
Uno virgola due: e' il numero di figli che la statistica attribuisce a ogni donna in Italia, la percentuale piu' bassa del mondo, ed e' anche il titolo di un libro e di un dvd che escono in questi giorni nelle librerie in un unico cofanetto, a cura della casa editrice Ediesse. L'autrice, Silvia Ferreri, ha voluto indagare sui motivi per cui nel nostro Paese si fanno cosi' pochi bambini. Spinta da un banale episodio, un'amica terrorizzata all'idea di raccontare al suo datore di lavoro che aspetta il secondo figlio, Ferreri si avventura in un universo nel quale, alle immagini sorridenti di mammine in dolce attesa, si sostituiscono quelle di donne amareggiate, depresse, deluse. Donne che avevano un lavoro, magari scelto e svolto con passione, e che sono state costrette ad abbandonarlo. O, in alternativa, hanno dovuto rinunciare a fare un secondo figlio. Perche? Perche' la realta' del mondo del lavoro italiano, ci svela l'autrice, di fatto nega la maternita'.
''Non serve - scrive Ferreri - interpellare gli esperti per capire perche' le donne non fanno piu' figli, basta chiedere a un qualunque selezionatore del personale di una qualsiasi azienda media: donna sposata ma senza figli parte da meno dieci'', ovvero se sei una donna dai 25 ai 35 anni senza prole, hai una percentuale molto piu' bassa di trovare lavoro rispetto ai tuoi coetanei uomini. Il film-documentario, e il libro, raccontano molte storie, raccolte dalla viva voce delle protagoniste. C'e' Cinzia, giornalista-conduttrice di una tv locale che, al ritorno in redazione dopo la nascita del figlio, non trova piu' ne' la scrivania, ne' l'agenda e perfino il suo archivio sul pc e' scomparso; c'e' Simona, impiegata nell'ufficio commerciale di un'azienda, che al suo rientro trova che la ditta l'ha sostituita nelle su funzioni, relegandola in un magazzino senza affidarle alcuna mansione, nella speranza che sia lei a gettare la spugna e licenziarsi; c'e' Mariagrazia che, dopo l'annuncio di essere incinta del suo secondo figlio, viene cordialmente invitata dal suo datore di lavoro a dimettersi e il suo rifiuto e' l'inizio di una serie di vessazioni che la portano alla depressione e a una causa di lavoro. Nonostante la legislazione in Italia sia all'avanguardia nella protezione della lavoratrice madre, nei fatti - ci dice Ferreri - a causa soprattutto di fattori culturali, di una mentalita' di fronte alla quale le misure sanzionatorie ''sono un misero deterrente''. La soluzione migliore, sostiene l'autrice, e' quella di ''agire a monte e fare in modo che la maternita' venga vissuta come una ricchezza per la comunita' e non come un danno per il singolo datore di lavoro''.