
La mafia avra' una fine, che coincidera' con l'interruzione dei rapporti con la societa', la politica, le istituzioni e il potere. Quando questi legami saranno recisi, restera' la delinquenza comune. Ne e' convinto ''per conoscenza professionale della storia'', il professor Francesco Renda, che nel libro in cui dialoga con il sindacalista della Cgil Antonio Riolo (la loro passione civile non conosce sosta), invita a ''immaginare una Sicilia nuova o una nuova Italia ove non ci sia piu' la mafia''.
Senza questa prospettiva, che e' ''progetto, aspettativa, speranza'' non si puo' pensare a una svolta. Perche' essa si verifichi e' necessario ricorrere all'Utopia: ''la sua mancanza - dice lo storico, che e' stato segretario siciliano della Cgil, senatore, deputato regionale del Pci - non ci aiuta a pensare al futuro''.
Il tema dell'utopia e' centrale in questo libro ed e' una sferzata di speranza ''in una societa'senza progetto, dove non sappiamo nemmeno cosa possa accadere fra un mese o fra un anno, o addirittura fra una settimana''. Il richiamo a Tommaso Moro e ad Erasmo e' inevitabile: entrambi, dice Renda ''vivevano la lacerazione del mondo cristiano alla vigilia della Riforma protestante e dell'avvento dell'eta' moderna. Il superamento di quella lacerazione era per loro un bisogno''. Da qui la necessita' di ricorrere all'utopia,
come fecero i socialisti nel congresso di Parigi del 1889, quando indissero la giornata del Primo maggio con l'idea utopica, appunto, di ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. Ci riuscirono. L'utopia non ha certo a che spartire con ''la legge del successo che impera sovrana su tutte le leggi - dice Renda - e che fa parte del codice mafioso''. Oggi che le leggi stentano a essere riconosciute anche da chi le promuove, possiamo avere la misura di quanto parte della societa' e della politica abbiano mutuato alcuni pericolosi comportamenti dalla mafia.
Renda pensa a una nuova Questione meridionale per affrontare i mali del Sud in una societa' dove, caduti i confini, la mafia puo' dilagare il tutto il Paese e oltre. Una battaglia che non si vince in solitudine: ''Da soli - conclude lo storico - non si ottiene mai niente. Non ottiene nulla lo Stato, se non ha il consenso e il sostegno popolare, e non ottiene nulla il popolo, almeno nulla di duraturo, se non ha il sostegno dello Stato''.