
Presentata a Roma l'ottava edizione del rapporto sui Diritti Globali" 2010. Il volume, ideato e realizzato dall'Associazione Società Informazione Onlus, è stato promosso dalla Cgil in collaborazione con numerose realtà. Si tratta di uno strumento che propone la lettura dei diritti, a livello internazionale, come interdipendenti. Uno strumento di informazione e formazione non solo per gli operatori del settore ma anche per chi, nella cosiddetta società civile, vuole avere diverse armi d'analisi. Otto capitoli che prendono in esame le situazioni di crisi sul pianeta e che cercano di delinearne le prospettive. Una grande attenzione è dedicata all'Italia, alle condizioni dei migranti e alle risposte securitarie. Alla progressiva perdita di diritti del mondo del lavoro e ai disastri ambientali. Spazio anche all'aumento della corruzione al risorgere della mafia.
«Questo rapporto nasce per diversi motivi, innanzitutto per colmare in deficit di analisi e informazione sul tema dei diritti globali come nuova categoria per leggere la globalizzazione. Inoltre l'idea sorge per mettere in rete le associazioni che ancora autonomamente e senza comunicazione tra loro portano avanti l'impegno per i diritti». Sergio Segio, curatore del rapporto sui “Diritti Globali” 2010, sintetizza in questa maniera il contenuto del volume, giunto all'ottava edizione, presentato oggi a Roma presso la sede nazionale della Cgil.
Il rapporto, ideato e realizzato dall'Associazione Società Informazione Onlus, è stato promosso dalla Cgil in collaborazione con numerose realtà (Arci, Action Aid, Antigone, Coordinamento nazionale delle comunità di Accoglienza, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente). Si tratta di uno strumento che propone la lettura dei diritti, a livello internazionale, come interdipendenti. Uno strumento di informazione e formazione non solo per gli operatori del settore ma anche per chi, nella cosiddetta società civile, vuole avere diverse armi d'analisi.
«L'Italia che si dibatte nella crisi economica e che immagina di tagliare le pensioni e lo stato sociale spenderà ben 15 miliardi di euro per un cacciabombardiere, 2 miliardi di euro per la portaerei Cavour. L'Italia spende pro capite più di quanto spenda la Germania per la difesa» dice sempre Segio, illustrando il concetto di fondo sul quale il rapporto poggia le sue fondamenta. In ognuno degli otto capitoli viene definito il punto della situazione e vengono delineate le prospettive per il 2010.
Un grande spazio occupa la parte relativa ad economia e lavoro con la critica alle disuguaglianze provocate dal modello di sviluppo attuale e dalla rapacità delle finanza internazionale. Non a caso il secondo capitolo verte sulla sicurezza sul lavoro fortemente legata al peggioramento dei diritti del mondo operaio. E poi ancora le crisi ambientali e quelle della politica, la mancanza di anticorpi nella società capaci di mettere un freno allo sfruttamento e alla degradazione dei rapporti sociali. Per dirla come Don Luigi Ciotti del gruppo Abele «la politica distante dai problemi delle persone non è politica, nel nostro paese non c'è chi governa ma chi comanda».
E una grande attenzione è dedicata all'Italia in crisi, alle condizioni dei migranti e alle risposte securitarie, un aspetto messo ben in luce dal Patrizio Gonnella dell'Associazione Antigone che nota come «il numero dei carcerati ha ormai raggiunto le 68.000 unità contro 43.000 posti letto regolamentari. Tutto questo non corrisponde ad un aumento del tasso di criminalità, quello che è successo è che sono stati creati dei delitti artificiosi dal nulla, basti pensare alle leggi sull'immigrazione. Ora però la percezione di insicurezza è minore di qualche anno fa, oggi fa più paura la perdita del posto di lavoro e di reddito».
Spazio anche all'aumento della corruzione, come denotano le cronache recenti, e al risorgere della mafia che vede nella crisi economica un'occasione di profitto poichè «le mafie – dice ancora Don Ciotti - si alimentano delle ingiustizie, delle sopraffazioni, dei vuoti istituzionali. In questo momento di grande povertà economica le mafie fungono da banca, attraverso pseudo società prestano i soldi in forma di usura alle piccole e medie imprese in difficoltà».