
Gli utili aumentano tre volte rispetto ai ricavi, ma nel paese ''reale'' i salari diminuiscono. Mancano misure di sostegno al reddito e pesa la questione casa che tocca il 18,7% delle famiglie italiane. Il lavoro è tutt'altro che sicuro
ROMA - Economia e lavoro: aumentano i profitti, diminuiscono i salari. Lo sostiene il Rapporto sui diritti globali 2007. Nel 2006 gli otto maggiori istituti bancari italiani, che concentrano il 90% della capitalizzazione bancaria in Borsa e il 50% del mercato creditizio italiano, hanno realizzato ricavi per 63,5 miliardi di euro (+10,3% rispetto al 2005) e utili netti per 14,2 miliardi (+26,6%). Gli utili crescono tre volte rispetto ai ricavi. Unicredit ha realizzato utili netti per 5,4 miliardi, Intesa-San Paolo per 4 miliardi e Capitalia per 1,1 miliardi. Per quanto riguarda le imprese, Eni ha chiuso con un utile netto di 9,2 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2005. Bene anche Enel (3 miliardi, +1,4%), Fiat (1,1 miliardi), Finmeccanica (1 miliardo). Nonostante un debito di 37,3 miliardi, Telecom Italia ha chiuso il 2006 con un utile netto di 3 miliardi di euro. E nel 2006, oltre 40 dirigenti che guadagnano oltre tre milioni di euro l'anno, con punte di quasi venti milioni. Per non dire delle plusvalenze realizzate sulle stock option esercitate dai manager italiani, che nel 2006 sono ammontate a oltre 500 milioni di euro.
Ma l'Italia reale è un'altra. Oltre la metà dei ricercatori scientifici guadagna tra 800 e 1.200 euro al mese. I salari netti italiani sono di 16.242 euro l´anno in media, contro il 28.000 del Regno Unito e i 21.235 della Germania. Oltre tre milioni di pensionati ricevono un assegno mensile tra i 500 e i 1.000 euro. E la metà dei 10.900.000 pensionati ha un reddito sotto la soglia di povertà. Secondo gli ultimi dati Istat, sono in condizione di povertà relativa 2.585.000 famiglie, una su dieci, 7.577.000 persone, il 13% di tutti gli italiani. Fatto più preoccupante, la povertà colpisce in Italia soprattutto i giovani. Un fattore legato, secondo il rapporto Diritti globali 2007, al proliferare del lavoro temporaneo. Una realtà che riguarda tre milioni e mezzo di persone, tra lavoratori a tempo determinato, Cococo, Cocopro, lavoratori interinali e partite Iva improprie.
E il lavoro è tutt'altro che sicuro. Nel 2006 gli infortuni sul lavoro denunciati all'Inail sono stati 927.956. Sostanzialmente stabili rispetto al 2005, meno 1,3%, concentrati per il 96% nel settore industria e servizi. Sul luogo di lavoro sono morti 1.280 persone, 15 in più rispetto alle 1.265 vittime del 2005. Primato negativo per la Lombardia che conta 230 morti sul lavoro. 282 sono le vittime del settore edilizio, 137 gli stranieri. L'Italia, sottolinea il rapporto, rimane l´unico Paese europeo, con la Grecia, a non avere misure universali di sostegno al reddito. E continua ad essere uno dei Paesi a maggiore evasione fiscale. Almeno 100 i miliardi di entrate erariali perse su un reddito evaso di almeno 250 miliardi di euro ogni anno. In compenso continuano ad aumentare i benefit della politica. Solo per un esempio, la macchina del Senato nel 2007 costerà ai contribuenti 582 milioni di euro. E i costi amministrativi si aggireranno intorno ai 70 miliardi di euro. Il 4,6% del Pil.
A girare il coltello nella piaga è infine la questione casa. Un problema che interessa ufficialmente il 18,7% delle famiglie italiane, ma che in realtà riguarda molte più persone, soprattutto giovani e immigrati, studenti e lavoratori fuori sede, nella maggioranza dei casi privi di contratti di locazione. Nell'affitto se ne va un´intero stipendio per una famiglia, o metà nei casi di coabitazione. I prezzi degli affitti sono raddoppiati tra il 1999, dopo l´abolizione dell´equo canone, e il 2006. Un inquilino in una grande città paga in media 600 euro al mese. La media sale a 800 euro al centro Italia. Eppure il 50% degli affittuari ha un reddito inferiore ai 15.000 euro, per cui l´affitto finisce per incidere tra il 42% e il 70% del reddito. Gli alloggi di edilizia pubblica in Italia sono il 4,5% del totale, contro il 34,6% dell'Olanda, il 21% del Regno Unito e il 20% della Danimarca. E delle famiglie idonee all´ottenimento di buoni casa da parte dei Comuni, nel 2006, ne ha effettivamente beneficiato solo l´11,2%. (gdg)