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Martedì, 29 Mag 2012 - 17:30
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Crisi e contratti, Epifani torna ad attaccare governo e imprese

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Pubblicato il:28 Mag 09

Da: il Velino.it -

“Un governo miope e ideologico, che non sa contrastare la crisi”. Non usa giri di parole il leader della Cgil Guglielmo Epifani e, nella ‘Prefazione’ da lui firmata al ‘Rapporto sui diritti globali 2009’ che verrà presentato domani a Roma nella sede della confederazione in corso Italia, traccia un quadro ‘nero’ della crisi e torna ad attaccare l’esecutivo e le politiche messe in campo per affrontare l’emergenza. Ma anche Confindustria sulla riforma dei contratti. “Il governo ha deliberatamente provato a ignorare, per molto tempo, la crisi – ha scritto Epifani – l’ha sottovalutata, ha tentato di fare credere che avrebbe toccato poco o niente l’economia del paese; ha lanciato il messaggio di ‘continuare a spendere’ per rilanciare la domanda. È intervenuto quando proprio non ha potuto farne a meno, in ritardo, con poche risorse (per lo più attinte dalle Regioni), e in settori limitati”. In seguito “l’esecutivo italiano (ma non solo esso, penso anche ad alcune sorprendenti affermazioni del presidente di Confindustria) è sembrato accreditare l’idea di una crisi già in via di superamento – ha continuato il leader della Cgil – contro tutte le indicazioni degli organismi internazionali. Una interpretazione, quella secondo cui si sarebbe già oltrepassato il punto più grave della crisi, che potrebbe funzionare da alibi per il governo, giustificando una politica di scarso, o nullo, ulteriore intervento”. Quel che è peggio però, ha sottolineato Epifani, “è la scelta netta del governo di rinunciare a qualunque confronto con le rappresentanze sociali. Una scelta che conferma il profilo autoreferenziale di questo esecutivo, e lancia un messaggio preciso: il governo non ha bisogno di confronti, non soltanto decide da solo (il che è nella logica delle cose) ma non ritiene necessario alcuno scambio, alcun ascolto del punto di vista di chi rappresenta gli interessi sociali”. Una posizione, ha aggiunto il numero uno della Cgil, “in controtendenza rispetto a quel che accade altrove, Stati Uniti in primis, dove il rilancio del confronto con il sindacato e direi la valorizzazione stessa del sindacato e del lavoro sono stati elementi centrali del programma del nuovo presidente Barack Obama”. In Italia invece il governo “ha palesato fin dai primi passi scelte marcatamente ideologiche rispetto al rapporto con le organizzazioni dei lavoratori”. Secondo Epifani infatti, “senza il minimo confronto con le parti sociali, si manomettono molti dei provvedimenti che il precedente esecutivo aveva adottato con il Protocollo sul welfare e si introducono modifiche pesanti in tema di relazioni sindacali”, inoltre “la manovra economica del giugno scorso interviene pesantemente nel campo della contrattazione collettiva pubblica”. Ma “le scelte ideologiche del governo sono, estesamente descritte anche nel Libro bianco del ministro Maurizio Sacconi, e sono scelte nettamente caratterizzate da una visione ultracorporativa delle relazioni sindacali”. Sempre a tale impostazione, ha proseguito il segretario di corso Italia, “va ricondotta la scelta di manomettere il Testo Unico per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro che era stato varato in extremis dal precedente governo” e lo stesso “accordo per la riforma del modello contrattuale” ha avuto “l’esplicita volontà di dividere il fronte sindacale, isolando la Cgil”. Per Epifani, “è la Cgil infatti che viene vista come il principale oppositore di una linea che fa dell’indebolimento della contrattazione collettiva e della flessibilità massima nell’uso della manodopera, una delle scelte strategiche per favorire una competitività basata sulla compressione dei diritti del lavoratore”. Si tratta però “di una pregiudiziale ideologica che rileva una insofferenza crescente nei confronti dell’organizzazione sindacale più rappresentativa”. È proprio “in questo clima – ha evidenziato il sindacalista – che il governo, in sintonia con la Confindustria, spinge per l’accordo separato sul modello contrattuale” sulla base di un “documento preparato dalle associazioni datoriali” che “è notevolmente distante su punti qualificanti da quello unitariamente definito”. Come Cgil, si è giustificato Epifani, “abbiamo più volte spiegato il nostro no: l’accordo non consente al contratto nazionale di conservare la tutela del potere di acquisto del salario, non allarga gli spazi della contrattazione di secondo livello, consente una pericolosa e generale derogabilità del contratto nazionale, tanto più pericolosa in una fase di debolezza economica che rende ricattabili i lavoratori”. Ma “se possono essere evidenti i vantaggi immediati, per Confindustria, di una tale impostazione, lo sono assolutamente meno quelli in prospettiva – ha osservato il numero uno della Cgil – Il risultato è paradossale perché, se si rende più complesso l’esercizio della difesa dei diritti dei lavoratori, non è detto che questo dia più certezza e prevedibilità ai comportamenti delle imprese”. Ma la scelta di un accordo separato sui contratti, ha scritto ancora Epifani, è stata “purtroppo assecondata da Cisl e Uil”, nonostante “operare consapevolmente questa rottura in un momento in cui bisognerebbe coordinare le azioni di tutti contro la crisi, studiando politiche industriali, d’intervento territoriale, dando risposte ai precari, ai cassaintegrati, alle fasce più deboli” è stato “particolarmente grave”. Infine “ciliegina sulla torta”, c’è “l’attacco ai diritti che si manifesta con il provvedimento (in parte già accennato proprio nel testo dell’accordo separato) che punta a limitare il diritto di sciopero, per ora solo nel trasporto pubblico – ha affermato il dirigente sindacale – È uno snodo, questo, di particolare rilevanza, che richiede massima attenzione e vigilanza perchè tocca un principio nevralgico dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, costituzionalmente garantito”. Il sindacato di corso Italia, ha ricordato Epifani, si è mobilitato contro l’intesa separata, “in primo luogo appellandosi, secondo un fondamentale principio di democrazia, ai lavoratori perche' si esprimessero sull'accordo separato” ma si è rivelato “un appello solitario, purtroppo, perché Cisl e Uil si sono rifiutate di convocare un referendum unitario sui luoghi di lavoro”.
Malgrado questo “altissima è stata la partecipazione alla consultazione, circa tre milioni e mezzo di voti, in stragrande maggioranza contrari alla riforma, a conferma del bisogno dei lavoratori di esprimersi su una questione che, com’è ovvio, li riguarda direttamente”. Così come “grande e serena – ha concluso il leader della Cgil – è stata la partecipazione alla grande manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo, promossa per spingere il governo a interventi più incisivi, per tutelare i redditi, il lavoro e i diritti”.