
Due giudizi, opposti per connotazione ma sostanzialmente analoghi per significato, possono costituire il sintetico ritratto di Ernesto Nathan, l’uomo politico di idealità mazziniane che è stato sindaco di Roma dal 1907 al 1913. Il primo è quello contenuto nella prefazione di Walter Veltroni al volume di Nadia Ciani, Da Mazzini al Campidoglio. Vita di Ernesto Nathan (Ediesse, 2007, pp. 290, euro 15). Veltroni lo definisce "sindaco 'anomalo' per la città di Roma, perché inglese di nascita, ebreo e massone", sottolineando come l’attività di Nathan si caratterizzò per il forte impulso alla democratizzazione e all’innovazione, nonché per l'integrità morale. Il secondo giudizio, invece, risale al momento della designazione di Nathan – e proviene dal giornale clericale "Popolo romano" che, preoccupato delle istanze di laicizzazione che egli promosse, esprimeva "il proprio sgomento di fronte alla nomina di un sindaco israelita, massone, estraneo per nascita alla città".
Già da questo profilo si comprende come l'esperienza di Nathan costituisca una dimensione a sé, rappresentativa di una stagione di dinamismo e spirito modernizzatore – quella del così detto “blocco popolare” – cui seguirà poi un ritorno delle forze più conservatrici, dei poteri clericali e aristocratici che porteranno a compimento lo scempio edilizio della città di Roma cui Nathan aveva tentato di porre un freno.
Nella concezione politica di Nathan confluiscono, come si è visto, elementi eterogenei: il liberalismo di stampo inglese, che lo porterà a combattere aspramente le forme di potere monopolistico, la forte cultura ebraica di origine, l'adesione alla Massoneria, e dunque una fortissima impostazione laica che lo renderà inviso alle gerarchie cattoliche romane, e, infine, i principi mutuati dal Genovese. Mazzini è infatti la figura di riferimento del futuro sindaco di Roma nel corso della sua intera esistenza. Si avvicina a lui e agli altri mazziniani sin da giovane: la famiglia Nathan entra dapprima in contatto con gli esuli italiani a Londra e successivamente sia la madre sia le sorelle (il padre è scomparso prematuramente) si impegneranno costantemente nella diffusione e nell'applicazione dei valori repubblicani, costituendo associazioni e scuole. L'educazione sarà dunque il perno dell'impegno politico di Nathan, e non in una prospettiva paternalistica e caritatevole, ma intesa come strumento di emancipazione. Non a caso, negli anni del mandato a sindaco, la capitale vedrà aumentare considerevolmente il numero di edifici scolastici pubblici in un momento in cui le scuole confessionali stanno acquistando sempre più potere e prestigio. Nathan incrementa l'alfabetizzazione, contribuisce alla creazione della classe media che troverà impiego nelle istituzioni del nascente Stato, e si prende a cuore le condizioni di povertà e arretratezza degli abitanti dell'Agro Pontino. Si fa portavoce di campagne rivoluzionarie, come quando difende il diritto al divorzio o combatte per l'abolizione dei regolamenti sulla prostituzione.
Nathan rivestirà un ruolo importante nella transizione del periodo post-unitario dalla destra storica al governo Giolitti – personaggio cui si avvicinerà sempre più nel corso degli anni. Il suo sforzo costante sarà quello di promuovere iniziative e lavorare per creare un fronte, quello della così detta Estrema Sinistra, il più compatto possibile. Repubblicani, radicali e socialisti per lungo tempo oscilleranno tra tentativi di coesione e spinte isolazioniste. Dal canto suo, pur restando fedele all'idea della Repubblica, Nathan cercherà di scuotere i repubblicani che intendono perseverare nella scelta dell'astensionismo perché sentono traditi gli ideali per cui hanno lottato (il celebre motto mazziniano per cui l'Italia deve essere "una, libera, indipendente e repubblicana"), e dunque non possono riconoscersi in quanto cittadini del Regno d'Italia.
Nathan piuttosto non sarà ostile ai Savoia (nutre peraltro particolare rispetto nei confronti di Vittorio Emanuele III) e cercherà forme di collaborazione pratica. Lo farà con spirito pragmatico, nel tentativo di scuotere il Paese e di intraprendere il necessario processo di riforme istituzionali. Come detto, però, non si sopiscono in lui gli insegnamenti mazziniani. Ne è un esempio la sua presenza all'interno della società Dante Alighieri, nata nel 1888 con il preciso obiettivo di creare un collegamento con gli italiani ancora sottoposti al dominio straniero: siamo qui nell'ambito delle istanze irredentiste. Tenterà invece di tenere separata la sua visione politica dal ruolo di Gran Maestro d'Oriente che ricoprirà dal 1896. La sua idea è infatti che la Massoneria sia un'associazione priva di finalità politiche, che deve rimanere super partes rispetto agli avvenimenti parlamentari. Cercherà di epurare dalla Massoneria qualunque tendenza esoterica e iniziatica e si dedicherà a una massiccia campagna di anticlericalismo, al fine di arruolare figure di prestigio, come magistrati, alti burocrati e ufficiali dell'Esercito, che diano nuova credibilità all'organizzazione.
Nel 1907 Nathan viene eletto primo cittadino di Roma. La vittoria è dovuta a un volgere positivo delle relazioni all'interno dello schieramento di sinistra. Grazie al sostegno compatto del blocco laico e popolare, si chiude la lunga fase che aveva visto al potere della città la maggioranza clerico-moderata. È a questo punto che Nathan può davvero dispiegare quei progetti modernizzatori che sente necessari per l'Italia. L'esperienza capitolina non è infatti una scelta di ripiego. Il sindaco si rende conto che Roma può diventare una sorta di laboratorio politico del Paese in cui sperimentare nuove forme di governo e di partecipazione da trasporre poi a livello nazionale. Ecco allora le battaglie per l'istruzione e per la laicizzazione. Ecco gli sforzi per lenire le sofferenze degli abitanti, gravati da un caro prezzi elevatissimo. Ecco la lotta ai monopoli e la creazione delle aziende municipalizzate. Poi il piano regolatore del 1909: il primo che, invece di avallare come i precedenti lo status quo, cerca di proporre delle soluzioni per arginare e progettare la crescita convulsa e disorganica del tessuto urbano. E la prima occasione romana di partecipazione collettiva alla cosa pubblica: il referendum per le municipalizzate nel 1908.
Insomma Ernesto Nathan è la figura che – forte anche di una congiuntura storica finalmente favorevole – consente a Roma di uscire dallo stato di torpore degli ultimi secoli per aprirsi al mondo e costruirsi come metropoli e come capitale d'Italia. Ed è grazie a Nathan se questa mutazione biologica della città si verifica all'insegna del riformismo, della laicità, dell'innovazione economica e culturale. Valori che, con differenti incarnazioni, restano attuali e rendono questo personaggio ancora contemporaneo.