
La maggior parte dei lavoratori delle aziende pubbliche e delle associazioni degli utenti ritengono che la qualità dei servizi sanitari sia peggiorata negli ultimi cinque anni, spesso a causa delle strategie aziendali e delle privatizzazioni. Lo dice un libro-inchiesta sul servizio pubblico presentato oggi dalla Cgil e dall'Arci.
Per il 55% delle associazioni e per il 46,8% dei lavoratori la qualità dei servizi in Sanità è peggiorata negli ultimi cinque anni. Il 23,3% delle associazioni dice che è rimasta invece la stessa, contro il 43% dei lavoratori, indica una delle tabelle riportate nel volume "15 anni dopo: pubblico è meglio", edito da Ediesse, e promosso anche da Rete Nuovo Municipio e Attac.
Quali sono le cause del peggioramento? Per il 35% dei gruppi di cittadini e utenti hanno inciso le strategie aziendali, mentre per il 33,3% ha contato l'esternalizzazione di certi servizi. Non molto dissimili sono state le risposte dei lavoratori: il 40,2% critica la strategia delle aziende, il 23% le privatizzazioni.
In generale, però, per il 48,9% delle associazioni interpellate rimane comunque sufficiente, mentre per l'8,9% è buono. Il 42,2% dice invece che è mediocre.
L'inchiesta ha coinvolto tra il novembre 2005 e il luglio 2006 quasi 8.000 lavoratori e oltre 280 associazioni in cinque tra le più grandi regioni italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia. Sotto esame cinque aree di servizi: enti locali, sanità, igiene ambientale, acqua e trasporti. E proprio al trasporto pubblico va la maglia nera, dato che per il 66,7% delle associazioni intervistate il servizio è mediocre. L'acqua, invece, con la sanità, è il settore la cui qualità è peggiorata di più nell'ultimo quinquennio, dice la ricerca.
Dallo studio, poi, emerge che secondo i lavoratori negli ultimi anni il servizio pubblico ha fatto in tutti i settori un massiccio ricorso alle esternalizzazioni, l'occupazione precaria e atipica è aumentata a scapito di quella stabile e che la qualità dei servizi è peggiorata.