
L'Europa che conta e che non conta, la Russia che è tornata, gli “stan” dell'Asia centrale, miniere di energia e fragilità. La Nato che s'allarga e cerca una nuova identità, i Balcani nel limbo, le grandi rotte del petrolio e del gas siberiano. La proliferazione della spesa per gli armamenti, il problema idrico, i fenomeni di migrazione. La Georgia e l'Ucraina, le rose appassite di Mikhail Saakashvili e l'arancione sbiadito di Viktor Yuschenko e Yulia Tymoshenko.
Sono tante le zone grigie, le aree fluide, i nodi da sciogliere radicati in quell'ampia porzione di globo che risponde al concetto di Eurasia. Sospesa tra la superpotenza che è – l'America – e quella che sarà, la Cina. Dominata da due soggetti potenzialmente forti, Unione europea e Russia, ma strutturalmente deboli. Bruxelles sconta la disunione permamente, il suo profilo da “gigante economico e nano politico”. Mosca, che recita nuovamente un ruolo da protagonista sul palcoscenico internazionale, deve fronteggiare il drastico calo delle nascite e i tanti buchi neri della sua economica, fondata in larghissima misura sugli idrocarburi, sui monopoli di stato, su tanti vassallaggi. Un'economia incapace di spiccare il volo.
Questo vasto universo di problematiche, che comprende Europa e Russia, con le rispettive aree di influenza, è ottimamente fotografato da Cristiano Orlando, che firma per Ediesse La partita euroasiatica. Si tratta di un ottimo volume, scritto con il piglio del ricercatore. Preciso, puntuale, mai “sensazionalista”, equilibrato. Ideale per capire il rompicapo euroasiatico. Una preziosa guida geopolitica alla regione, caratterizzata da ricchezza di notizie e analisi.
Ma è anche uno strumento che va oltre l'Eurasia. Che s'affaccia su quello che sta fuori da questo spazio, ma che con questo spazio dialoga, dibatte, coopera, rivaleggia. Come scrive nella prefazione Maurizio Simoncelli, che cura la collana “Materiali di pace”, realizzata da Ediesse in collaborazione con Archivio Disarmo, «l'Unione europea, i paesi ex satelliti dell'Urss e la Nato sono [con Stati Uniti e Federazione russa] gli attori di una partita internazionale complessa che travalica largamente sia i confini geopolitici strettamente europei, sia quelli cosiddetti est/ovest, allargandosi verso il Medio Oriente, l'Asia centrale e il subcontinente indiano».
La domanda è: chi vincerà la partita euroasiatica? Arduo e difficile fare pronostici. Orlando, giustamente, non si sbilancia. Ma, leggendo il suo libro, possiamo farci un'idea della forza e dei punti deboli dei giocatori in campo.