Diritti di cittadinanza e immigrazione: la questione della lingua e le attuali norme vigenti in materia in Italia.
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Un graphic novel per raccontare in chiave inedita la drammatica vicenda della Eternit di Casale Monferrato.
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Oh mia Patria. Presentazione a Caserta

Lunedì, 13 Febbraio 2012 - 16:00
Caserta, Aula Magna Istituto Mattei, Via Settembrini

L’ITALIA COOPERATIVA. Centocinquant’anni di storia e di memoria, 1861-2011

Giovedì, 16 Febbraio 2012 - 17:00
Roma, Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini", Sala degli Atti parlamentari, Piazza della Minerva 38
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I nordafricani dimenticati di Eboli. Un sidacalista e' l'unico ad avere libero accesso al campo

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Pubblicato il:1 Luglio 09

Da: Ansa -

SAN NICOLA VARCO - Lo hanno definito il ‘sindaco della citta’ invisibile’; certo è che lui è l’unico ad avere le chiavi per entrare in questo luogo. Anselmo Botte, sindacalista della Cgil, componente della segreteria di Salerno, si occupa da anni del bracciantato straniero che lavora in tutta la provincia ed entra nel campo di San Nicola Varco fin dai primi anni Novanta quando in questi capannoni destinati ad un mercato ortofrutticolo mai collaudato, si insediarono le prime decine di marocchini. ‘‘Da allora – racconta - ad oggi la comunita’ e’ cresciuta soprattutto in occasione della sanatoria del 2002 quando molti di loro pagarono illegalmente fino a 3000 euro per mettersi in regola, ed e’ ciclicamente cambiata nella sua composizione, del nucleo originario non c’e’ piu’ nessuno e da 50 sono diventati 700’’.

‘‘La notizia dell’Intesa e i cambiamenti che portera’ ha creato attesa, un’attesa cauta, che alterna diffidenza e fiducia – dice il sindacalista – tante volte sembrava che la situazione dovesse cambiare e non è cambiato niente, ma questa volta se si rispetteranno i tempi e obiettivi riusciremo a dare risposte adeguate e questo intervento potra’ diventare un modello per situazioni simili’’. ‘‘ Li seguiamo non solo nelle vertenze di lavoro, nei loro bisogni primari e cerchiamo di dargli strumenti per rivendicare i loro diritti anche se affermare un diritto da irregolare e quindi ricattabilissimo è un impresa a dir poco complicata perche’ alzare la testa e perdere il lavoro e tutt’uno’’. Ci accompagna a visitare il campo in una giornata di maggio dalla temperatura gia’ estiva ed il caldo esaspera la percezione della puzza di spazzatura e l’odore di una comunita’ che vive con un solo punto d’acqua corrente, senza docce e senza bagni. Qui Anselmo Botte viene almeno due volte alla settimana, conosce tutti, tutti lo conoscono e gli raccontano storie e problemi quotidiani. Mentre è con noi arrivano richieste di tipo medico: medicine per infezioni ed allergie alla pelle e busti elastici di sostegno per la schiena.ùù ‘‘Sono le malattie da lavoro piu’ diffuse – spiega - fra questi ragazzi, la pelle aggredita dalle sostanze chimiche usate nei campi e sotto le serre con la situazione che peggiora a causa dell’igiene precaria e la schiena spezzata, con un fondo messo a disposizione dalla Cgil stiamo comprando le cinture elastiche’’.

E poi ci sono le richieste di tipo legale: patente rilasciata in un altro Stato che pare non essere valida in Italia, questioni di documenti e permessi di soggiorno, normali controlli che per un irregolare diventano una controversia con lo Stato Italiano incontrato nei panni di un poliziotto, di un carabiniere o di un agente di polizia municipale. Ognuno gli racconta quanto accaduto uscendo dal campo per andare a pochi chilometri da qui. A queste storie Anselmo Botte ha dedicato un libro: ‘Mannaggia la Miserìa’ con l’accento sull’ultima i come lo dicono i marocchini di San Nicola Varco declinando la cadenza araba. Si tratta di un romanzo edito da Ediesse con prefazione del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in cui si raccontano in forma di romanzo le storie di Bouchaib Hassan e Mahfoud Aziz, nomi di fantasia che danno corpo a tutte le reali vite vissute nel campo e ripercorrono alcuni momenti salienti della comunita’. Come lo sciopero generale del 25 settembre 2006. ‘‘Facendo decine di assemblee in tutta la Piana del Sele – ricorda Botte – riuscimmo a portare piu’ di mille immigrati davanti alla Prefettura di Salerno, dopo la manifestazione una loro delegazione fu ricevuta dal Prefetto e dal Vescovo; a questa mobilitazione segui’ un periodo di grande attenzione dei media e della politica, si presento’ il disegno di legge Amato-Ferrero che prevedeva la regolarizzazione degli stranieri che gia’ lavoraravano in agricoltura; caduto il governo Prodi sono svanite le speranze legate ad una nuova normativa che potesse far uscire dalla clandestinita’ migliaia di braccia indispensabili all’economia agricola della Piana’’.

‘‘Oggi – riferisce Botte – a San Nicola Varco si continua ad arrivare ogni giorno, si tratta di nuovi truffati che partono dal Marocco dopo aver pagato fino a diecimila euro sicuri di trovare qui casa e lavoro e invece una volta arrivati i ‘datori di lavoro’ si dissolvono, la casa non c’è e di voce in voce arrivano nel campo dove ‘almeno’ possono dormire; ad ogni nuovo arrivo riprovo la rabbia e il senso di impotenza che sento ogni volta che vengo qui; la realizzazione di quest’Intesa deve essere piu’ di una speranza; dobbiamo riuscire a realizzarla perche’ le urgenze della comunita’ di San Nicola Varco non possono piu’ aspettare’’.