
Rapporto diritti globali. Gli Usa hanno stanziato 622 miliardi di dollari nel 2007, la cifra più alta dalla fine della Seconda guerra mondiale. In Italia crescono le esportazioni militari del 61%
ROMA - La spirale guerra terrorismo e la nuova corsa agli armamenti. Il rapporto 2007 sui diritti globali non fa sconti a nessuno. Nel 2006 la spesa militare mondiali ha raggiunto 1.118 miliardi di dollari, crescendo del 3,4% rispetto al 2005 e del 34% nell´ultimo decennio. In armi si brucia il 2,5% del Pil mondiale, il che significa che ogni abitante del pianeta spende in media 173 dollari all´anno in armi. Per il 2007 gli Usa hanno stanziato 622 miliardi di dollari, la cifra più alta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Sempre per il 2007, la Cina ha aumentato del 18% la sua spesa militare, che ora rappresenta il 7,5% del Pil cinese, mentre la Russia ha destinato quasi un terzo del proprio bilancio per la difesa e il rinnovo degli armamenti e della flotta. Ma la corsa alle armi interessa anche l´America latina, l´Africa, e l´India, che ha testato positivamente un nuovo missile nucleare a lunga gittata (Agni-III) capace di colpire Pechino. Non di meno, continuano ad essere disseminate le testate nucleare. In Europa, sostiene il rapporto, sono presenti 480 ordigni nucleari di proprietà dell´esercito Usa. In Italia, ad Aviano e Ghedi Torre, ve ne sono 90, con una potenza distruttiva complessiva pari a 900 volte quella di Hiroshima.
In questo trend l'industria bellica fa grandi profitti. L´Italia, nel 2006 ha visto crescere le proprie esportazioni militari del 61%, trainate dalle commesse di Alenia Aeronautica e Oto Melara, grazie anche a San Paolo-Imi, il primo istituto di credito nel 2006 per transazioni internazionali di compravendita di armi, per un valore di 446 milioni di euro. Le 100 maggiori compagnie produttrici di armamenti nel 2005 hanno incrementato le vendite del 15% per un volume di affari complessivo di circa 268 miliardi di dollari. Ma la guerra serve anche a rilanciare l´economia. In Iraq gli Usa hanno speso 400 miliardi di dollari dal 2003 ad oggi, più di otto miliardi al mese. Ma allo stesso tempo grandi compagnie statunitensi realizzano ingenti utili nella ricostruzione del Paese, negli appalti petroliferi, nei servizi privatizzati che affiancano le truppe. Un nome su tutti quello della Halliburton, dalle cui fila viene l´attuale vicepresidente Usa, Dick Cheney.
Al contempo, nel corso del 2006, il numero di attacchi terroristici è aumentato del 25% secondo il Dipartimento di Stato Usa. 14.000 azioni, di cui la metà in Iraq, 20.000 morti e 40.000 feriti. I morti sono sempre di più civili. La guerra in Iraq ha causato la morte, nel 2006, di 34.452 iracheni, tra cui 2.222 donne e 777 bambini, secondo dati Onu. I feriti sono almeno 36.685. In Afghanistan non va peggio. La guerra ha ucciso 6.000 civili nel 2006, triplicati rispetto all´anno precedente. Anche i giornalisti tra le vittime. Secondo Reporters sans frontières nel 2006 sono morti 110 giornalisti a causa del loro lavoro. Ma oltre Iraq e Afghanistan, continuano a combattersi altre guerre. Con il loro carico drammatico. 400.000 morti in quattro anni nel dimenticato Darfur, in Sudan. Tremila morti nel 2006 in Sri Lanka. Mille morti in Somalia. E poi il Libano, la Palestina, la Cecenia. Sono trenta le guerre dimenticate. L´Italia partecipa a 24 missioni militari di peace keeping in 18 Paesi, con 7.750 uomini, di cui 2.450 in Libano e 2.150 in Afghanistan, per un costo di circa un miliardo di euro. (gdg)