
(ANSAmed) - ROMA, 6 MAR - Il fenomeno dell'immigrazione che
nasce dal bisogno delle società avanzate di nuovi lavoratori
stranieri, e che ha portato nel dibattito politico una nuova
dialettica tra espulsione e accoglienza, discriminazione ed
uguaglianza, costringe gli Stati occidentali a ripensare anche
il concetto giuridico di cittadinanza su cui si sono fondati. E'
da questa evidenza che nasce il libro "I diritti sociali degli
stranieri. principi e disciplina in Italia e in Europa", a cura
di Antonio Di Stasi (Eidos), che si propone come utile manuale
sulla legislazione in Italia e in Europa e la sua evoluzione.
Il volume infatti offre nella prima parte un'analisi della
disciplina previdenziale ed assistenziale, intesa in termini di
"inclusione sociale", analizzando i principi di sicurezza
sociale nella normativa comunitaria e della Corte di giustizia.
Esaminati anche i diritti degli stranieri nella normativa
italiana, i sistemi previdenziali dell'area balcanica (Albania,
Bosnia Erzegovina e Serbia), le tendenza dei flussi migratori e
la condizione lavorativa dei cittadini extracomunitari. Nella
seconda parte si trova una selezione delle norme italiane e
internazionali sui diritti degli stranieri, insieme ad
un'ipotesi di convenzione bilaterale tra l'Italia e i Paesi nei
quali non esiste un reciproco ricoscimento dei diritti acquisiti
dal lavoratore nel paese d'adozione.
Senza voler abbracciare la tesi di una 'cittadinanza
cosmopolita', osserva Di Stasi nell'introduzione , l'ampliamento
delle platea dei titolari dei diritti sociali può passare
attraverso l'idea, come permette il recupero dell'idea, come
permesso dalla Costituzione italiana, "che il diritto nasca con
il lavoro, a prescidente dallo 'status civitas'".
Il libro nasce da uno studio del Cirab, Centro di ricerca per
l'adriatico e i Balcani dell'università Politecnica delle
Marche, nell'ambito di un progetto della Ue. (ANSAmed)
BOR
2009-03-06 15:00