopri le riviste pubblicate da Ediesse, puoi visitare i loro siti, acquistare un numero oppure abbonarti

rivista giuridica del lavoronotiziario della rivista giuridica del lavoro
rivista delle politiche socialiquaderni di rassegna sindacale
le rivsite di Ediesse
Ediesse
Rassegna.it-29 Mag 09Rassegna.it-29 Mag 09

Il lungo declino dei salari

Versione stampabile

Di: Maurizio Minnucci

Pubblicato il:29 Mag 09

Da: Rassegna.it -

Trent’anni fa per arrivare allo stipendio di un amministratore delegato bastava sommare quelli di 35 dipendenti. Oggi bisogna moltiplicare per dieci: un solo top manager guadagna mediamente quanto 344 operai. È solo un effetto della “corsa verso il baratro” dei salari denunciata nel Rapporto sui diritti globali 2009. Che in estrema sintesi sostiene il fallimento di alcuni aspetti della globalizzazione: “Al di là della retorica salvifica del neoliberismo – si legge – secondo cui anche gli ‘ultimi’ avrebbero beneficiato della crescita globale derivante dalla deregulation, in realtà gli squilibri planetari sono aumentati, gli obiettivi di sviluppo del millennio ormai praticamente irraggiungibili”.

Come ogni anno c’è veramente di tutto nel massiccio volume (oltre mille pagine) pubblicato dalla casa editrice Ediesse e presentato oggi a Roma: dai problemi dell’economia a quelli dell’ambiente, passando per l’immigrazione e il rischio razzismo di più stretta attualità. Spazio anche al lavoro, “che per qualità scivola sempre di più verso il basso”. Quando i riflettori puntano sul nostro paese, poi, l’analisi è spietata: di fronte alla crisi gli italiani “sono sempre più soli, senza rete, e con un welfare che si ritrae”. I dati sono stati ricavati incrociando le più autorevoli ricerche nazionali e internazionali; il progetto è curato dall’Associazione SocietàInformazione insieme a Cgil, Arci, ActionAid, Antigone, Cnca, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente. Proprio al leader di Corso Italia è affidata la prefazione.

“Il nostro – scrive Epifani parlando di affari interni – è un governo miope e ideologico che non sa contrastare la crisi”. Poi una riflessione d’insieme sulle “storture della globalizzazione” e sulla necessità sempre più urgente di “un nuovo modello di governace” per rimediare ai guasti provocati dalla crisi. Insomma, per il leader della Cgil è l’ora di “nuove scelte in grado di proteggere l’ambiente, di diminuire la disuguaglianza, di recuperare dappertutto il valore del lavoro umano”. Secondo il curatore del Rapporto, Sergio Segio, gli antidoti sono in verità assai semplici: “La ricetta è contenuta nel titolo della marcia che i movimenti hanno tenuto alla vigilia del G20 a Londra, nel marzo 2009: Put people first, Date la priorità alle persone”.

IL WELFARE CHE NON C’E’. Tra le tante statistiche fornite dal Rapporto, colpisce quella che ricorda le difficoltà delle famiglie italiane che, per accantonare qualcosa, in un caso su tre sono costrette a tagliare i consumi. Nella graduatoria delle paure e delle minacce percepite, oltre alla perdita del benessere conquistato e il timore per le cure sanitarie, c’è la perdita dei risparmi (60,5 per cento), il non poter pagare il mutuo della casa (44,5), o le rate di altri acquisti (43), perdere il lavoro (38). Si riprende poi l’analisi della Cgil sui salari che nel 2008-2009 rischiano una perdita secca media di 1.219 euro.

IMMIGRAZIONE E AMBIENTE. Cifre alla mano, nel nostro paese gli immigrati regolari risultano sempre più integrati e stabili, un matrimonio ogni dieci vede un partner italiano e uno straniero, aumentano i ricongiungimenti familiari. Nonostante questa integrazione a ritmi serrati, tuttavia, “i migranti continuano a essere esposti in modo elevato a rischi sociali”. Infine, anche sul fronte clima “l’Italia è messa male e si differenzia da molti paesi dell’Unione europea per la totale assenza di una qualsiasi politica di governo delle emissioni”.

SOLO LE ARMI NON CONOSCONO CRISI. Come da tradizione il dossier insiste nel denunciare le spese dei governi per le armi: all’inizio del 2008 nel mondo si combattevano 24 conflitti, di cui cinque considerati maggiori, con oltre mille vittime all’anno, e il budget mondiale delle spese per armamenti nel 2007 ha raggiunto la cifra record di 1.339 miliardi di dollari. “Nel suo piccolo, l’Italia nel 2008 ha visto crescere del 29 per cento le autorizzazioni governative per l’esportazione di armamenti, per un ammontare di tre miliardi di euro”. Un settore in espansione che, sottolineano i ricercatori, gode da un lato della massima discrezione, dall’altro, di un forte consenso: “Secondo una ricerca della Caritas sui conflitti dimenticati (vedi Pakistan, Sudan e Colombia), gli eventi bellici trovano scarsissima eco sui media italiani”.

LA BUONA NOTIZIA. Nonostante un quadro di preoccupazione “qualche singola buona notizia si riesce sempre a rintracciare”, afferma Segio confermando la scelta di dedicare uno spazio “positivo” in ogni capitolo del libro. Ne segnaliamo uno: nel febbraio 2009, per la prima volta nella storia dell’Arabia Saudita, una donna, Noura al Fayez, è entrata nel governo con l’incarico di viceministro per l’Educazione femminile: “In un paese dove le donne non possono lavorare e viaggiare o avere accesso ai servizi sanitari senza l’autorizzazione di un familiare di sesso maschile – dice il Rapporto – questo è l’inizio di una rivoluzione”.